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Agnoli promuove il Memorial Fontana «Ora proveremo a crescere ancora»

Gabriele Farina
Agnoli promuove il Memorial Fontana «Ora proveremo a crescere ancora»

Il direttore del Club La Meridiana fiducioso per il futuro «Serve un salto di qualità per agganciarci ai Challenger»

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Gabriele Farina

«L’edizione 2021 è andata bene. Ora confrontiamoci con i più forti».

Il direttore del Club La Meridiana Elio Agnoli saluta un risultato tutt’altro che scontato. Non arriva da un singolo campo di Casinalbo, in cui le sorprese non mancate. Riguarda l’organizzazione del 37° Memorial Fontana-1° Trofeo Ale Spa nel suo complesso.

Direttore Agnoli, qual è il bilancio alla fine del torneo?

«L’emozione più grande è stata ripartire dopo un anno di stop e due dall’ultima edizione. L’organizzazione è partita un po’ in ritardo per l’indecisione se si sarebbe fatta l’edizione 2021. Alla fine, siamo partiti e abbiamo organizzato il torneo un po’ come negli ultimi anni. Puntiamo alla crescita del torneo come montepremi e sull’organizzazione. Nell’edizione 2020 avremmo dovuto introdurre anche l’hospitality. Nel 2021 abbiamo perso il main sponsor Servomech e non abbiamo potuto farcela».

Il progetto Challenger resta comunque nel cassetto?

«Sì, il percorso si è interrotto, ma non annullato. Stiamo lavorando molto sugli sponsor e sulla comunicazione. Il nostro obiettivo è riuscire a fare il salto di qualità e agganciarci ai Challenger. Bisogna essere preparati, avere i giudici di linea e i raccattapalle. Quest’anno li abbiamo messi dalle semifinali in avanti per migliorare coreograficamente il campo».

In che senso?

«Una critica che ci è sempre stata mossa dai supervisor nella pagella di qualità riguarda i campi: gli addetti erano pochi. Quest’anno abbiamo volutamente inserito i ragazzi cresciuti nella scuola tennis. Abbiamo tolto loro le mansioni di raccattapalle e giudici di linea, mettendoli a passare lo straccio, tirare le righe. Siamo riusciti a organizzare anche la serata di gala giovedì, nonostante il tempo incerto».

Passiamo al torneo. Italiani campioni nel singolare e nel doppio nonostante i tanti (e quotati) stranieri: è un buon segnale?

«Assolutamente sì. Negli ultimi anni abbiamo avuto tanti stranieri anche nelle qualificazioni. In Italia il movimento è in forte scesa. Al di là di Berrettini in finale a Wimbledon, guardiamo i risultati precedenti dei vari Sinner, Sonego…».

Nel doppio il duo italiano Alessandro Motti-Julian Ocleppo era partito con una wild card e ha vinto il torneo. Un evento più unico che raro?

«Era accaduto anche con Gianluca Mager (era il 2017). In quel periodo Filippo Leonardi giocava ancora per lo Sporting Club Sassuolo. Chiese una wild card, che però demmo a Mager. Alla fine, dissi a suo padre che avevamo dato la “carta” a un giocatore che ha vinto».

Come si può migliorare?

«È come giocare a tennis: dobbiamo confrontarci con i più forti. Innalzare il livello del torneo costringe a cambiare passo. Abbiamo già fatto piccoli miglioramenti, come mettere tutti i nomi dei vincitori nella coppa. Restano altri piccoli aspetti su cui possiamo migliorare, come i raccattapalle e i giudici di linea. Occorre partire per tempo con incontri e allenamenti appositi: si può fare, andando verso il Challenger».

“Gioca con i campioni” iniziativa da confermare?

«Nel 2022 vogliamo dare la possibilità di organizzarla sul campo centrale poco prima della finale. Dobbiamo escogitare il modo di sensibilizzare i giocatori che perdono al venerdì, organizzando un’iniziativa breve, ma molto suggestiva. Quest’anno è stata molto apprezzata. L’abbiamo ristretta ai nostri ragazzi per ragioni legate alle misure anti-contagio. Se la situazione migliorerà, riapriremo agli altri circoli». —

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