Caso tamponi, a Lotito due mesi di inibizione
ROMA. Alla fine la montagna (di accuse, anche gravi) partorì il topolino (la sentenza): due mesi di inibizione a Claudio Lotito e 50 mila euro di multa alla società sportiva Lazio, 5 mesi di inibizione ai medici sociali Ivo Pulcini e Fabio Rodia. È la sentenza della Corte d'appello federale della Figc, presieduta da Marco Lipari, del processo-bis per violazione dei protocolli anti-Covid dei biancocelesti la scorsa stagione. Una sentenza che arriva dopo che il Collegio di garanzia dello sport presso il Coni aveva stabilito di riformulare la sanzione inizialmente comminata dal giudizio di secondo grado federale a 12 mesi di inibizione per il presidente della Lazio. La decisione della Corte Federale d’Appello, arrivata in tarda mattinata, di fatto riabilita Lotito alle sue funzioni di presidente (domani potrà tornare negli spogliatoi della sua squadra in occasione della sfida di Europa League contro il Marsiglia) ma soprattutto di consigliere federale. C’era infatti l’eventualità che in caso di una pena superiore ai dieci mesi Lotito dovesse abbandonare la sua carica in seno all’organismo.
A seguito delle motivazioni della sentenza del Collegio di garanzia, Lotito aveva provato a far parte del consiglio successivo. In quell’occasione tuttavia il presidente della Figc Gabriele Gravina lo aveva invitato a lasciare gli uffici di via Allegri in quanto ancora squalificato. Da oggi Lotito potrà tornare a parteciparvi, avendo già scontato i due mesi a partire dal primo grado con sentenza emessa il 26 marzo scorso. La prima sentenza aveva scagionato Lotito e i medici per la questione della mancata comunicazione alle Asl della positività di alcuni calciatori e membri dello staff, ribadendo però la loro responsabilità per aver schierato due positivi in campo e in panchina nelle partite con il Torino (1 novembre 2020) e la Juventus (8 novembre. La Procura federale della Figc attenderà le motivazioni della Corte di appello federale per decidere se proporre ricorso al Collegio di Garanzia. Sarebbe tuttavia emerso a caldo, nell’ambiente, «sconcerto per l'irrogazione di sanzioni incongrue e prive di afflittività a fronte di violazioni gravi dei protocolli anti-Covid consumate in uno dei periodi più difficili di pandemia nel nostro Paese».
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