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Il fallimento e la rinascita: l’addio al vecchio Carpi e la salvezza con Lazzaretti

Fabio Garagnani
Il fallimento e la rinascita: l’addio al vecchio Carpi e la salvezza con Lazzaretti

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Fabio Garagnani

Un anno fa, di questi tempi, nessuno in casa biancorossa immaginava di dover passare attraverso un fallimento e una rinascita. Gli appassionati carpigiani si affacciavano al nuovo anno con spirito positivo: la compagine societaria sembrava essersi assestata dopo le tribolazioni dell’ottobre precedente che avevano allontanato l’ombra di Banca Cerea sulla gestione ed estromesso Simone Morelli dalla presidenza, mentre la classifica era ancora rassicurante, nonostante una flessione proprio sul finire. Piuttosto, il pensiero era al focolaio di Covid che aveva colpito l’intera squadra e che avrebbe ritardato la ripresa del campionato, slittata al 17 gennaio, quando la coppia De Cenco-Ferretti avrebbe liquidato con uno spettacolare 4-2 il Ravenna al Cabassi. L’ultimo picco della stagione, perché da qui in avanti sarebbe andato tutto a rotoli.

POCHESCI

Nella giornata successiva contro il Matelica, compagine di pari classifica, un Carpi malconcio tra assenti e rientri affrettati rimane in dieci e perde 1-0. Ne scoppia un pandemonio. Anche perché emergono i contrasti che sottotraccia stanno condizionando il calciomercato di quei giorni. Di qua Mister Pochesci e il dg Morrone, di là il ds Mussi e Marcellusi, socio della società per il tramite di Vft e di persona dopo aver rilevato il 10 % di Dm Legno. Per decisione del Cda è responsabile dell’area sportiva. Comanda lui, e quindi si cambia: Morrone si dimette, via Pochesci, dentro Foschi che prende 20 gol in sei partite e saluta tutti. Poi ancora Pochesci traghetta alla salvezza da separato in casa. Finale non entusiasmante, ma ciononostante i tifosi potevano continuare a covare sensazioni positive. In fondo c’era una società garantita dalla presenza carpigiana di Ncs, col presidente Mantovani e il socio Fantuzzi sempre in prima linea, e poi qualche talento, come Giovannini, Venturi e i portierini, c’era pure. Alla meno peggio sarebbero serviti a rimpinguare le casse, nelle quali ancora non era entrato l’intero aumento di capitale di un milione deliberato dal Cda.

IL CARPI FC FRANA

Sarebbero serviti, per l’appunto, perché in realtà a giugno tutto si ferma. Per giorni e giorni si rimanda l’ingaggio del nuovo allenatore, mentre di rinnovi, e sono in tanti a scadere, neppure se ne parla. Stranezze, si direbbe, se non che l’8 luglio la Covisoc gela il popolo del Cabassi: i conti non sono regolari, l’iscrizione è sub-iudice. La società palesa tranquillità: un problema burocratico, un’interpretazione della norma, pochi contributi non versati. Non è così. Alla Gazzetta era chiaro già il giorno successivo, quando aveva titolato «Nubi nere si addensano sul Carpi che ora rischia di non fare la C». Infatti non la farà, nonostante la società si spinga fino al surreale, presentando l’allenatore Siviglia e annunciando il ritiro il 15 luglio, nel giorno stesso in cui il Consiglio federale la esclude dalla Lega Pro confermando il giudizio della Covisoc. Poi insiste: va al Collegio di Garanzia del Coni, che conferma, e inizia una lunga, lunghissima battaglia nelle aule della Giustizia amministrativa che si concluderà solo a novembre. Sempre con lo stesso esito: escluso. Dalla C per non aver rispettato scadenze perentorie di versamenti Inps e Irpef, dalla D per un paio di leggerezze in chiave procedurale.

LA RINASCITA

Quando inizia il mese di agosto, il rischio che Carpi rimanga priva della sua storica squadra di calcio è concreto. E lo rimane fino a quando non si palesa Claudio Lazzaretti. E’ di Carpi ma è patron della Correggese. Tenta di tenere insieme le cose proponendo un’area vasta sonoramente bocciata dalla sindaca della città reggiana. Poi il 13 agosto la Gazzetta anticipa la sua scelta di cuore: mette 300 mila euro a fondo perduto per l’iscrizione in D, vende il sodalizio reggiano, partecipa alla Manifestazione di interesse bandita dal sindaco Bellelli, crea una nuova matricola e la chiama Athletic, come una realtà confluita nell’Ac Carpi negli anni Ottanta, a sua volta erede della Folgore e del Quartirolo. Tra non pochi problemi logistici, e con il Cabassi tenuto in ostaggio dal vecchio Carpi Fc 1909, il 12 settembre la nuova società fa il suo esordio assoluto in Coppa Italia contro il Mezzolara. Finisce 2-1, non prima che lo stadio, nel quale si gioca sfruttando gli slot che la Convenzione garantisce al Comune, tributi un mare di applausi al presidente Lazzaretti. Col pubblico, la scintilla è scattata. Non così con gli allenatori: in poco più di tre mesi ne passano tre. Da Bagatti a Gallicchio fino a Togni, ingaggiato da un paio di settimane. In eredità ha ricevuto una classifica che lascia aperti spiragli solo in chiave play-off. Chi aveva altre aspettative si è scontrato con l’inevitabile trambusto. Ma l’anno, per fortuna, è finito.

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