«Sonny, un vincente che sa fare squadra Il trionfo agli Europei gli ha dato la carica»
Il talent scout Bruno Reverberi ha scoperto il bresciano negli Allievi e nel 2012 lo ha portato nella sua squadra a Cavriago
L’INTERVISTA
ALDO SPADONI
Sonny Colbrelli è stato l'eroico e straordinario vincitore della Parigi-Roubaix di ieri, la classica-monumento per eccellenza del ciclismo professionistico, disputatasi in un mese inusuale a causa della pandemia che aveva costretto gli organizzatori al rinvio in aprile, in quanto da sempre è la gara principe del periodo primaverile, quando i team affrontano la temuta “campagna del Nord”.
Una giornata nella quale pioggia, freddo, vento e fango hanno ben presto creato la selezione sulle millenarie pietre delle Fiandre, dove Colbrelli ha addomesticato gli spettacolari e insidiosissimi passaggi attraverso la Foresta di Aremberg, i durissimi tratti di Mons en Pevele e Camphin el Pevele, prima del leggendario Carrefour de l’Arbre.
Il 31enne bresciano di Desenzano del Garda è stato una delle tante scoperte di Bruno Reverberi, il decano dei direttori sportivi italiani, che lo ha portato a Cavriago facendogli firmare un contratto quando era ancora juniores.
Reverberi come ha scoperto Sonny Colbrelli?
«Come è tradizione decennale del nostro team, seguiamo sempre le gare giovanili e Colbrelli è entrato nel mio mirino sin da allievo. Di lui ricordo una strepitosa vittoria sulle strade di Trento, che probabilmente gli portano bene visto che a settembre ha vinto l’Europeo. Dopo averlo messo sotto contratto da juniores, lo abbiamo lasciato maturare nei Dilettanti nelle fila della Zalf Euromobil Fior, società con la quale da sempre abbiamo un forte legame e una grande collaborazione».
Ci parli del carattere di questo ragazzo.
«È un ragazzo d’oro, che oltre a essere un vincente sa fare squadra e questo non è poco in un ambiente dove spesso amicizia e buoni sentimenti vengono trascurati. È un atleta che, spesso, ha perso gare già vinte per la sua troppa generosità: da giovane purtroppo non aveva l’istinto del killer, cioè colui che è capace a volte di bluffare per poi calare la stoccata vincente sul traguardo».
Che risultati ottenne nella vostra squadra?
«Con noi ha gareggiato sino al 2016, vincendo tante corse importanti: solo nell’ultima stagione ne ha vinte sette tra le quali Coppa Agostoni, Sabatini e Tre Valli Varesine, tutte grandi classiche italiane».
Qual è stato, quindi, il segreto per farlo maturare prima che passasse in una grande corazzata Pro Tour?
«Direi che siamo bravi a non bruciare talenti, facendoli maturare gradatamente e non creando mai grandi pressioni psicologiche. Questo è il segreto che devono capire le giovani generazioni: passare troppo presto nelle compagini Pro Tour significa andare a fare il gregario, quando potresti invece essere protagonista di te stesso in squadre meno blasonate».
In che rapporto vi siete lasciati con colui che oggi può fregiarsi del titolo di “Re della Roubaix”?
«Siamo tuttora amici con lui e la sua splendida famiglia e spesso andiamo alle loro feste, segno che le strade tra team e atleti possono anche separarsi, ma che la stima reciproca tra persone resterà sempre».
Pensa che la giornata piovosa e terribile, con i ciclisti trasformati in maschere di fango, abbia aiutato Colbrelli a vincere questa gara che mancava agli italiani da un ventennio?
«Sonny in queste giornate dal clima invernale, dove pioggia e fango sono i protagonisti, ha sempre dato il meglio; ho sentito in Tv cose non vere, come quella dell’esordio sul pavé. La memoria in molti è corta in quanto noi come team da sempre abbiamo gareggiato sul pavé fiammingo nelle gare del calendario belga e, soprattutto, Colbrelli in quelle occasioni ha sempre fatto benissimo e con la Bahrain-Merida nel 2017 ha vinto la Freccia del Brabante».
Un grande saggio come lei si aspettava in questa stagione così tante vittorie di spessore da parte sua?
«Penso che vincere il campionato italiano abbia dato a Sonny grande fiducia e sicurezza nei propri mezzi, quindi ora non ha più paura che ci siano atleti che lo possano battere. Con questa sicurezza, e dopo essere migliorato dal punto di vista tattico, ha centrato sia l’Europeo sia la Roubaix, arrivando a una consacrazione definitiva».
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