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RIFUGIATI IN ITALIA, NIENTE GIOCHI DI PECHINO 

Il sogno svanito dei primi due sciatori olimpici afghani

Il sogno svanito dei primi due sciatori olimpici afghani

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Trento. Quando i talebani hanno ripreso il potere, dopo vent’anni di missione di pace internazionale, non ci hanno pensato due volte a prendere il primo volo militare italiano disponibile. Dall’Afghanistan a Trento, come rifugiati politici. Con un sogno destinato a rimanere nel cassetto: alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 essere i primi sciatori afghani. «Ci siamo allenati senza sosta per mesi accarezzando l’idea di rappresentare il nostro Paese ai Giochi – raccontano Sayed Alishah Farhang e Saijad Husaini –. Per la prima volta nella storia dello sci olimpico, la nostra bandiera sarebbe stata vista da tutto il mondo. Invece, in un attimo, tutto è svanito. È difficile da accettare, ma in pochi giorni è tutto finito».

Oggi Farhang vive sotto protezione a Trento, Husaini a Varese. «Siamo originari di Bamiyan – precisano i due atleti –. Nel 2017 avevamo gareggiato per l’Afghanistan ai Campionati mondiali di sci alpino di St. Moritz.

L’anno dopo, per un soffio, non abbiamo centrato la qualificazione per i Giochi olimpici invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud. Non abbiamo mollato, allenandoci praticamente giorno e notte per Pechino. Ce l’avremmo fatta se l’Occidente non avesse deciso di abbandonare il nostro Paese». La fuga e ora la rinascita tra corsi di italiano e allenamenti sulle montagna trentine e lombarde.

«Mi piacerebbe trovare un lavoro in quota – sottolinea Farhang –. Le montagne sono la mia vita. Da noi non ci sono impianti di risalita, funivie, tantomeno skilift. Sciare in Afghanistan è complicato, del resto come vivere. Prima di fuggire in Italia ero guida sull’Hindu Kush, la catena attraversa Afghanistan e Pakistan. Poi facevo l’istruttore di sci per bambini e dirigevo il Bamyan ski club, organizzazione non governativa con sede in Svizzera fondata da Christoph Zürcher che dal 2011 promuove lo sci in quest’area. Un modo per contribuire al cambiamento culturale del mio Paese attraverso lo sport». Farhang ha scoperto la passione per lo sci nel 2011, con due tavole di legno legate alle scarpe. «Chi mi ha insegnato? Un istruttore italiano – dice Farhang –. Ferdinando Rolando era arrivato dalla Valle d’Aosta all’Afghanistan proprio grazie al programma del Bamyan ski club».

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