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IL DOTTOR SAVINO 

«Niente scorciatoie, il virus non perdona e chi l’ha avuto riparta con cautela»

Gabriele Canovi
«Niente scorciatoie, il virus non perdona e chi l’ha avuto riparta con cautela»

«Asintomatici e vaccini hanno portato a nuove valutazioni ma meglio un esame in più e gli atleti non abbiano fretta»

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Gustavo Savino, direttore della Medicina dello Sport dell’Ausl di Modena, fa il punto della situazione su Covid e agonismo.

Dottor Savino, in questi due anni avete riscontrato problemi fisici tali da vietare di fare sport agonistico a qualche atleta?

«Per problemi strettamente correlati al Covid, a Modena non abbiamo avuto a che fare con sospensioni permanenti. Essendo tenuti a fare controlli e accertamenti aggiuntivi trenta giorni dopo la negativizzazione di un paziente, il certificato agonistico si sospende temporaneamente, ma in tutti i casi esaminati è stato poi riattivato. C’è stato, però, un paziente a cui abbiamo fatto approfondimenti aggiuntivi».

Ci dica di più.

«È il caso di un atleta non più giovanissimo che aveva contratto il Covid in forma asintomatica. Dopo i risultati positivi dell’ecografia, i dati del test da sforzo avevano evidenziato una variazione cardiaca del ritmo. Abbiamo voluto effettuare un accertamento cardiaco in più, nello specifico una risonanza miocardica, che però non ha portato alla luce dati negativi. Probabilmente si è trattato dei cosiddetti effetti di “long Covid”, ovvero lo strascico di sintomi che il virus può lasciare e che possono durare qualche settimana. Il paziente, colpito con ogni probabilità da questa sintomatologia, ha evidenziato tali effetti perché sottoposto a test dove ha dovuto impegnare muscoli e fare sforzi. L’esempio avvalla l’importanza della prudente rivalutazione degli atleti».

L’elevata percentuale di asintomatici ha portato alla modica di approccio.

«Fino a dicembre non avrei cambiato nulla del protocollo: la variante Delta era potenzialmente più critica a livello cardiovascolare di quella attuale e servivano numeri importanti dalla campagna vaccinale».

Che consigli darebbe ai suoi pazienti che tornano all’attività agonistica?

«Inizialmente di astenersi da attività intense. Consiglio di fare il minimo indispensabile per tenersi in forma, senza toccare livelli di sforzo alti, perché, nel caso in cui dovesse verificarsi una qualsiasi malattia cardiaca, potrebbe causare seri effetti secondari».

E, invece, cosa direbbe ai club che hanno congelati i propri tesserati in attesa della visita sportiva?

«Serve pazienza e di non farsi tentare da soluzioni secondarie che sviano il protocollo. È vero, parliamo di linee guida, e quindi di raccomandazioni non obbligatorie, ma riducendo controlli e tempistiche cresce il rischio di successive complicazioni».

Analizzando il vecchio protocollo ora, un anno dopo, che valutazione dà alle linee guida adottate?

«Forse ora possono essere ritenuti protocolli obsoleti, ma secondo me la prudenza non è mai troppa. È sempre meglio fare un esame in più che uno in meno. Onestamente siamo ancora ignoranti sulle possibili malattie cardiovascolari su soggetti sportivi colpiti da Covid. Se in questo anno ci siamo resi conto di aver fatto troppi controlli, significa che abbiamo seguito la nostra coscienza e abbiamo operato bene. Il contrario sarebbe stato preoccupante: non trovando nessun tipo di malattia nei soggetti valutati abbiamo comunque ottenuto un risultato importante».

A quali considerazioni vi hanno portato i dati ?

«Con i medici dello sport, le Ausl e gli enti pubblici si è deciso di redigere un archivio con tutte le valutazioni fatte dall’entrata in vigore del protocollo. Banca dati che verrà resa pubblica a breve. Si può dire che l’attività sportiva aiuti a prevenire da eventuali danni cardiovascolari».

Ha avuto a che fare con cliniche private che sviano le linee guida? Qual è il rischio di questo modus operandi?

«Chiunque adotti scorciatoie o protocolli differenti da quelli ufficiali rappresenta un pericolo per la salute degli atleti. Abbiamo avuto persone che si sono rivolte a noi per una valutazione più approfondita dopo controlli, considerati sommari, svolti da realtà private».

Gabriele Canovi

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