Gallicchio: «Voglio un Athletic Carpi deciso a tentare una grande impresa»
Il nuovo tecnico biancorosso: «Un onore la chiamata del presidente Lazzaretti e poter lavorare nella mia città»
Fabio Garagnani
Il nuovo tecnico biancorosso Claudio Gallicchio chiarisce sin da subito lo spirito con cui ha accettato la proposta del patron Claudio Lazzaretti. L’ha fatto ieri mattina dalle stanze della Texcart, diventata il quartier generale della società: «Il Campionato? Io lo vorrei vincere – dice durante la presentazione alla stampa – e so che è difficile fare una dichiarazione del genere in questo momento, ma è quello che è sempre stato nella mia indole da giocatore e poi da allenatore. E' difficile? Difficilissimo, non possiamo più sbagliare ma nello stesso tempo debbo portare questo dentro la testa dei giocatori. Se ci riuscirò sarò stato bravo». Un’esperienza in cui porta anche un po’ di carpigianità, seppur d’adozione: «Sono di Napoli, ma Carpi non è solo la città in cui sono stato giocatore: ci abito e ci sono nati i miei figli. E' normale che mi senta addosso questi colori. La responsabilità è tanta, però sono contento di avere questa opportunità. Darò tutto quello che ho e forse anche di più. Sono contento di rappresentare questa città in questo momento, sono fiero e orgoglioso di farlo perché è una piazza importante e ci sono persone che stanno facendo grandi sacrifici e meritano soddisfazione». Così l’ha reclutato Lazzaretti: «Ho appreso la notizia martedì e l’emozione era tanta. Il Presidente è una persona molto ambiziosa. Mi ha chiesto di fare il massimo possibile e ottenere il massimo. Ma so qual è il suo obbiettivo ed è la stesso che ho anch’io». Quella di tornare ad incrociare il destino con i colori biancorossi era un desiderio che covava da tempo: «Alla Bagnolese avevo comunicato che volevo fare un campionato con una società importante, quando ancora l'Athletic non c'era. Ambivo a qualcosa di più, ad altri traguardi. Quando è nato l'Athletic i miei occhi si sono illuminati. Ho rinunciato a qualche proposta perché una speranza l'ho sempre avuta». La gestione di Gallicchio non intende però rappresentare una frattura netta col passato di Bagatti, almeno non nell’immediato: «Non sono un folle che stravolge tutto dall'oggi al domani. Devo dare un'impronta diversa sotto il profilo della voglia e della cattiveria, che devono essere sempre al massimo. Io conosco bene i tifosi e vogliono vedere una squadra che non molla mai. Su ogni pallone ogni situazione al di là del risultato. Voglio partire da una squadra che non ha paura di nulla». Le prime sensazioni sembran buone: «Ai ragazzi ho chiesto disponibilità e me l'hanno data. Hanno lavorato bene, senza tirar indietro la gamba, con tanta voglia. Il morale non è altissimo. Essere a dieci punti dalla prima dopo otto giornate non aiuta e manda in apprensione. Invece devono scrollarsi di dosso questa sensazione perché la squadra è importante. Ci sono giocatori importanti, con del potenziale. Bisogna solo cercare di tirarglielo fuori». Sul piano tattico qualcosa potrebbe in realtà cambiare già oggi. In prospettiva cambierà in difesa: «12 gol in 8 partite sono tanti. Inizierò con la difesa a quattro, ma non è detto che in futuro si possa passare a tre».
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