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l’ex neroverde 

Cannavaro: «Berardi? Non sono sorpreso, lo chiamavamo Messi...»

Cannavaro: «Berardi? Non sono sorpreso, lo chiamavamo Messi...»

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Paolo Cannavaro è rimasto legato al Sassuolo, e non sono perchè i figli giocano ancora in neroverde (Manuel nella Primavera e Adrian nell'Under 17). L’attuale vice del fratello Fabio al Guangzhou in Cina, per 4 anni ha indossato la maglia del Sassuolo, conquistando nel 2016 la storica qualificazione all’Europa League ma soprattutto contribuendo al progetto di crescita del club. Che non ha dimenticato, così come non si meraviglia delle prodezze all’Europeo del suo vecchio compagno di squadra Domenico Berardi: «Lo ricordo con me, un amico vero - ha raccontato Cannavaro in un’intervista al Mattino -. Lo chiamavamo Leo Messi perché quello che faceva lui in allenamento l'ho visto fare davvero a pochi altri. L'ho ammirato contro la Svizzera, esaltante». L’ex Sassuolo fa i complimenti anche all’altro neroverde grandissimo protagonista in azzurro: «Un po' mi rivedo in Locatelli. Non certo per l'età, ovvio. Ma anche per me teoricamente passare dalle pressioni del Napoli al vecchietto che viene a vedere l'allenamento e ti chiede l'autografo anche se la domenica prima hai perso, non è stato semplice. Locatelli arrivava dal Milan, si è rimesso in discussione con umiltà, disposto a tornare a imparare. Non è da tutti, non è una cosa scontata». Anche grazie alle prodezze di Berardi e Locatelli all’Europo, tutti hanno “scoperto” il modello Sassuolo: «C'è la cura dei giovani, lo stadio di proprietà, l'attenzione al fair play e non solo a quello finanziario. La famiglia Squinzi ha sempre voluto incarnare un'idea, un sistema applicabile e una scuola anche di vita. Non era facile lasciare Napoli dove ero quasi certo avrei chiuso la mia carriera ma divenne semplice farlo approdando al Sassuolo, una realtà che mi lasciò subito senza parole. Per organizzazione, stile, attenzione per tutto e tutti».

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