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gli spalti di nuovo gremiti  

Una festa per 6.500 tifosi Rivetti: «Emozione unica»

Il patron: «Che bello rivedere il pubblico, questa è una fantastica storia emiliana» I fari del Braglia fanno i capricci, ma il ritorno della gente rende onore al derby

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Se al 49’ del primo tempo qualcuno ha visto un tifoso correre come un pazzo verso il campo, quello era Carlo Rivetti. Il patron del Modena abbandona la tribuna un paio di minuti prima dell’intervallo per raggiungere i microfoni Rai e Ogunseye insacca proprio in quegli istanti. Ma insomma un gol nel derby è sempre un gol nel derby, anche se a perderselo è il patron in persona. Questo è solo uno degli aneddoti di una serata che finalmente profuma di normalità.

Quanto è mancato lo stadio al pubblico. Quanto deve essere mancato il pubblico ai calciatori. Quanto ci è mancato il calcio, che è sintesi di sport, passione e applausi.

Modena-Reggiana non è solo una partita, è una gioia per chi finalmente ha trovato posto nel suo stadio: 6.523 ieri, in una serata quasi estiva per il clima. La Montagnani ritrova la voce dopo oltre un anno, il Braglia i suoi colori che sono poi due elementi non retorici. Per avere conferma bussare alla porta della famiglia Rivetti. Se hanno deciso di intraprendere la loro avventura nel calcio acquistando il club canarino è anche per merito del pubblico. E lo hanno dichiarato fin dal primo giorno del loro insediamento.

E Carlo Rivetti è raggiante nel prepartita, quando dispensa sorrisi a chi lo saluta, concedendosi per i selfie con i tifosi che lo avvicinano e anche con alcuni ragazzi del settore giovanile che con orgoglio indossano la tuta canarina. Rivetti non ha mai nascosto il suo amore per la grande passione che trova radici profonde nel mondo calcio, lo sport popolare per eccellenza. Una passione che, tuttavia, mai deve trascendere il fair play e il rispetto dell’avversario.

«Lo dico con grande sincerità – commenterà poi in quell’intervista rilasciata nell’intervallo – guardate lo spettacolo del nostro pubblico e della nostra curva, ma devo fare i complimenti anche a quelli della Reggiana che hanno sostenuto i loro beniamini. Insomma non si può parlare di amicizia, ma questa è una grande storia emiliana».

Perché Modena-Reggiana è sempre un derby e quindi i cori “contro” si sprecano da una parte e dall’altra. Anche il campanilismo ha radici profonde nel mondo del calcio, soprattutto quando due città sono divise da una manciata di chilometri e si ritrovano da un secolo a battagliare l’una contro l’altra. C’è, però, un nome che unisce tutto il pubblico in un solo applauso: Luciano Pavarotti. Lo speaker, poco prima dell’ingresso in campo delle squadre, ricorda il 14esimo anniversario dalla morte del Maestro. Applausi gialloblù, a cui si uniscono quelli granata.

Grande pubblico che poi si scatena quando le due squadre entrano in campo. Prima la Reggiana, poi il Modena per quella strana norma Covid che divide in due momenti distinti l’ingresso dei calciatori.

E siccome in un derby può succedere di tutto all’undicesimo saltano parzialmente le luci del Braglia. Per un attimo si teme il peggio e mentre l’arbitro Tremolada parla con le panchine per capire cosa fare, i tifosi danno una mano... accendendo le torce dei cellulari. Un simpatico siparietto durato pochi minuti prima che le squadre riprendano il gioco e anche i fari del Braglia recuperino un po’ di vigore, facendo sparire vecchi fantasmi (ricordate Carpi-Padova del 2013?).

Nell’intervallo incrociamo l’ex capitano Armando Perna che quando può non manca mai: «È come tornare a casa». La ripresa rovina la festa gialloblù, con il gol del pareggio della Reggiana. Ma forse più del risultato oggi conta riassaporare un po’ di normalità e di gioia. E chi era al Braglia può dirsi soddisfatto.

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