Gazzetta di Modena

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VERSO LE OLIMPIADI 

Lacrime e coraggio la sfida di Sofia «Se è il piano di Dio devo accettarlo»

Daniele Conti

Corsa contro il tempo: il 15 febbraio c’è il SuperG a Pechino Goggia subito al lavoro in piscina. I medici: «Può farcela» 

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«Se questo è il piano che Dio ha per me, altro non posso fare che spalancare le braccia, accoglierlo e accettarlo. Grazie a tutti». Una foto sorridente, sugli sci, accompagnata da due cuori. Uno però è spezzato. L'infortunio di Sofia Goggia nel supergigante di Cortina tiene in ansia milioni di italiani che vorrebbero vedere la campionessa olimpica 2018 di PyeongChang (oro in discesa) presente anche ai prossimi Giochi Olimpici di Pechino. Una battaglia contro il tempo, la stessa che Sofia è abituata a fare tutti i giorni in pista contro il cronometro. Allenamenti, gare ma anche tanti incidenti purtroppo che hanno condizionato la vita della ventinovenne bergamasca, grande specialista delle discipline veloci. Ed ora subito piscina e crioterapia. E’ scattatta una corsa contro il tempo. Sofia ha iniziato a sciare all'età di tre anni sulle piste di Foppolo, nell'Alta Val Brembana a pochi chilometri da casa nel capoluogo orobico. Nel 2007 il debutto nelle gare giovanili a Livigno, l'anno successivo il debutto in Coppa Europa ed un quinto posto nel gigante valido come gara FIS all'Abetone. Poi la scalata alla Coppa del Mondo ben dieci anni fa viene convocata in nazionale ove esordisce nel dicembre 2011 senza concludere lo slalom gigante di Lienz. Ma sono gli anni successivi che la vedono trionfare ben 17 volte in discesa e supergigante e raccogliere il testimone della statunitense Lindsey Vonn. Proprio a Cortina nel dicembre 2019 Sofia, ferma per infortunio, si inchina davanti al suo idolo che decide di chiudere la carriera sull'Olympia dopo 82 gare vinte di cui 12 trionfi sulla sua pista preferita.

Come allora piange Sofia perché è consapevole di quanto le è accaduto: «Mi dispiace, è uno stop che non ci voleva in un momento così importante della stagione – ha affermato Goggia -, ma ho già cominciato la fisioterapia per cercare di difendere il titolo olimpico nella disciplina che più amo». Poi si ricorda quanto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha detto in occasione della cerimonia della consegna del tricolore agli atleti della spedizione azzurra in partenza per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022. «Mi esortò a guardare oltre" continua Goggia "verso quelli che sarebbero stati traguardi lontani e verso quella che sarebbe stata la spedizione invernale di Pechino 2022. Una esortazione a trovare la forza e il coraggio di guardare avanti incurante degli ostacoli che avrei trovato nel mio percorso». Questo è il vero motivo per cui Sofia cercherà anche stavolta di tenere fede alla sua forza, al suo carattere che l'hanno portata a vincere la Coppa del Mondo di discesa nel 2018 e nel 2021 oltre a due medaglie mondiali. Senza dimenticare l'oro olimpico in discesa che mancava all'Italia dal 1952 (primo e unico successo italiano firmato da Zeno Colò). Le prospettive di un recupero in tempi record sono difficili ma non impossibili come afferma Andrea Panzeri - responsabile della commissione medica della FISI : "è difficile fare previsioni a lunga scadenza, la risonanza magnetica e una Tac hanno evidenziato un trauma distorsivo al ginocchio sinistro, con una lesione parziale del legamento crociato già operato nel 2013, una piccola frattura del perone e una sofferenza muscolo tendinea. Valuteremo giorno dopo giorno, insieme a Sofia, il percorso riabilitativo che è già iniziato. Certo l'infortunio è serio ma conoscendo la forza e la volontà dell'atleta faremo tutto il possibile...»

Difficilmente Sofia potrà essere presente il 4 febbraio a fare portabandiera alla cerimonia di apertura a Pechino, forse spetterà a Michela Moioli. anche lei campionessa a PyeongChang, e destinata ad avere lo stesso ruolo della bergamasca nella cerimonia di chiusura. L’obiettivo è di arrivare in Cina solo alla vigilia delle prove della discesa femminile di Pechino 2022 martedì 15 febbraio. Fisoterapisti, preparatori e responsabili tecnici sono consapevoli che ci vuole un’impresa. Tanta fiducia ed un duro lavoro, sia atletico che psicologico. In bocca al lupo Sofia!



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