Sassuolo e il crollo di pubblico: i motivi dell’assenteismo e le possibili soluzioni
Calcio Serie A. Le dichiarazioni di Carnevali hanno riacceso i riflettori sul poco seguito dei neroverdi, scatenando molte reazioni sui social
SASSUOLO Dopo un anno e mezzo di chiusura dovuta all'emergenza Covid, gli stadi hanno riaperto le porte ai tifosi. Ma non a tutti sembra essere mancato l'appuntamento col calcio dal vivo, almeno non ai neroverdi, che stanno in larga misura disertando il Mapei Stadium. Non che il Sassuolo abbia mai avuto un seguito stellare (gli abitanti son pur sempre quarantamila), ma gli abbonamenti delle precedenti stagioni si assestavano sui sei-settemila, numeri neanche lontanamente raggiunti nelle ultime gare interne disputate dai ragazzi di Dionisi. Verrebbe da chiedersi dove sono finiti i dodicimila presenti al Braglia il 18 maggio 2013, il giorno della storica sfida promozione col Livorno. Col passare degli anni, infatti, la passione invece di aumentare pare essersi affievolita, in maniera per altro inversamente proporzionale alla crescita del club, che è stata inesorabile su tutti i fronti.
Nei giorni scorsi su queste colonne l'amministratore delegato Giovanni Carnevali si è detto stupito dello scarso seguito della squadra e ha ringraziato i soli sedici presenti allo Juventus Stadium mercoledì sera, scatenando non poche reazioni sui social, reazioni a dire il vero arrivate da parte di chi lo stadio abitualmente lo frequenta, ma si è trovato costretto a saltare la trasferta di Torino per l'orario proibitivo (le 18.30 del mercoledì non sono il massimo per chi lavora). In realtà, il discorso voleva essere più generale, è ovvio che per chi nel Sassuolo ci lavora infastidisca di più il Mapei Stadium mezzo vuoto la domenica alle 15 dello Juventus Stadium nel turno infrasettimanale, ed è su questo che bisogna lavorare.
Quando qualcosa non va, a farsi delle domande devono sempre essere tutte le parti coinvolte. Si è sempre detto che a Sassuolo la tradizione mancasse e andasse costruita, partendo principalmente dalle nuove generazioni. Chi se non i giovani cresciuti con la squadra della propria città già in Serie A può appassionarsi al neroverde invece che ai colori delle big? Lo stadio a Reggio Emilia non aiuta in questo senso, un sedicenne che voglia andare a vedere le partite, deve farsi accompagnare. Per questo negli anni gli abbonamenti family hanno avuto largo successo ed è forse anche questo a mancare adesso (sebbene i miniabbonamenti disponibili per i tre match casalinghi con Venezia, Empoli e Cagliari abbiano prezzi vantaggiosissimi). Magari organizzare dei pullman che consentano di arrivare a Reggio ai giovani anche senza i genitori non sarebbe male.
In città c'è il centro sportivo, vero, ma da circa due anni, è praticamente inavvicinabile, gli allenamenti a porte aperte non esistono più, con tanti saluti ai ragazzini che aspettavano i loro idoli fuori dal Ricci ormai diverso tempo fa. Con il migliorare della situazione sanitaria, questo è un aspetto su cui forse si potrebbe lavorare, il Mapei Football Center doveva essere un regalo alla città, così dissero il Patron Squinzi e la Dottoressa Spazzoli, ma purtroppo ad oggi non è stato molto frequentato, in larga parte per cause di forza maggiore che si spera stiano venendo meno.
Detto questo, per quanti passi il club possa ancora fare verso i tifosi, è ora che i tifosi stessi ripaghino l'impegno e gli investimenti della società, non si può gioire per la volontà dei fratelli Squinzi di non mollare e poi non restituire nulla e non dar loro una buona ragione per continuare a credere nel progetto. Perchè non si tifa sui social, ma allo stadio.
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