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Da Frassinoro in Norvegia coi suoi cani L’affascinante sfida del musher Fontana

Da Frassinoro in Norvegia coi suoi cani L’affascinante sfida del musher Fontana

Sleddog. Ad inizio febbraio partirà dal nostro Appennino per partecipare alla prestigiosa Femundløpet, gara di 450 km  

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il personaggio

La grande prova, del tutto nuova, è in programma per il 3 febbraio. Fino ad allora, allenamento senza sosta, cominciato per altro già a fine agosto, non appena la temperatura, a 1200 metri d’altezza, era scesa sotto i 15°, almeno al mattino e alla sera. Una gran fatica, ma anche una soddisfazione che si assapora giorno per giorno, prima ancora del grande evento: riuscire a percorrere con i propri cani 450 chilometri sulla neve e tra i paesaggi straordinari della Scandinavia. È questo, e altro ancora, il mondo quasi magico in cui introduce il musher Luca Fontana di Frassinoro sull’Appennino modenese, che dal 2014 ha cominciato l’allevamento di cani Siberian Husky e, soprattutto, le gare di sleddog sulla lunga distanza, dai 100 chilometri in su, fino ad arrivare ai 450 chilometri che lo attendono a febbraio nella Femundløpet, la competizione più importante e prestigiosa a livello mondiale di sleddog. Cominciata come una passione da aggiungere al lavoro quotidiano, Luca con la sua attività ha pian piano fatto crescere un allevamento – Casa Mancino – che attualmente ha sedici cani e assicura una cucciolata all’anno. «Una scelta, quella di contenere il numero delle nascita – spiega -, perché tutto rimanga nell’ambito di un’attività che ha a cuore la salute e il ben stare dei cani. Cerchiamo di selezionare anche le persone cui affidiamo i cuccioli».

Ora però l’attività è tutta concentrata sulla prossima gara. Ma perché questa passione nata nel cuore degli Appennini? «Una sfida di nicchia e animali molto interessanti rappresentano senz’altro una buona spinta – afferma il 38enne Fontana, che nella vita di tutti i giorni fa il piastrellista -. Sono animali impegnativi da allenare, perché hanno uno spirito fortemente predatorio, poco incline a piegarsi alle richieste pensate per i cani da compagnia. Tuttavia, hanno un’indole votata al “ragionamento” ed è notevole la soddisfazione di portarli a raggiungere gli obiettivi fissati. È sufficiente vedere la loro gioia quando capiscono che si sta per attaccare la slitta e partire. Sembrano nati per questo». Infatti, i Siberian Husky originariamente erano cani da lavoro e questa indole l’hanno mantenuta: «Con loro si è sicuri di tornare a casa – conferma -. Sono meno veloci di altre specie, ma hanno una notevole resistenza».

Le gare che Fontana affronta con i suoi 16 cani sono non-stop, nel senso che, a parte le soste obbligate per rifocillarsi e verificare la salute dei cani, si corre di giorno e di notte, fino al raggiungimento del traguardo. «Trecento chilometri si fanno in circa 15 ore», esemplifica Fontana, che d’inverno nell’area in cui vive non propone l’esperienza della sleddog, perché non ci sono le condizioni. «In estate, invece, abbiamo cominciato a proporre esperienze di Dog Trekking, con un buon successo, perché è un’attività adatta a ogni età». In sostanza, si possono fare passeggiate legati ai cani con imbragature adatte. Gli Husky conducono i turisti lungo sentieri che conoscono. «Questa attività è una passione ed è destinata a restare tale anche in futuro», pensa Fontana, che mira invece a disputare la gara più famosa e impegnativa, quella lunga 600 chilometri, portandosi ancora più a Nord della Scandinavia, dove nei mesi scorsi ha soggiornato per oltre un mese, producendo uno straordinario documentario, Tjikko, ricevendo la mezione d’onore nella sezione documentari del recente Ficts Festival di Milano.



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