Alicia De Stefano a soli 14 anni entra nel pianeta azzurro dell’hockey
Convocata per il raduno della nazionale in vista degli Europei in Portogallo. «Adoro questo sport»
Gabriele Farina
La chiamata in azzurro e le due sfide con le maglie di Symbol Amatori Modena e Pico Mirandola. Gli allenamenti con i più piccoli e il sogno di aiutare gli altri. Alicia De Stefano viaggia più veloce dei pattini con cui sfreccia da dieci anni. Con la madre Rita sfoglia il diario di progetti, speranze e certezze che sta conquistando sul campo. A partire dalla convocazione per il raduno italiano di Recoaro Terme (Vicenza) al via domani, tappa di avvicinamento agli Europei in Portogallo. La 14enne De Stefano, che è di Mirandola, è la più giovane agli ordini del ct Massimo Giudice in un roster che include le compagne dell’Amatori Alessandra Gallotta, Francesca Maniero, Giorgia Meneghello e Alice Sartori.
Soddisfatta per la convocazione?
«Molto anche se sono ancora le selezioni. Ho iniziato ad andare sui roller a Mirandola quando avevo quattro anni. A cinque giocavo già a hockey».
Com’è nato il percorso?
«Mia mamma mi ha portato a vedere un allenamento e mi è piaciuto tantissimo. È la mia passione, faccio quattro allenamenti alla settimana: è un bell’impegno».
L’Amatori è arrivata ai playoff: un buon risultato o c’è qualche rimpianto?
«Poteva andare meglio. Ci sono stati alti e bassi, proveremo a fare meglio quest’anno».
Un sogno nel cassetto?
«Tornare alle finali e lavorare con i disabili, con i bambini o gli anziani».
Perché scegliere l’hockey?
«È uno sport che ti scarica molto ed è coinvolgente. Ti aiuta a crescere sia a livello individuale sia di squadra. Sono cresciuta nella Pico e per me è stata un’esperienza nuova andare a Modena. Non avevo mai voluto giocare con le ragazze: nella Pico sono infatti l’unica».
Qual è la differenza?
«Giocare con i maschi è più combattivo: ci sono più scontri. Giocando con le ragazze sono riuscita a conquistare una maglia azzurra: credo sia il mio sogno».
Cosa significa essere un’allenatrice?
«Al palazzetto seguo alcuni bambini di 4-5 anni con il “mini-hockey”. Insegno loro a pattinare, a tenere in mano la stecca. Mi piacerebbe allenare anche in futuro».
Prima dell’Amatori un passato a Scandiano.
«Due anni fa ho iniziato con la squadra femminile della Scandianese, poi sono andata all’Amatori. Modena è la società giusta per crescere: sono stata notata dalla Nazionale proprio perché giocavo con il Modena».
Cosa è cambiato con la pandemia?
«È stato un disastro. Con mio fratello ci allenavamo in camera o in cortile. Prima delle partite è passato diverso tempo. A Mirandola rispettano molto le regole, a Montale chiedono sempre il tampone due giorni prima delle partite».
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