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Dionisi parte col piede giusto: il suo Sassuolo soffre ma vince

Stefano Aravecchia
Dionisi parte col piede giusto: il suo Sassuolo soffre ma vince

Djuricic fa rimanere il Verona in 10 e trascina i neroverdi. Che nella ripresa rischiano di subire una clamorosa rimonta 

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Stefano Aravecchia

VERONA. Inizia non senza sofferenza, ma col piede giusto, l’avventura di Alessio Dionisi sulla panchina del Sassuolo. Trascinati da Djuricic i neroverdi per la quarta stagione di fila portano via l’intera posta dal Bentegodi, dando un dispiacere all’ex Di Francesco. Meglio di così non poteva iniziare il nono campionato di A per il Sassuolo, che non vinceva al debutto dal 2016, anche se è ancora calcio d’agosto e dunque qualsiasi tipo di giudizio è prematuro e fuorviante. Tante le cose buone mostrate dal neo capitano Ferrari e compagni, ma pure qualche meccanismo ancora da perfezionare specialmente in fase difensiva, dove a tratti si è sofferto troppo, consentendo a un orgoglioso Verona ridotto in dieci per un tempo di sfiorare la clamorosa rimonta. In attesa di trovare maggiore equilibrio tattico, le premesse sono interessanti e i primi tre punti della stagione rappresentano un pieno di fiducia ed entusiasmo.

“SOLITO” SASSUOLO

Dionisi è di parola: niente rivoluzioni tattiche e stesso atteggiamento mentale del Sassuolo “dezerbiano”. Tanto palleggio ma con qualche concessione all’estetica in meno, ad esempio Consigli di tanto in tanto si concede un rinvio lungo senza l’ossessione della ripartenza dal basso. Le assenze del neojuventino Locatelli (ben rimpiazzato da Frattesi) e Berardi pesano il giusto, sulle palle inattive si soffre un po’, ma la banda di Dionisi se la gioca. Rischiando anche qualcosa, ma la spinta del Verona manca di concretezza in zona gol. Dietro l’unica punta Caputo giostra il trio Boga-Djuricic-Raspadori, la cui vocazione spiccatamente offensiva costringe il Verona a stare all’erta. La gara è vivace e scorre senza tatticismi, gli scaligeri sospinti dal loro grande tifo vanno a folate, il Sassuolo risponde colpo su colpo spaventando Pandur con Caputo e Frattesi. Dopo la mezzora ecco i due minuti che danno la prima svolta al match: il Verona dà un colpo di acceleratore, la difesa neroverde sbanda di brutto e sul cross di Zaccagni tuffo di testa di Kalinic che a porta vuota manda la palla a sbattere sulla traversa. Ribaltamento di fronte e il Sassuolo colpisce: micidiale ripartenza, Djuricic lancia Raspadori che sfonda centralmente con un controllo a seguire e batte Pandur in uscita. La partita sale di tono anche a livello nervoso e allo scadere ecco la seconda svolta: Veloso, già ammonito, si fa espellere per un pestone sulla tibia di Djuricic (segnalato all’arbitro dalla sala Var) e lascia il Verona in dieci.

DJURICIC SHOW

Di Francesco toglie Kalinic per Cancellieri e manda all’assalto i suoi che dopo pochi secondi chiamano Consigli ad un salvataggio di piede. Con un gol e un uomo di vantaggio il Sassuolo fa possesso palla e alla prima occasione colpisce di nuovo ammutolendo il Bentegodi: fa tutto l’immarcabile Djuricic, che prima recupera un pallone e poi, dopo l’uno-due con Caputo, va a chiudere l’azione con un preciso rasoterra. Di Francesco tenta il tutto per tutto passando al 4-4-1 e proprio il neoentrato Di Carmine al quarto d’ora manca da due passi la deviazione vincente che potrebbe subito riaprire il match. Tutto rimandato di dieci minuti: ingenua quanto leggera spinta di Toljan ai danni di Zaccagni. Un “rigorino” che lo stesso numero 10 scaligero trasforma. Le illusioni scaligere durano sei giri di lancette, ovvero fino a quando il 2000 Traoré estre dal cilindro una spettacolare conclusione sul palo lontano - per capirci un tiraggiro alla Insigne - che Pandur può solo sfiorare. Sembra finita, ma al 90’ l’indemoniato Zaccagni si libera di Magnanelli con una finta e supera di nuovo Consigli. I sei, infiniti, minuti di recupero si giocano in una bolgia, ma il Sassuolo resiste.

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