Dalla B alla disoccupazione Tonti: «Il calcio è malato»
Tommaso Silvi
MISANO ADRIATICO. Si allena con il Misano. La squadra della sua città. Che partecipa al campionato di Promozione. E aspetta. Spera in una chiamata. «Perché a 29 anni ho ancora tanto da dare al calcio. Sono pronto a scendere in campo, a far vedere di cosa sono capace». Ma il tempo scorre. E a gennaio «potrei anche scegliere di smettere col calcio. Questo è un pallone malato. Giocano i giovani perché le società guadagnano coi contributi federali. E io che ho più di 200 partite tra i professionisti me ne sto a casa».
A parlare è Alessandro Tonti. Portiere. Classe 1992. Gli sportivi se lo ricorderanno con le maglie del Grosseto – ai tempi della Serie B, quando giovanissimo giocava in Primavera e si allenava in prima squadra con Pinilla e Joelson – e con il Borgo a Buggiano, in Seconda divisione (ex C2, nda) nella stagione 2012-2013. Poi un altro campionato da protagonista a Forlì, ancora in C2, e due annate al Teramo. La seconda – 2015-2016 – culminata con la promozione in Serie B. A segnare, in quella squadra da sogno, ci pensava un certo Gianluca Lapadula. Il “salto” in cadetteria è stato cancellato dalla giustizia sportiva, «ma noi quel traguardo lo abbiamo raggiunto sul campo», dice oggi Alessandro. Poi, per il portierone romagnolo, l’esperienza in B al Latina, quindi Mantova, Matera, la Serie D stravinta con il Como, la C con l’Avellino e – nella scorsa stagione – l’avventura al Ravenna, terminata con la retrocessione in D dopo i playout. Un portiere vero. Uno che tra i pali ci sa stare sul serio. Eppure, per lui, in estate non è arrivata neppure una chiamata.
«La verità è che sono vecchio per la categoria. Il calcio in C è molto strano. I giovani giocano perché la Federazione paga le squadre che li mettono in campo, in nome di una “valorizzazione” che illude i ragazzini senza farli crescere davvero. E se non hai gli “agganci” giusti resti fuori dal giro».
Quello di Alessandro è uno sfogo, ma anche una denuncia. «Non gioca chi è più forte, ma chi conviene di più alle società. Io mi alleno ogni giorno, da solo e con la squadra di Misano, che ringrazio per il supporto che mi sta offrendo. Voglio ancora credere che ci sia qualcuno pronto a darmi una chance. Me la merito», ribadisce Tonti. Uno che non ha peli sulla lingua. Che esce deciso. Per andare a prendersi quello che gli spetta.
Come quando vola fuori dai pali per mettere le mani sul pallone. «Quando non vado a correre e non sono al centro sportivo del Misano – racconta – vado a caccia con mio padre. È una mia grande passione». Sono lontani i tempi di gloria con Lapadula, ma Alessandro non molla.
«La mia storia nel mondo del calcio non è finita. Sono motivato, concentrato e carico. La chiamata arriverà, ne sono sicuro. E se a gennaio non mi vorrà nessuno, allora penserò a intraprendere un’altra strada. Ma voglio che la mia vita prosegua lì, dove è iniziata. Tra i pali. A difendere la porta».
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