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Stefano Aravecchia
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TORINO. La vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo. La scorsa stagione allo stadio Olimpico Grande Torino il Sassuolo perse una partita assurda che gli costò la qualificazione all’Europa. Quel giorno, era il 17 marzo, i neroverdi avanti di due gol grazie alla doppietta di Berardi si fecero rimontare e battere dai granata nel recupero. Una beffa tremenda che l’attaccante guardò dalla panchina, perchè sostituito da De Zerbi. Ieri le parti si sono invertite: nonostante una prestazione assai modesta del Sassuolo, ad evitare la sconfitta è stato proprio Berardi che, a due minuti dal novantesimo, si è inventato dal nulla una giocata delle sue, sfornando l’assist (il 10° stagionale) per il pareggio di Raspadori. Stavolta a dover ingoiare l’amarissimo boccone è stato il Torino, padrone del campo per tutto il match e che avrebbe senza dubbio meritato di vincere. Praticamente si è rivisto il replay della partita col Verona, squadra con caratteristiche e atteggiamento molto simili al Toro, anche se in quel caso il Sassuolo nella ripresa aveva avuto una reazione per poi mollare. Tatticamente Juric ha vinto il duello con Dionisi: il suo Torino ha sporcato le giocate classiche dei neroverdi (uscite basse, scambi in velocità, ricerca del terzo uomo) con una disposizione aggressiva, marcature individuali asfissianti e raddoppi costanti soprattutto in prossimità delle fasce laterali. Al resto hanno pensato Bremer, che ha annullato Scamacca, e per almeno 70 minuti l’indemoniato Singo oltre a un Sanabria ispirato. Sassuolo praticamente mai in partita, in balìa della fisicità e cattiveria agonistica di un Torino che ha avuto l’unico demerito di non concretizzare la propria superiorità: dopo il vantaggio di Sanabria, i granata hanno infatti colpito tre legni senza dimenticare un paio di prodezze di Consigli. Insomma, poteva stravincere esattamente come il Sassuolo nella scorsa stagione. Ma il calcio, si sa, sfugge a qualsiasi regola. E anche ieri, in una partita dove i neroverdi non hanno fatto un solo tiro in porta in 88 minuti, il banco è saltato quando ormai sembrava tutto scritto. Merito del genio di Domenico Berardi che con una giocata delle sue ha messo sui piedi di Raspadori il più facile dei gol gelando l’Olimpico Grande Torino e facendo infuriare Juric, incredulo per l’epilogo del match. Un punto che vale oro per un Sassuolo che stavolta ha visto premiata la capacità di soffrire e non mollare mai, complice una robusta dose di buona sorte. Poi la qualità di Berardi e Raspadori nel finale ha generato un pareggio insperato quanto bugiardo, per il resto c’è poco da salvare.

Fin dall’avvio il Torino ha preso il sopravvento contro un Sassuolo incapace di esprimere il proprio gioco. Il 4-3-3 scelto da Dionisi non funziona, dopo un quarto d’ora Sanabria la sblocca di testa, saltando tra Chiriches e Ferrari. La pressione del Torino non cala, nonostante i rischi che si prendono i granata, con un uomo contro uomo a tutto campo, il Sassuolo non riesce a costruire nessuna azione pericolosa. Consigli tiene in partita i neroverdi negando d’istinto il raddoppio a Sanabria, poi è il palo a salvarlo su un siluro di Mandragora. Nella ripresa Dionisi prova a correre ai ripari tornando al 4-2-3-1 con Rogerio al posto di Harroui. Eppure il Sassuolo continua a farsi schiacciare dal Torino che scuote la traversa con Sanabria. Si fa male Rogerio, entra Defrel: con quattro attaccanti di ruolo in campo i neroverdi sperano di intimorire i padroni di casa, che invece persistono nel caricare a testa bassa. L’imprendibile Sanabria sfiora il raddoppio, poi è Bremer di testa a colpire il terzo legno di giornata per il Torino. Il risultato resta in bilico e nel finale il Sassuolo, sfruttando anche il calo atletico degli avversari, mette finalmente il naso fuori. Prima con un tiraccio di Kyriakopoulos fuori bersaglio, poi al minuto 88 quando entra in scena Berardi che sfrutta l’unica disattenzione della difesa granata e, dopo una giocata mix di potenza, tenacia e qualità, mette la palla in mezzo per Raspadori che da due passi timbra il pareggio.

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