Mancini: «Andremo in Qatar e vinceremo» Quattro mesi per ritrovare gli azzurri
Il ct deve recuperare giocatori adesso appannati e ricreare la mentalità che ha portato l’Italia sul tetto d’Europa
Enzo Bucchioni
«Andremo ai mondiali e li vinceremo». Il cielo d’Irlanda è ancora nero, ma Roberto Mancini rilancia e azzarda, è nello stile dell’uomo e nel carattere dei condottieri. E poi, in fondo, pensare positivo aiuta a esorcizzare una notte che d’Italia non aveva niente, neppure il colore della maglia. Una notte che ha fatto saltare in aria le giovani certezze appena costruite e riaperto le porte a vecchi fantasmi.
Dov’è finita la Nazionale che quattro mesi fa ha vinto l’Europeo non lo sappiamo, il problema adesso è ritrovarla più in fretta possibile. Come? Sicuramente non buttando tutto a mare come vorrebbe chi ragiona di pancia e come quelli che ieri sui social paragonavano Mancini a Ventura chiedendone la testa. Un po’ come confondere la lana con la seta. E allora non confondiamoci. La delusione è scontata, cocente, ovvia, nessuno al momento del sorteggio si aspettava che l’Italia non riuscisse a conquistare i mondiali in un girone facile, a maggior ragione dopo che questa squadra è diventata campione d’Europa, ma il mondiale è ancora possibile e da qui bisogna ripartire.
Nessuno nasconde le difficoltà di un play off complicato per la formula, due gironi da quattro, e per le nazioni che ci sono arrivate come il Portogallo di Ronaldo o la Polonia di Lewandowski, e pure la Svezia, la nostra bestia più nera. Tanto per dirne qualcuna. Ma anche all’Europeo c’erano nazionali forti, molte più forti di noi, e l’abbiamo vinto. Da qui dobbiamo ripartire, dallo spirito, dall’energia, dalla fame di quell’Italia che aveva voglia di dimostrare e ha dimostrato. Ma anche da quel gioco. Mancini ha costruito la sua Nazionale ben sapendo di non avere una squadra di fenomeni, li ha fatti crescere attraverso un’idea di calcio moderno che non apparteneva alla nostra cultura calcistica, ha dato certezze e personalità e questi valori ripuliti dalle scorie dell’appagamento post-Europeo non sarà difficile ritrovarli. Non ci sono giocatori forti lasciati a casa, convocazioni sbagliate o clamorosi errori del Ct o di altri (rigori a parte) nelle ultime deludenti prestazioni, il gruppo è questo e andrà rigenerato. Non è facile, ma possibile.
Con la Svizzera e con l’Irlanda non ha funzionato il gioco anche per l’assenza di interpreti fondamentali come Verratti, Spinazzola e Chiellini, per l’evidente scarsa condizione fisica di Jorginho, i problemi di Barella e il momento non felice di Chiesa. E la poco personalità di altri. Anche l’assenza del criticato Immobile s’è sentita eccome, i suoi movimenti, la sua forza fisica sono sempre stati molti utili per aprire spazi agli esterni e ai centrocampisti. Non scuse, ma realtà. Con questi giocatori e questi valori si può ritrovare la strada della Mancionale. Sperando di recuperare energie anche dai vari Pellegrini e Zaniolo, magari valutando Politano. Non è il momento delle rivoluzioni o delle epurazioni, non ce ne sarebbe il tempo, non vedo nel calendario neppure una finestra libera per organizzare un’amichevole da qui alla fine di marzo.
Mancini però non deve farsi prendere dalla riconoscenza a tutti i costi, un problema che nel passato ha condizionato molti suoi predecessori. Penso a Valcareggi nel dopo mondiale messicano, ma anche al mitico Bearzot che s’è inabissato con i suoi eroi del 1982. Ma pure Lippi ha portato in Sudafrica per inconscia riconoscenza, dei reduci del 2006. Nei quattro mesi che ci separano dagli spareggi se il campionato dovesse suggerire idee o soluzioni andranno prese al volo. Di Marco, tanto per dirne uno, con l’Inter sta facendo molto bene. Il Ct comunque ha dimostrato sempre di essere attento ai suggerimenti del campo. Più difficile pensare che le convocazioni possano coinvolgere uno come Lucca che segna tanto, ma in serie B. Non è il momento del conservatorismo a tutti i costi, ma neppure degli esperimenti. La vittoria agli Europei era stata usata dai soliti dirigenti per dimostrare che il nostro calcio era guarito e forte, ma non è così. Bastava leggere i nomi dei nazionali di Francia, Spagna, Inghilterra o Germania e l’elenco è lungo, per capire che quelle squadre e quei movimenti calcistici sono e restano più forti e organizzati di noi. L’estate di Mancini è stata una straordinaria eccezione, l’autunno ci ha riportati più vicini alla nostra dimensione, ma non ce la faccio a pensare che l’Italia possa restare fuori dal mondiale per due volte di fila.
«Ci saremo e lo vinceremo», proviamo a ripetere il mantra di Mancini. Non si sa mai. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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