Gigliotti: «Gli ori di Jacobs e Tamberi sono due imprese davvero mostruose»
«Sono felicissimo, ma ammetto che non me lo aspettavo Ora attendo qualche acuto anche da maratona e marcia»
Andrea Lolli
Tredici anni dopo la storica impresa di Alex Schwazer nella marcia a Pechino 2008, poi annebbiata da tutte le vicende che hanno coinvolto l’atleta altoatesino, l’Italia torna sul gradino più alto del podio nell’atletica olimpica e lo fa addirittura due volte nell’arco di pochi minuti. Le imprese di Marcell Jacobs, l’uomo più veloce del pianeta che si è imposto con lo strabiliante tempo di 9.80 sui cento metri, e di Gianmarco Tamberi nel salto in alto hanno contribuito a scrivere una pagina di storia dello sport italiano. Due nomi che rimarranno per sempre scolpiti nella memoria di appassionati e non esattamente come quelli di Gelindo Bordin a Seul 1988 e Stefano Baldini ad Atene 2004, entrambi allenati da una vera e propria istituzione geminiana come Luciano Gigliotti che in questi due ori ha rivissuto le emozioni di una vita spesa per l’atletica: “Per noi addetti ai lavori sono medaglie pesanti perché portare a casa qualcosa in questo sport è una cosa enormemente difficile. L’atletica è lo sport veramente universale e quando vai ad un’olimpiade, che è la rassegna più importante, vincere è un’impresa veramente per pochi. Inoltre, purtroppo, argenti e bronzi vengono dimenticati dalla gente, mentre gli ori rimangono molto più impressi, a maggior ragione se arrivano a distanza così ravvicinata, con Jacobs finito tra le braccia di Tamberi. Due reazioni diverse per due campioni molto diversi”.
Partiamo dalla gara di Jacobs, un’impresa impensabile nonostante i suoi risultati recenti?
“Onestamente non mi aspettavo imprese di questo livello da nessuno dei due. L’atletica è la regina delle Olimpiadi e i 100 metri sono la gara simbolo del nostro sport, quella che decreta l’uomo più veloce del mondo, ed è la più attesa anche per uno come me che, invece, ha vinto la maratona con due atleti. Jacobs ha realizzato subito il record italiano in batteria poi lo ha migliorato in semifinale ed in finale ha vinto con un tempone che rappresenta anche il record europeo”.
La storia di Tamberi, invece, parte dal brutto infortunio che non gli ha permesso di gareggiare cinque anni fa a Rio.
“E’ un ragazzo che ha avuto la forza, quella che adesso chiamano resilienza, di superare un momento molto difficile come quello. Entrambi rappresentano qualcosa di straordinario per l’atletica italiana, si sta respirando un’aria nuova e questi ragazzi stanno affrontando imprese che possono sembrare in partenza impossibili con tanta determinazione”.
Quali sono le gare che l’hanno più colpita?
“Non ci sono solo i due ori, ma anche altri risultati come la finale conquistata da Sibilio sui 400 ostacoli, migliorandosi per l’ennesima volta, o il record italiano della Bogliolo sui 100 ostacoli. E’ un momento bellissimo per tutta la squadra e non pensavo potessimo viverlo a questo livello. Andare ad un’olimpiade e fare il personale è già un grande risultato, penso che da qui il nostro movimento possa trovare spunto per ripartire e capire che i sogni si possono realizzare”.
Da addetto ai lavori che ha vissuto momenti come questo, cosa si prova?
“Dietro c’è tanto lavoro, sudore e fatica. Gli atleti sono in primo piano, ma dietro ci sono allenatori, fisioterapisti, medici, una struttura e una federazione. Personalmente, quando vedo filmati di Baldini o Bordin, riesco ancora a commuovermi. E’ una gratificazione giusta per chi ha lavorato tanto perciò onore e merito a chi ha contribuito a queste grandissime imprese partendo dal papà per Tamberi e da Paolo Camossi per Jacobs”.
Cosa possiamo aspettarci dai prossimi giorni?
“Credo possano esserci ancora altre cose in arrivo, atleti e atlete impegnati in maratona e marcia potranno ancora dire qualcosa. Poi lo spirito interno della squadra è una cosa sensazionale, che anche io posso sentire a distanza”. —
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