L’Olimpia Vignola guida da 13 anni i giovani alla scoperta del rugby
Il responsabile tecnico De Crescenzo: «Andare avanti viste le problematiche della pandemia non è cosa da poco»
Gabriele Farina
«Accogliamo più persone da Vignola che dalla città».
L’Olimpia Vignola Rugby è una delle attività più floride a livello giovanile nel nostro territorio. La società è nata nel 2008 come una succursale del Modena Rugby 1965, sviluppando nel tempo collaborazioni con altre realtà del panorama modenese. Come i Cinghiali del Frignano, sorti nel 2014 a Pavullo per consentire a giovani da 4 a 12 anni di prendere confidenza con la palla ovale. Gli “squaletti” vignolesi arrivano a 15 anni, poi si trovano di fronte a una scelta. Se intendono continuare, devono proseguire lontano dalla Rocca. Nemmeno la pandemia ha potuto però arrestare la voglia dei giovani in casacca blu-arancione di mettersi in gioco.
«Abbiamo continuato con le attività distanziate - interviene il responsabile tecnico Vincenzo De Crescenzo - e un bel numero di ragazzi ci ha seguito. Quando è stato possibile con la fine delle restrizioni abbiamo ripreso con le attività a contatto. Non abbiamo potuto però svolgere nemmeno un raggruppamento a Vignola perché non era permesso».
L’Olimpia ha fatto segnare negli anni migliori oltre sessanta tesserati in una stagione, distribuiti in cinque squadre: Under 14 e le quattro del mini-rugby.
«Le società piccole si basano sul volontariato - analizza De Crescenzo - e quando vengono a mancare allenatori e persone che danno una mano i numeri vanno a calare. Viste anche le problematiche della pandemia, andare avanti non è da poco. Stiamo facendo sforzi per garantire ai piccoli di svolgere attività a Vignola senza avere problemi nello spostamento».
La resilienza è tra i valori che si imparano con la disciplina per il responsabile tecnico. Non è l’unico.
«Si sviluppa molto l’amicizia - sottolinea De Crescenzo - e diamo la possibilità ai ragazzi con difficoltà di esprimersi di crescere più velocemente rispetto ad altri sport. Imparano a comunicare, a essere solidali, a superare la timidezza, a rispettare le regole, ad autogestirsi. Chiediamo sin da subito l'autogestione negli spogliatoi, in modo che non siano aiutati dai genitori. Non vietiamo loro in assoluto l'ingresso, ma vogliamo che i bimbi affrontino la questione da soli».
Una gestione in autonomia rispetto alle madri e ai padri.
«Cerchiamo di parlare con i genitori - ribadisce De Crescenzo - e di renderli partecipi del nostro progetto. Cerchiamo la loro collaborazione, calmierando le quote per la parte in più che dovremmo spendere».
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