Gazzetta di Modena

Sport

calcio dilettanti. il personaggio  

Nonantola, gol a raffica con Mayer in panchina

Giacomo Molteni
Nonantola, gol a raffica con Mayer in panchina

«Mi sto divertendo, spero sia lo stesso anche per i ragazzi Fase difensiva? Noi puntiamo sulla costruzione del gioco»

3 MINUTI DI LETTURA





Giacomo Molteni

Quattordici gol segnati in tre partite di campionato (ma in Coppa, tanto per non smentirsi, c’era stato anche un 8-2!). L’ultimo fuoco d’artificio, l’altro ieri, è stato un 6-5… Sono i numeri del Nonantola capolista solitario a punteggio pieno del girone E di Seconda Categoria. Numeri che farebbero istintivamente pensare che il suo allenatore sia stato, nella…prima vita calcistica, un fantasista, uno di quei “numeri dieci” tutti votati al gioco offensivo e poco portati alla copertura… E invece si scopre che era un difensore, ma…che difensore!

Parliamo di Mauro Mayer, capitano della Longobarda ossia il Modena più amato, e per distacco, dell’era calcistica moderna. Mayer che dopo aver allenato per diversi anni a livello giovanile (prevalentemente al Sassuolo e al Modena), ha debuttato con una prima squadra dilettantistica a Jesolo per poi appunto tornare quest’anno nella sua provincia d’adozione alla guida della Pol, Nonantola.

«Tutto è nato – spiega Maurone Mayer – dall’amicizia di vecchia data col patron locale Antonio Salvioli, che conobbi a suo tempo in quanto tifoso del Modena. Dopo qualche perplessità ho accettato la sua proposta, e devo dire che tutto sinora sta andando bene. Ero abituato nei settori giovanili di iniziare a raccogliere i frutti del lavoro dopo un paio di mesi, e qui siamo in anticipo di un paio di settimane».

Sulla straordinaria prolificità della sua squadra sinora, il tecnico di origine veneziana ha una spiegazione chiara e, per rifarsi all’inizio del discorso, insospettabile per… un difensore: «Noi, dico la verità, sulla fase difensiva ci siamo concentrati poco, lavoriamo essenzialmente per giocare la palla; puntiamo molto sulla costruzione del gioco, quasi mai il nostro portiere calcia lungo dal fondo, anche se naturalmente cerchiamo di non complicarci la vita, sappiamo che non siamo il Barcellona o il City… Semplicemente sfruttiamo le caratteristiche dei giocatori, che sono di qualità. Perché alla fine, se non ci fosse la qualità non vinceremmo, il merito di quanto stiamo facendo sinora è principalmente loro».

Da una vita nel professionismo al dilettantismo, quant’è lungo il passo?

«Non l’ho avvertito – spiega l’ex-capitano canarino – da allenatore quanto chiudendo la carriera da giocatore, in particolare alla Virtus Castelfranco. È stato difficile adeguarmi, subito avevo pensato anche di smettere, poi quando ho cambiato un po’ prospettiva e pensato che in fondo dovevo solo dare una mano, è andato tutto bene».

La domanda-rovescio della medaglia è: cosa può dare un allenatore che ha calcato anche la Serie A in un mondo di dilettantismo puro come la Seconda Categoria.

«Credo che da allenatore – dichiara Mayer – si debba prima di tutto avere grande rispetto per ragazzi che lavorano e saper assecondare i loro tempi e le loro esigenze. Detto ciò, quello che mi sento di chiedere è per quell’ora e mezza di allenamento una massima attenzione e una cultura del lavoro che chiaramente da professionista assimili. Per ora io in quest’esperienza mi sto divertendo, ma l’importante, e spero sia così, è che si divertano anche i ragazzi…».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google