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Magnanelli: «Io, il Sassuolo, Ibra, Pioli e l’addio da brividi»

Primo giorno da ex per il capitano: «Fantastico il tributo dei nostri tifosi e che orgoglio l’applauso di tutto lo stadio. Squinzi sarebbe stato felice»


24 maggio 2022 Stefano Aravecchia


Sassuolo. Metti un lunedì mattina in Piazza Garibaldi a fare quattro chiacchiere con il capitano, quello con la C maiuscola. Dopo 17 anni quello di ieri è stato il primo giorno da ex calciatore del Sassuolo per Francesco Magnanelli: «Fatico ancora a crederci - attacca il Puma seduto a un tavolino di fronte allo Store del Sassuolo - ma per certi punti di vista mi sento sollevato. L’ultimo periodo è stato bello, intenso e ricco di emozioni però avevo sempre il dubbio legato alla scelta da fare, nel senso di capire se era quella giusta o meno. Ora l’ho presa e quella rimane. Sono stimolato e curioso per capire il futuro che mi attende».

Applausi “bipartisan”

«Domenica è stata una giornata da brividi, per me la fine di una bellissima storia di calcio giocato. I tifosi del Sassuolo sono stati splendidi, unici, ma voglio ringraziare anche quelli del Milan, che mi hanno applaudito. Vuol dire che qualcosa di buono ho lasciato come immagine anche al di là di quello che ho combinato a Sassuolo».

Io e Ibra

«Finire la carriera affrontando il Milan e vivendo gli ultimi minuti di gioco al fianco di Ibra è una grandissima soddisfazione personale. Con Zlatan ho scambiato due battute a ridosso del fischio finale e dovevamo anche scambiarci la maglia, poi l’invasione di campo ha scombinato tutto. Ma la sua maglia la recupererò, ci tengo troppo».

Io e Pioli

«Prima della partita ci siamo fatti i complimenti reciproci. Lui ha fatto qualcosa di magnifico, ha saputo reinventarsi e aggiornarsi, sintomo di intelligenza. Pioli è una persona fantastica, si merita questo scudetto al termine di una stagione che rimarrà nella storia».

Squinzi felice

«Con patron Squinzi ho sempre avuto un rapporto meraviglioso, credo che domenica abbia visto tutto da lassù e sia felice di come ho chiuso la mia carriera e nello stesso tempo per lo scudetto del suo Milan conquistato proprio al Mapei Stadium. Il mio pensiero va a lui e alla moglie oltre a un ringraziamento speciale per i figli. Con Veronica in settimana ho avuto una lunga telefonata piena di emozioni. Sentirmi dire “sei uno di noi” mi ha commosso».

Unico neo

«In una domenica perfetta resta il dispiacere di una prestazione sottotono del Sassuolo, potevamo sicuramente fare meglio a livello di prestazione. La carica e l’entusiasmo del Milan, uniti al contesto ambientale, ci hanno portato a commettere alcuni gravi errori pagati a caro prezzo. Se devo fare un bilancio generale potevamo avere qualche punto in più, la squadra è di valore ma ha accusato troppi alti e bassi fino a gennaio. Nel contempo sono stati valorizzati tanti giovani, che però hanno bisogno di fare esperienza. Non devono avere fretta di lasciare Sassuolo».

Voglio allenare

«Il mio sogno è quello allenare, la società si è messa a disposizione e crede in me. Poi dovrò capire qual è il percorso migliore. Ora, per cominciare, entro nello staff della prima squadra con l’obiettivo di sedermi in panchina. Amo sporcarmi le mani in campo: in carriera ho conosciuto tanti allenatori bravi, cercherò di mettere insieme il meglio di quello che ho imparato da loro provando ad aggiungerci tanto di mio».

La scelta è stata mia

«La decisione di chiudere col calcio è stata mia dopo essermi confrontato con la società nella massima stima e trasparenza. Uscito da quella riunione in sede ho capito con serenità che era giusto chiudere la carriera di calciatore. Ammetto che non è stata una scelta facile, il calcio giocato con le emozioni che si porta dietro mi mancherà e in questo senso provo un po’ di tristezza. Magari di emozioni presto ne vivrò altre, ma diverse».

Berardi deve restare

«Per Mimmo stravedo, lo considero il giocare più importante della storia del Sassuolo. Fossi nella società fare i carte false per trattenerlo, non lo cederei. Ovvio che ci sono le ambizioni del ragazzo, ha 27 anni ed è comprensibile abbia voglia di mettersi in gioco con un grande club. Diciamo che il mio stato d’animo è contrastante: da un lato vorrei restasse, dall’altro meriterebbe il grande salto».

La mia eredità

«La mia assenza nello spogliatoio forse si sentirà un po’ all’inizio, ma sotto certi punti di vista credo che il gruppo dovrà prendersi qualche responsabilità in più. Anche Peluso è stato un punto di riferimento importante, otto stagioni in un club sono tanta roba. Ha rappresentato una colonna portante fino all’ultimo giorno di un gruppo storico come il nostro, composto da quattro o cinque giocatori importanti. Con Pegolo, Consigli, Ferrari e Chiriches il carico di esperienza è garantito anche nella prossima stagione».l


 

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