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domani il debutto dei gialli a pesaro 

Modena, occhio alla storia: fare bene in Coppa significa volare alto in campionato

Claudio Romiti
Modena, occhio alla storia: fare bene in Coppa significa volare alto in campionato

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Claudio Romiti

No Coppa, no party! Domani comincia la stagione ufficiale del Modena, con il primo turno della Coppa Italia di Serie C, con la squadra di Tesser impegnata, in gara secca, a Pesaro contro la Vis. E torna più che mai opportuno adattare un famoso slogan pubblicitario. Uno slogan che la storia del Modena rilancia però come un vero e proprio ammonimento: se si parte male, se si esce subito, magari anche malamente come è successo tante volte in passato, o se si fa comunque poca strada in questa manifestazione, allora diventa molto più difficile festeggiare a fine stagione. Festeggiare cioè la promozione in Serie B. La Coppa Italia di Serie C è sempre stata figlia di un dio minore, rispetto al campionato, anche perché chi la vince ha la soddisfazione di mettere in bacheca un bel trofeo, è vero, ma questo successo non dà nessun diritto di salire di categoria, cioè di lasciare quella Serie C che Carlo Rivetti ha definito “un vero pantano”. L’unico, grande obiettivo di tutti i club iscritti a questa categoria. La Coppa di un dio minore non va però sottovalutata, a partire dalla prima gara. Innanzitutto per un motivo ovvio: cominciare male, con una sconfitta e la conseguente eliminazione, è il modo peggiore per inaugurare la stagione. Ancor più nel caso, è quello del Modena, di una nuova proprietà che ha mostrato le proprie ambizioni molto concretamente: poche chiacchiere e una campagna acquisti che ha pochi riscontri nella storia del club. Poi, è la stessa storia del Modena che ammonisce: no Coppa, no party! In 109 anni non ha mai vinto né la Coppa Italia maggiore, né quella di C, ma nelle annate in cui è andato avanti anche in quest’ultima manifestazione, alla fine ha festeggiato pure in campionato. Viceversa nelle stagioni iniziate male in Coppa, alla fine non sono saltati i tappi di spumante. Una volta (2017/’18) è addirittura saltato il Modena stesso, che aveva cominciato con un umiliante 0-4 nel primo turno in casa del Pontedera (!). Sia nella Coppa Italia maggiore che in quella di C il piazzamento migliore della squadra gialloblù è stato la semifinale.

Una volta nella Coppa figlia di un… dio maggiore: a un passo dalla finale nel 1941/’42, ai gialli fu fatale la sconfitta con la Juventus. Due semifinali raggiunte nella Coppa di C, e in entrambe le occasioni l’eliminazione arrivò quando era logico concentrarsi solo sul campionato, poi vinto ambedue le volte. Il Modena di Mascalaito (1986) uscì con la Virescit (1-1 all’andata, 1-2 al ritorno), in due partite nelle quali il tecnico lasciò a riposo alcuni titolari, in primis la coppia Frutti-Rabitti.

La Longobarda di De Biasi (2001), dopo avere eliminato via via Sassuolo, Reggiana, Cesena, Vis Pesaro e Avellino, si fermò col Lumezzane (1-1 e 0-5 nel ritorno!), ma in campionato vinse lo sprint con il Como. Anche la promozione con Ulivieri (1990) giunse sulla scia di un buon cammino in Coppa arrivato ai quarti, stoppato dal Chievo. Viceversa, nelle ultime partecipazioni, diverse eliminazioni immediate, al primo turno nel 2019/’20 (un solo punto conquistato tra Virtus Verona e Arzignano), nel 2016/’17 (0-3 dalla Reggiana al Braglia) e nel ’95/’96, o nel girone iniziale. Insomma, il debutto nella Coppa di C ha una sua importanza, un peso e un valore che vanno al di là del risultato finale. Mai dimenticarlo.



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