Bellelli: «Il Carpi a Lazzaretti? Una grandissima occasione»
Endorsement del sindaco nei confronti dell’attuale patron della Correggese: «Un imprenditore stimato, che sa fare calcio e assicurerebbe la Serie D»
Fabio Garagnani
Il tempo per dare un futuro al calcio carpigiano è pochissimo ed il primo a saperlo è il sindaco Alberto Bellelli, al quale è rimasto il cerino in mano. All’orizzonte il bivio: una strada porta al patron della Correggese Claudio Lazzaretti, l’altra al gruppo di ex sponsor e imprenditori che ricostruirebbe a partire dal gruppo storico del settore giovanile. La prima da battere porta alla vicina Correggio: «Sono situazioni diverse, non paragonabili – dice Bellelli – e una scelta da parte di Lazzaretti di questo tipo determinerebbe un fatto fuori scala con alcune prerogative importanti: assicurerebbe la Serie D, si tratta di un imprenditore carpigiano stimato e conosciuto, che sa far calcio come dimostra il curriculum, infine porterebbe un vantaggio competitivo in termini di tempi e risorse, cosa non secondaria perché non si partirebbe da zero costruendo un organico in pochi giorni. E’ un percorso diverso rispetto alla selezione di una cordata che verosimilmente avrebbe risorse per l’Eccellenza. La disponibilità manifestata da Lazzaretti è un punto di partenza davvero molto importante e in un momento in cui non c’era nulla di scontato mi sembra una grandissima occasione».
Ci si muove tra codici e codicilli della normativa federale: «Stiamo facendo tutte le verifiche nell’ottica di capire quali sono i percorsi che possono dare maggiori garanzia. Se l’obiettivo vuole essere quello della categoria più alta, della capacità finanziaria e del progetto sportivo, dobbiamo fare in modo che questi elementi emergano nel percorso che stiamo compiendo. Se le verifiche dovessero dare esito negativo, perderemo qualche tempo in più per fare la manifestazione di interesse».
Una strada, quella che porta a Lazzaretti, che coinvolge anche la vicina Correggio: «È una riflessione che spetta eventualmente all’imprenditore. Non sono intercorsi altri dialogo a livello istituzionale. Io aspetto di leggere un progetto sportivo, ma lo scenario di un polo del calcio è affascinante. È chiaro che la mia priorità è salvaguardare il calcio a Carpi e il Carpi».
Un epilogo che in pochi si aspettavano, soprattutto in questi modi e tempi: «Condivido il dispiacere e la preoccupazione con i tifosi e le famiglie dei ragazzi delle giovanili. Spesso si parla solo della parte professionistica, ma qui c’è un pezzo di calcio della città che è in gioco. Da Salami a Bonac«ini e Caliumi ci sono state aspirazioni e ambizioni diverse, ma sempre nella logica della solidità finanziaria. La scorsa estate questa nuova società mi aveva lasciato abbastanza perplesso e non ne feci mistero. Il calcio deve essere una prerogativa di persone appassionate, legate alla città e al calcio cittadino. Sentire parlare un anno fa un direttore di banca che citava ex vescovi ringraziando a destra e a manca senza parlare di progetto sportivo mi aveva molto preoccupato. E poi c’erano soci sconosciuti, non legati al territorio, e in una società in cui non si capisce niente finisce che anche le persone di buona volontà non riescono a lavorare. In questi mesi l’amministrazione ha cercato di confrontarsi a più riprese con il Carpi, anche con incomprensioni che sono anche state pubblicate sui giornali. Non è sempre stato un dialogo facile, e anche in questo periodo abbiamo dovuto sollecitare chiarezza. Questa esperienza insegna che si debba partire da persone legate al territorio che sappiano di calcio. Percorsi con avventurieri non sono previsti. Serve un progetto serio che abbia la forza dell’umiltà e l’ambizione di chi vuole unire e non dividere. Sappiamo che il posto del Carpi è la Lega Pro. Ma data la situazione, provare a ripartire dalla D con una squadra competitiva sarebbe il miglior risultato possibile». Se non è un endorsement, poco ci manca.
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