Gazzetta di Modena

Sport

Marco Nosotti: «I miei Europei un reality show»

Marco Costanzini
Marco Nosotti: «I miei Europei un reality show»

«Esperienza incredibile: a Wembley ero incollato a Mancini,  ho perso il rigore di Jorginho e il miracolo di Donnarumma»

5 MINUTI DI LETTURA





Marco Costanzini

Dalla notte magica di Wembley che ha riportato la Nazionale sul tetto d’Europa è trascorsa una settimana, ma le immagini del trionfo sono ancora ben impresse nella mente di ogni italiano. A maggior ragione in quella di chi a Londra era presente, a due passi dal campo e da quei ragazzi diventati eroi. A gridare insieme a loro “it’s coming Rome” proprio nella casa in cui il calcio, secondo il popolo inglese, sarebbe dovuto tornare, quasi fosse un diritto acquisito automaticamente per aver ospitato tutto il cammino dei Tre Leoni fino alla finale. Il formiginese Marco Nosotti, inviato di Sky al seguito della spedizione azzurra per tutto l’Europeo, non può che ripartire da lì, dalla parata di Donnarumma che ha trasformato un sogno in realtà: «E pensare - racconta sorridendo - che quel rigore non l’ho nemmeno visto bene, perché ero appena arrivato nell’area interviste per raccogliere le parole di Mancini al fischio finale. Già mi ero dovuto spostare prima che calciasse Jorginho, dopo aver seguito tutti gli altri rigori dietro alla porta, con l’auricolare incollato all’orecchio e il cuore in gola. Quando il “professore” ha sbagliato ho temuto il peggio, poi… Un’emozione fortissima, tanti pensieri che si rincorrono e devi concentrare in tre minuti di intervista per raccontarli insieme al grande condottiero, il “Mancio”».

CHIUSURA DI UN CERCHIO Nosotti usa proprio le parole di Mancini: «Con il trionfo di Euro 2020 si è chiuso un cerchio. Di due tipi.

Quello degli uomini della Sampdoria, che, sempre a Wembley, nel 1992 avevano perso la finale di Coppa dei Campioni. Vialli, Lombardo, Nuciari e, insieme a loro, Salsano, Evani e Battara, gli stessi uomini con cui il “Mancio” ha costruito quella “scatola del sorriso” che ha rappresentato uno degli elementi più importanti in questo successo.

Uno staff in cui si è sempre respirata complicità e dedizione, la volontà di donare tutto se stessi ai giocatori. È stato emozionante vedere Gianluca, persona bellissima, piangere di gioia dopo il trionfo. Mi aveva confidato: “Tutti mi sopravvalutano, mi danno un carisma che non ho. Io incarto e porto a casa”. È stato un esempio, lui come Oriali. L’altro cerchio che si è chiuso è quello che si era aperto il 15 maggio 2018, giorno della presentazione di Mancini come ct. Alla mia domanda, rispose: “Sono tornato per ricostruire, per riportare l’Italia in alto, sul tetto d’Europa e del mondo”. Tutti gli diedero del visionario, ma lui ci ha sempre creduto, quelle parole le ha ribadite e le ha portate come modello alla sua squadra - che le ha sposate - unendole ad una precisa idea di gioco, in un crescendo di conferme date dal campo».

RINASCIMENTO AZZURRO

«Noi, così bravi a difendere, volevamo comandare il gioco con coraggio - prosegue il giornalista di Sky - e Mancini ha trovato le risposte tecnico-tattiche a questa esigenza: due play, Jorginho e Verratti, chiamati ad impostare con Bonucci, e cinque giocatori sempre ad attaccare.

C’erano tanti esterni di valore come Chiesa, Insigne e Berardi, il miglior marcatore post-lockdown: abbiamo fatto il 4-3-3. C’erano Under 21 bravi come Raspadori: li si è presi. C’erano giovani che non avevano ancora esordito in A, come Bastoni, Zaniolo e Tonali: si è provato subito anche loro. Mancini ha convocato 77 giocatori in tre anni, ne ha schierati 65 e fatti esordire 35.

Svecchiando, guardando al campionato e tracciando un’idea di lavoro che può essere molto utile al nostro calcio. Il “Mancio” era preoccupato per le amichevoli con Germania e Inghilterra saltate ad inizio pandemia, perché quelli dovevano essere i test in cui misurare la nostra crescita. Allora è stato il cammino degli Europei a farci fare il salto di qualità, a farci saper leggere le partite importanti e a trovare le soluzioni giuste per vincerle. Ci siamo divertiti a giocare così, a vincere così, ci siamo accorti che è bello. E tutta Italia si è tornata ad innamorare della Nazionale».

SENSO DI APPARTENENZA Se l’Italia si è tornata ad innamorare, per Nosotti gran merito è proprio degli azzurri: «Mi ha colpito il loro senso appartenenza, il senso di essere lì per loro stessi e per un popolo intero, chiamati a riscattare la delusione per un Mondiale non disputato e a riavvicinare la gente.

Nelle interviste non dovevi metter loro in bocca nulla, ritrovavi gli stessi sentimenti in ogni giocatore. Le loro lacrime dopo la vittoria erano vere.

La finale di Wembley si portava dietro questo, insieme al percorso di rinascimento. I ragazzi lo sentivano, erano orgogliosi di rappresentare l’Italia. Non c’erano fuoriclasse, a parte Donnarumma, e non so dire chi di loro avrebbe mai potuto giocare i Mondiali del 2006, ma questa Nazionale aveva i crismi del successo: nel gioco e nella sua forza, morale e valoriale. Ora si guarda già avanti, alla Nations League di ottobre che giocheremo in casa e al Mondiale del prossimo anno, dove ci saranno anche Sensi, Zaniolo, Pellegrini, Scamacca e un Raspadori ancora più maturo».

IL MIO EUROPEO

E l’Europeo di Marco Nosotti, l’angelo custode degli azzurri?

«Un’occasione professionale unica e indimenticabile, che mi ha permesso di vivere tanti momenti felici ma pure un po’ di preoccupazione, quando ho visto Wembley riempirsi così tanto. Di momenti negativi ce ne erano stati tanti, prima, a livello sportivo: i Mondiali del 2010 e 2014, quello del 2018 non giocato, la notte stregata del Milan a Istanbul nella finale di Champions.

La scelta editoriale di Sky di seguire la Nazionale quotidianamente, come fosse un reality, ha funzionato: ci ha permesso di raccontare gli azzurri sempre più alla gente dal punto di vista tecnico, tattico e umano.

Il rapporto con i giocatori e con il “Mancio” è sempre stato ottimo. Ma tra viaggi aerei, controlli e tamponi, ho dormito davvero poco…».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google