Gargano e Frodati 40enni col vizio del gol e con un futuro diverso
Il bomber del San Prospero: «Voglio arrivare a 300 reti» L’attaccante del Lama: «Questa è la mia ultima stagione»
Gabriele Canovi
Assomigliano a un Nebbiolo o a un Barolo: Roland Frodati e Carmine Gargano sono come quei vini rossi che invecchiando acquisiscono sempre più gusto e valore. I due quarantenni attaccanti di Lama e Vis S. Prospero, con due doppiette, sono stati gli assoluti protagonisti di una domenica dal sapore retrò. Nonostante le due reti nel 3-3 in rimonta del suo San Prospero sulla Villa D’Oro, a detta di Gargano «il gol più bello rimane essere un punto di riferimento, sia dentro che fuori dal campo, per i compagni più giovani».
Che poi aggiunge: «Giocare con ragazzi che hanno vent’anni mi dà grandi stimoli, essere ancora qui è motivo d’orgoglio».
Dopo aver saltato le prime partite per infortunio, per il classe 1979 la doppietta di domenica significa rinascita: «È linfa di vita, tornare al gol dopo oltre un mese è stato liberatorio. La carta d’identità va considerata, ma ho ancora tanta voglia di mettermi in discussione: smetterò solo quando fare la borsa diventerà un peso e quando mi renderò conto di non essere più all’altezza».
Quel giorno, però, sembra essere lontano: «Con la doppietta ho raggiunto quota 262 gol, arrivare ai 300 sarebbe un traguardo strepitoso».
Chi invece appenderà gli scarpini al chiodo è Roland Frodati: «Se gioco ancora, mia moglie chiede il divorzio».
Il bomber ha trascinato il suo Lama nella vittoria di domenica sul Solignano.
«A 40 anni riuscire a dare qualcosa alla squadra e a me stesso è incredibile - spiega Rolly - fino a qualche anno fa una doppietta era qualcosa di ordinario. A questa età ci vuole fortuna, grande dedizione e una passione fuori dal comune».
Ciò che più spinge l’ex Polinago a continuare è, però, lo speciale legame con l’ambiente-Lama.
«Mister Scarabelli è come un fratello e il presidente Barbieri come un padre – dice il classe 1981 – sappiamo tutti quando sia difficile fare calcio in montagna. Siamo tutti una grande famiglia e anche con i ragazzi il rapporto è fantastico: spesso sono i più giovani, a cui cerco sempre di insegnare qualcosa, a trascinarmi con il loro entusiasmo».
Se Gargano in futuro si vede allenatore, Frodati ammette che: «Mi piacerebbe entrare nello staff di Scarabelli, per continuare a essere un riferimento per i tanti giovani dell’Appennino».
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