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l’attaccante del sassuolo  

Scamacca, dal tatuaggio a 13 anni alla chiamata azzurra di Mancini

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Scamacca, dal tatuaggio a 13 anni alla chiamata azzurra di Mancini

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"Scamacca? Ha fatto tutte le nazionali giovanili, volevamo portarlo prima per conoscerlo meglio ma non c'è stata la possibilità anche perché era in Under 21. Vogliamo conoscerlo di più, ha caratteristiche diverse dagli altri attaccanti e in futuro potrebbe esserci molto utile".

Roberto Mancini, commissario tecnico della nazionale azzurra campione d’Europa, ha motivato così la convocazione del centravanti neroverde. Che, ieri, si è ‘confessato’ alla rubrica Vivo Azzurro sulle sue ‘prime volte’ nel calcio. Ecco cosa ha detto. "La prima volta col pallone me la ricordo vagamente, avrò avuto cinque anni. Stavo nel mio quartiere e cercavo di giocare con i più grandi per attirare la loro attenzione. Il primo gol in un derby, invece, me lo ricordo bene: è stato anche il mio primo gol in Serie A col Genoa. E' successo l'anno scorso, è stata un'emozione incredibile che porto sempre con me, è stato bellissimo". Si parla del primo tatuaggio (“A tredici anni dopo aver vinto il campionato con i giovanissimi nazionali") e della prima volta in cui ha creduto di farcela: “Solo l'anno scorso quando sono arrivato in Serie A e ho iniziato a fare qualche gol stavo capendo che il mio sogno si stava avverando, ma non ho mai pensato di avercela fatta". La prima partita vista allo stadio è stato un Roma-Juventus, vinta dai bianconeri 4-1 “Ma ho visto poco ero molto in alto”, mentre tra le altre ‘prime volte’ (oltre che sul rapporto con la sorella “che faccio arrabbiare spesso” e sulla cucina “quando tornavo da allenamento a casa da solo mi facevo due wurstel perché la pasta non riuscivo a prepararla”) si torna al calcio: “In Olanda, al PSV, è stata la prima volta lontano dall’Italia. All'inizio è stata tosta, però mi sono ambientato subito. Riconosco in me questa capacità di adattarmi alle situazioni difficili e molto diverse dalla normalità. Mangiavamo tutti alle cinque e mezza del pomeriggio…".

Si conclude parlando di azzurro: “La prima volta che Mancini mi ha detto che mi avrebbe convocato? Venerdì. Gli ho risposto: 'sì, quella cantanti però'. Non ci ho capito niente fino a quando non sono arrivato qua, poi realizzi quando ho visto Coverciano, il gruppo, il mister: lì ho capito che era vero. La prima esultanza per la nazionale non me la ricordo, credo fosse ai mondiali. Però mi ricordo benissimo l’ultima, contro l’Inghilterra quando abbiamo vinto gli Europei…".



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