MODENA E L’ITALIA CAMPIONE
Enrico Ballotti
«Mancini è l’uomo giusto per la nazionale italiana». Facile dirlo ora, facile dirlo a una settimana o poco più dalla vittoria dell’Europeo. Ma quel «Mancini è l’uomo giusto», Massimiliano Marchesi lo aveva messo in calce qualcosa come tre anni fa. 16 luglio 2018, qualche tempo dopo la firma azzurra del “Mancio”. E così, mentre l’Italia intera guardava il Mondiale di Russia da spettatrice, il preparatore atletico modenese azzeccava un clamoroso pronostico con larghissimo anticipo.
Marchesi, però, poteva contare su un bell’asso nella manica. Quale? Aver collaborato con Mancini per due anni nell’Inter. Già, perché Max è da diversi anni un attore principale del calcio che conta. Parte integrante di “gruppi di lavoro” importanti. Ora è al Bologna con Sinisa Mihajlovic. In passato ha lavorato con la già citata Inter, ma anche con Modena, Sassuolo, Aston Villa o le nazionali di Emirati Arabi e Qatar. Senza scordare Al Ittihad e Al Gharafa. Nel palmares, tra l’altro, c’è anche una doppietta nella Champions League asiatica.
Un giramondo del pallone, passione iniziata da portierino nel vivaio della Cdr. «Qualcuno ha avuto pietà di me – dice col sorriso Marchesi – dopo anni lontano da casa, dovevo fare almeno sei ore di aereo per andare al lavoro (ride ancora, ndr), ora sono a Bologna».
Si diceva, però, del pronostico. Di quella sensazione che l’Italia e Mancini hanno trasformato in realtà: «Ho avuto vita facile perché ho collaborato Roberto. So quanto è preparato. È arrivato in azzurro conoscendo alla perfezione tutti i giocatori nel giro della prima squadra e pure quelli delle rappresentative giovanili. Tutti fino all’Under 18. Quando, a sorpresa, ha convocato un ragazzo che non aveva nemmeno esordito in serie A non sono rimasto colpito. Ogni riferimento è a Nicolò Zaniolo».
Marchesi e il ct della nazionale sono sempre stati in contatto, si sono scambiati messaggi per tutta la durata dell’Europeo: «Una sorta di scaramanzia iniziata dopo il successo contro la Turchia all’esordio. Quella sera gli ho scritto “buona la prima”. Poi “buona la seconda” dopo la Svizzera, “buona la terza” e così via fino a quel “buona la settimana” che faceva rima con il successo ai rigori contro l’Inghilterra. Mancini ha sempre risposto, sempre molto gentile e disponibile. Lo dico perché, credo, fossero tante le cose da fare e a cui pensare in quei giorni».
Marchesi, poi, tiene sottolineare il lavoro dello staff azzurro. I complimenti, dunque, vanno a quelli che a tutti gli effetti sono i colleghi: «Conosco bene molti di loro e devo dire che sono stati eccezionali. Tutte le nazionali partivano dalla stessa preparazione pre-Europeo. Andando nel tecnico, il lavoro dei preparatori era concentrato sul “recupero” dopo i vari campionati. Nessuno ha iniziato prima il percorso, come detto tutti eravamo sullo stesso piano. Per questo dico che è importate rimarcare un aspetto: l’Italia, in finale, correva di più degli avversari. Spesso ci sentiamo dire che in Premier League o in Bundesliga l’intensità è più alta.
Questa volta, invece, siamo stati noi a “viaggiare” meglio della concorrenza, Inghilterra compresa. Altro motivo d’orgoglio, soprattutto per la mia categoria».
Per chiudere è scontato chiedere a Marchesi se conosce il segreto di Mancini: «Non c’è segreto. Il mister è riuscito a coinvolgere tutti i suoi giocatori, tutto il gruppo si è sentito parte del progetto. Si è unito attorno al progetto. Anche questo ha fatto la differenza».
Parola di chi aveva “visto” tutto già tre anni fa... —
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