La fragorosa caduta del Carpi “dei miracoli”: nel giro di sei stagioni dalla Serie A ai dilettanti
Incredibile parabola discendente del club passato in pochi anni dal massimo palcoscenico calcistico all’estromissione dai “prof”
dal top al flop
fabio garagnani
Dalla Serie A all’esclusione dal profesionismo in sei anni. Il rischio – concreto – a cui va incontro il Carpi rischia di rivelarsi un vero shock per i tifosi biancorossi, che hanno ancora negli occhi l’impresa di Fabrizio Castori, le trasferte a San Siro e all’Olimpico, allo Juventus stadium e al Grande Torino. Fotogrammi di un’epoca che sembra destinata ad allontanarsi ancor più velocemente di quanto non dicano le lancette dell’orologio. Era il 28 aprile 2015 quando il Carpi festeggiava al Cabassi la storica promozione in massima serie al termine di un campionato letteralmente dominato, chiuso nei fatti con sei giornate di anticipo grazie alla vittoria sul Bologna che aveva creato un divario ormai incolmabile per le inseguitrici. Via Marx salì così agli onori della cronaca di tutti i più importanti network nazionali, che celebrarono l’impresa incredibile degli eroi di quella stagione, dall’imprendibile Jerry Mbakogu all’imperforabile Gabriel.
LA VETTA DELLA STORIA
È il 23 agosto del 2015 quando il Carpi mette per la prima volta piede dentro un tempio del calcio: Marassi, Genova, sponda blucerchiata, con i tifosi biancorossi rannicchiati in uno spicchio della curva, come calati dentro un sogno che mai si sarebbero immaginati di vivere. Diventa poi la stagione del rammarico: per il tempo e i punti persi a causa dell’esonero temporaneo di Castori, per i due rigori sbagliati da Mbakogu contro la Lazio, per quei 38 punti finali con i quali nessuno era retrocesso nelle otto stagioni precedenti. In mezzo imprese memorabili, come la vittoria a Marassi sul Genoa, al Bentegodi sul Verona, o ancora i pareggi a San Siro contro il Milan e l’Inter, all’Olimpico di fronte alla Lazio. A fine stagione è di nuovo Serie B, ma a testa altissima.
INIZIA LA CADUTA
Con la retrocessione il Carpi inizia la sua parabola discendente, ma non per questo priva di soddisfazioni e comunque sempre ben al di sopra della sua storia sportiva. Il 29 maggio del 2017, ad esempio, si prende di nuovo la ribalta nazionale compiendo un’impresa storica espugnando Frosinone in nove uomini con un gol di Gaetano Letizia che vale la finale play-off col Benevento, dalla quale esce poi sconfitto per esaurimento di energie. Il necessario ricambio generazionale nel gruppo storico porta ad una salvezza nel 2017-18. La stagione successiva iniza invece col piede sbagliato. La panchina di Marcello Chezzi dura lo spazio di tre giornate, poi viene richiamato Castori per salvare la baracca. Il tecnico marchigiano non riesce nell’impresa, nonostante la società non lesini investimenti a gennaio, acquistando ben 10 elementi e salutandone otto. Il 5 maggio del 2019, la sconfitta di Livorno manda il Carpi in Serie C.
LE OMBRE SUL FUTURO
Il ritorno in terza serie riscalda l’estate. Il patron Stefano Bonacini vuole vendere ma il combinato tra paracadute e mancate iscrizioni finisce con aumentare il valore della società a tal punto da sconsigliare qualunque acquirente. L’anno, condizionato dal Covid, finisce ai play-off contro il Novara e Bonacini questa volta cede davvero. Banca Cerea svolge un ruolo da advisor e raggruppa una cordata composta da Vft di Federico Marcellusi, Ncs di Matteo Mantovani e Marcello Fantuzzi, DM Legno di Simone Marocchio e Capoleone Holding. Subito emergono divergenze tra i soci, che sembrano risolte ad ottobre, quando Mantovani e Marcellusi esautorano Morelli e assumono il comando. A dicembre i revisori dei conti tracciano un profilo critico della società e suonano un primo campanello d’allarme. Il resto è storia recente, con l’esclusione della Covisoc confermata dal Consiglio federale e lunedì dal Collegio di Garanzia del Coni. —
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