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Arianna Ferrentino sogna ad occhi aperti: «Europei e Mondiali, il massimo»

G.F.
Arianna Ferrentino sogna ad occhi aperti: «Europei e Mondiali, il massimo»

L’atleta, classe 2003, gareggia oper la Junior Sacca Modena «Non essendo sport olimpico per me partecipare alla rassegna iridata è un sogno che si realizza» 

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Junior si nasce, giganti si diventa. La modenese Arianna Ferrentino affronterà nel giro di un mese i Campionati europei e i Mondiali di pattinaggio artistico. L’atleta classe 2003, tesserata con la Junior Sacca Modena, descrive al nostro giornale un sogno a occhi aperti il cui finale è tutto da vivere.

Come ti senti alla vigilia del doppio impegno?

«È un periodo un po’ intenso. La stagione è iniziata a gennaio. Con il mio partner (Federico Calzolari della Pontevecchio di Bologna) puntiamo in alto e ci giochiamo il titolo europeo».

Aver iniziato a gennaio è stato un bene o un male?

«È stata una fortuna. Vado al liceo sportivo Tassoni e sono stata l’unica insieme a due compagni a potermi allenare. Una stagione senza pause ha portato a disdire qualsiasi tipo di viaggi, quindi è risultata un po’ pesante. Alla fine però faremo quello per cui abbiamo tanto lavorato».

Gli Europei saranno dal 2 al 12 settembre a Riccione. I Mondiali dal 28 settembre all’11 ottobre ad Asunción (Paraguay). Riuscirete a riposare?

«Appena qualche giorno. Partecipare ai Mondiali nel pattinaggio artistico a rotelle, non ancora uno sport olimpico, è l’ambizione massima che si possa avere. È un obiettivo che da sempre volevo raggiungere, ma mi sembrava alquanto impossibile».

Com’è stato ricominciare dopo lo stop legato alla pandemia?

«Siamo stati un anno fermi e si è sentito. Nelle prime gare è stato difficile riabituarsi alla pista. Abbiamo svolto soprattutto programmi corti: gli atleti hanno messo un po’ a carburare».

Quanto tempo serve dedicare al pattinaggio artistico per arrivare ai suoi livelli?

«Quando c’è la scuola mi alleno cinque volte alla settimana per la coppia e sei volte per il singolo. Sono due ore di allenamento al giorno per ciascuno più un’ora e mezzo di preparazione atletica. D'estate, si può fare anche tre ore al mattino e tre ore al pomeriggio più la preparazione atletica».

Cosa provi a essere arrivata al livello mondiale?

«Il pattinaggio artistico a rotelle è uno sport che non offre possibilità economiche. Mi baso interamente sulla passione».

Quale consiglio puoi dare a chi si avvicina oggi alla sua disciplina?

«Sin da quando ero piccola, lo sport mi ha impegnato gran parte delle giornate. Ci sono rinunce da fare, come qualche uscita con le amiche per gli allenamenti. L’ambiente del pattinaggio ripaga però di tutto».

Meglio gareggiare in coppia o in singolo?

«Ho sempre preferito gareggiare in coppia. Si va bene insieme e prima di entrare in pista c’è il supporto dell’altra persona, che aiuta anche in pista. Si può parlare se c’è stato un errore e affrontare al meglio la difficoltà successiva. In singolo invece gli errori sono più difficili da cancellare».

Quali sono le sue emozioni prima di una gara?

«Prima di entrare in pista l’ansia sale sempre a mille. Quando parte la musica si trasforma però subito in adrenalina».

La vittoria più bella?

«Ho iniziato con la coppia a 12 anni mentre gareggio da sempre in singolo. Per il singolo direi la Coppa Europa vinta nel 2019. Per la coppia, i due titoli europei con Alessandro Liberatore (Portogallo 2018) e Federico Calzolari (Germania 2019). Se devo scegliere, l’Europeo 2019 con Calzolari».

G.F.

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