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Valentino Rossi annuncia il ritiro: è stato fantastico ma ora mi fermo

Valentino Rossi annuncia il ritiro: è stato fantastico ma ora mi fermo

A 42 anni e dopo nove titoli mondiali si toglie il casco «Ho avvicinato migliaia di persone al motociclismo»

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Roma. Basta così. Senza troppi rimpianti. A 42 anni Valentino Rossi toglie il gas alla sua passione più grande. Ha deciso di scendere di sella a fine stagione. Inutile continuare a stare nelle retrovie senza più uno straccio di sorriso da regalarsi al traguardo, a rincorrere chimere che viaggiano troppo veloci. Meglio lasciare l’amore della propria vita dopo 26 anni di fulgida carriera che da circa dieci stagioni gli aveva negato un suo ultimo desiderio, quello di conquistare il decimo titolo Mondiale.

L’unico vero rammarico di una carriera da sogno: «Forse l’avrei meritato, l’ho sfiorato per due volte, ma va bene così. Dura adesso immaginare che non correrò più e la mia vita cambierà ma è stato grandioso e mi sono divertito tantissimo. È stato un percorso lungo e divertente», ha raccontato con gli occhi lucidi il Dottore in una conferenza stampa straordinaria annunciando l’addio.

Mollare e fare altro. Raggiungere un altro podio o un’insperata vittoria non avrebbe forse aggiunto granché a un palmares da record, sarebbe servito solo ad appagare l’ego di uno dei più grandi piloti di tutti i tempi. Ma i risultati non arrivavano, la lotta in fondo allo schieramento una sofferenza per il morale e l’orgoglio, e a questo punto spegnere il motore della sua Petronas Yamaha era la decisione più sofferta ma naturale.

«Non è stata una scelta facile, ma bisogna comprendere che in tutti gli sport i risultati fanno la differenza e penso che sia la strada giusta. Avevo l’opportunità di gareggiare in MotoGP con mio fratello, e mi sarebbe piaciuto, ma va bene così. Abbiamo ancora metà stagione, credo che sarà più difficile quando si arriverà all’ultima gara. Sto soltanto comunicando la mia decisione e non posso lamentarmi», ha aggiunto. Le ultime gare della stagione saranno dunque un lento addio all’uomo che ha rivoluzionato il motociclismo.

Nove titoli mondiali, di cui sette nella classe regina, conquistati con la Honda prima e poi con la rigenerata Yamaha dopo attraversando almeno tre epoche motociclistiche, con il passaggio storico dalle 500 alla MotoGP.

Nell’ultima stagione l’accesso alla scuderia Petronas sembrava essere un rilancio, ma il binomio tecnico non ha dato i risultati sperati collezionando appena 17 punti.

Troppo pochi per garantire a se stesso energie e affidabilità prestazionali. Il suo dopo è già scritto. «Adoro correre con le auto, forse appena meno che con le moto. Quindi penso che farò il salto, ma è ancora un processo in corso. Non ho preso alcuna decisione. Mi sento un pilota in moto e in auto e lo sarò per tutta la vita. Penso che correrò comunque», ha assicurato. Rossi va ma in fondo resta. Nella prossima stagione ci sarà il Team VR46 Aramco, del colosso petrolifero saudita sceso in campo per sostenere Rossi in un nuovo ambizioso progetto. Le moto saranno delle Ducati. E una verrà guidata dal fratello Luca Marini. Il resto è futuro, tutto da scrivere. «In Italia molte persone hanno iniziato a seguire le gare di moto per seguire me. Come quello che è successo con Tomba nello sci. L’obiettivo più importante raggiunto è questo. Penso di essere riuscito a intrattenere tante persone la domenica pomeriggio. Per una o due ore non li ho fatti pensare a nulla se non al divertimento. Per questo credo dicono sia una leggenda».

E giù un sorriso che già adesso sa tanto di nostalgia.

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