Loris Stradi: «Il golf supera ogni barriera»
«È un mondo dove siamo tutti uguali e dove l’handicap può essere un vantaggio. Sogno le Paralimpiadi di Parigi»
Gabriele Canovi
“Quando l’handicap diventa davvero un vantaggio” è questo lo slogan, nello sport e nella vita, del modenese Loris Stradi, golfista 50enne reduce da un prestigioso settimo posto all’Open nazionale disabili d’Italia. “L’incredibile particolarità del golf – racconta Stradi – è il suo essere coì democratico e meritocratico. La disabilità che si trasforma in un vantaggio non è solo un semplice gioco di parole, ma rappresenta la vera realtà dei fatti. Nel golf, per cercare di pareggiare il livello tra i vari giocatori, viene concesso un vantaggio, o handicap, che va da 0 a 54 colpi che si aggiungono ai 72 previsti dal regolamento. Questo dà grande omogeneità al gioco”. È proprio l’inclusività la principale caratteristica di uno sport erroneamente considerato dai più come elitario ed esclusivamente rivolto a determinate categorie socio-economiche. “Non c’è nulla di più sbagliato – continua Loris Stradi – golf è sinonimo di uguaglianza. È diventato a tutti gli effetti uno sport per tutti”. Considerazioni che vengono confermate dai fatti: il golf, infatti, è l’unico sport insieme alla vela dove atleti normodotati e disabili possono gareggiare come avversari. “Nella mia esperienza a livello di tornei dilettantistici ho sempre giocato contro golfisti non affetti da disabilità – afferma il modenese – ma soprattutto anche contro atleti di ogni livello, età e genere. Il golf è un’opportunità per conoscere e scoprire te stesso: sei solo contro il campo, ma allo stesso tempo c’è grande solidarietà e cooperazione tra avversari. In un contesto come il golf paralimpico, ci si aiuta gli uni con gli altri, ci si guarda le palline a vicenda e ci si dà una mano anche con il cart”. Un mondo, quello degli handicap, decisamente vasto e intrecciato: “La mia disabilità Inail nasce da un grave incidente stradale del 1995 mentre mi stavo recando a lavoro – racconta Stradi – che mi ha causato lesioni multiple come fratture al volto, la rottura del diaframma e un problema al femore della gamba sinistra. Dopo una lunga riabilitazione di tre anni, su consiglio dei dottori, ho deciso di intraprendere una disciplina sportiva con l’obiettivo di rinforzare i muscoli. Avevo da sempre il pallino del golf, anche se lo consideravo uno sport da vecchi – ammette con il sorriso – così mi sono avvicinato facendo le prime lezioni sul campo di pratica”. Percorso golfistico, dunque, partito nel lontano ’98 e che ha toccato il suo apice con il settimo posto conquistato a ottobre al Royal Park i Roveri di Torino nella 21esima edizione dell’Open disabili d'Italia. “È stato già un successo poter partecipare a un torneo così prestigioso – dice Loris Stradi visibilmente emozionato – sono entrato in contatto con una realtà stupenda conoscendo persone da tutto il mondo con disabilità di ogni tipo. Sotto l’aspetto sportivo potevo fare meglio, ho pagato un po' di emozione nel primo giorno. Obiettivi per il futuro? Sono entusiasta e voglio volare alto. In estate ho partecipato alle selezioni per la Nazionale Paralimpica che si sta formando: sono scaramantico e non voglio dire nulla, ma il sogno è vivo, anche in ottica delle prossime Paralimpiadi di Parigi nel 2024, quando il golf dovrebbe diventare sport paralimpico”. Obiettivi importanti anche fuori dal green: “Il mio impegno è rivolto a dare visibilità al golf paralimpico, facendo avvicinare soprattutto i giovani. Anche a livello mediatico bisogna parlarne, deve arrivare alla gente».
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