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De Zerbi: «Berardi come me, si diverte e non è un fifone»

Andrea Fratti
De Zerbi: «Berardi come me, si diverte e non è un fifone»

«Ha dimostrato col rigore di Wembley di che tempra è fatto, non è un arrivista e vive secondo i suoi valori. Mi sono emozionato per Locatelli e Raspadori» 

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Andrea Fratti

Se l’ex direttore sportivo neroverde, Nereo Bonato, ha pronosticato che sarà difficile per il Sassuolo ripartire dopo l’addio di De Zerbi, ecco che è lo stesso allenatore a parlare della sua ex squadra alla Rosea: “Al Sassuolo stavo benissimo e non l’avrei mai lasciato, se non mi fossi accorto che era ormai finito il mio tempo lì. Ho avuto contatti anche con squadre italiane e un giorno mi piacerebbe tornare in Serie A, ma secondo i miei modi”. Il mister bresciano, che è già al lavoro con lo Shakhtar Donetsk, ha commentato la prova della Nazionale agli Europei e, soprattutto, quella dei “suoi” ragazzi: “Sono sempre stato un ‘manciniano’, sia da allenatore che quando era un giocatore, infatti era il 10 che amavo di più dopo Maradona. Per Raspadori, Locatelli e Berardi, mi sono emozionato come un genitore, ma erano già dei giocatori forti e io ho solo cercato di trasmettere loro la mentalità di allenarsi sempre al massimo, cercando di essere protagonisti e non comprimari”. Proprio i tre gioielli del Sassuolo sono ora al centro di moltissime trattive di mercato, avendo richiamato l’attenzione delle big di tutt’Europa. De Zerbi ripercorre la loro crescita, a partire dai giudizi iniziali che subivano, per poi evidenziarne maturazione e possibilità future. Il primo a finire sotto la lente di ingrandimento è Manuel Locatelli: “Quando sento parlare di Locatelli e Raspadori, mi viene da sorridere. Fino a qualche tempo da, mi si chiedeva se Manuel fosse più o meno umile, quando invece è un ragazzo d’oro. Lui è prontissimo per una big, per la Juve o un altro grande club europeo, perché incarna tutto quello che deve essere un centrocampista oggi: è bravo nella costruzione e negli inserimenti, dà quantità e, in 3 anni, non gli ho visto perdere contrasti. Ha tanta personalità, è intelligente tatticamente e sa adattarsi a qualsiasi tipo di calcio”. Raspadori è sbocciato proprio sotto la gestione De Zerbi; il talento cresciuto nelle giovanili neroverdi è sembrato subito un predestinato e, sfruttando al meglio ogni minuto a disposizione, si è fatto spazio e ha fatto cambiare idea anche agli scettici. I gol nella passata stagione, l’attenzione da parte di moltissime squadre e la convocazione a sorpresa in Nazionale sono solo i primi passi di quella che potrebbe essere una lunga carriera: “Su Raspadori, in passato si pensava solo a tirare fuori il metro, per misurare quanto fosse alto…”. Impossibile, poi, non parlare di Berardi: giocatore simbolo del Sassuolo che, nelle ultime stagioni, ha ritrovato lo smalto migliore. Come sottolinea De Zerbi, se Berardi ha fino ad ora rifiutato tutte le offerte dagli altri club è perché ha sempre messo al primo posto altri principi, inseguendo altri obiettivi. “Berardi aveva soltanto bisogno di rimettersi in carreggiata. Lui ha sempre anteposto il divertimento alla carriera, proprio come me; lui non è un arrivista. Credo che non gli sia mai capitata l’occasione giusta, un’altra situazione in cui sentirsi veramente a suo agio. Non è vero che ha paura, anzi: ha un grande carattere e lo dimostra anche il rigore calciato nella finale dell’Europeo. Vive però secondo i suoi valori e lo apprezzo molto: vuole sempre essere se stesso” —

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