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Sassuolo, la rabbia dei tifosi «Noi più tutelati in trasferta»

«Domenica scorsa col Milan abbiamo rischiato grosso»


26 maggio 2022


SASSUOLO Che la partita contro il Milan sarebbe stata un delirio era chiaro da settimane, da quando cioè praticamente tutti i sassolesi, appassionati di calcio o meno, avevano iniziato a ricevere telefonate di persone, non per forza conosciute, già alla spasmodica ricerca di un biglietto per quella che sarebbe potuta essere la giornata più importante del campionato. Evidentemente l'allarme non è suonato abbastanza forte nelle orecchie giuste perché, diciamocelo, non è ne è andata dritta una.

Nei giorni precedenti al match il problema è stato il bagarinaggio, con tagliandi, spesso contraffatti, rivenduti a cifre folli. Il cambio nominativo senza alcun vincolo ha dato il la a un commercio sottobanco senza precedenti e la prelazione per gli abbonati neroverdi, che consentiva di acquistarne quattro in curva sud ha permesso a “tifosi” (ma forse non dovremmo chiamarli così) di arricchirsi, di fatto regalando il settore riservato alla squadra di casa ai supporters della squadra ospite.

Quando mai in uno stadio si è vista una cosa del genere? Mai. O meglio, mai se non al Mapei Stadium, dove questa situazione si era già creata diverse volte in occasione delle partite contro le cosiddette big. Veniamo al punto: è lecito che la società punti a riempire lo stadio quando può, è meno lecito però che questo vada a discapito della sicurezza e dell'incolumità dei tifosi neroverdi. Domenica si è toccato il fondo. La possibilità del cambio nominativo senza alcun vincolo ha fatto sì che in curva arrivasse di tutto, sarebbe bastato riservare i posti ai possessori di Sassuolo Card o ai residenti di Modena e Reggio Emilia per limitare i danni. La totale assenza di una zona di pre-filtraggio ha portato a ridosso dello stadio chiunque. La presenza nel settore di due soli stewards e di un paio di poliziotti in borghese non è stata sufficiente, come prevedibile, ad arginare liti, per fortuna prevalentemente verbali, e insulti nei confronti dei tifosi di casa. L'invasione di campo finale è stata solo la ciliegina sulla torta di una giornata da dimenticare.

«Il fatto di essere pochi non può essere una colpa e una giustificazione al fatto che subiamo di tutto – ci hanno raccontato alcuni tesserati del Sasol Club – paradossalmente siamo più tutelati in trasferta dove, a prescindere dal numero, siamo in un settore esclusivamente nostro, che al Mapei Stadium. La partita col Milan è stata un caso isolato, probabilmente non si era mai verificata una situazione così, con la squadra ospite in lizza per un trofeo che non vinceva da anni ma si poteva e si doveva fare di più in termini di sicurezza. Se i rossoneri avessero perso, cosa sarebbe successo? Anche noi avremmo voluto sportivamente applaudire il Milan campione alla fine, ma non è stato possibile».

Tutte domande lecite, come lecite sono altre considerazioni che esulano dalla condizioni straordinarie di domenica: «In generale, regna il malcontento tra i pochi che ancora seguono la squadra – proseguono i tifosi del Club – siamo disponibili ad avere un dialogo aperto e costruttivo con la società per cercare di ritornare ai numeri dei primi di anni di A, anche noi vogliamo riportare gente allo stadio e crediamo sia possibile farlo solo se si crea una sinergia tra noi e il Sassuolo, lo scambio di idee è fondamentale, perché crediamo sia utile far capire le nostre necessità e il nostro punto di vista, dato che l'obiettivo è comune».

Al di là delle partite della domenica, si sente la necessità di un riavvicinamento tra la squadra e la città nel quotidiano. Forse Sassuolo era stata abituata bene ai tempi di Eusebio di Francesco, quando era possibile assistere agli allenamenti per i primi giorni della settimana e scambiare due chiacchiere con allenatore e giocatori al Ricci o in giro per il centro. Ma non era forse questa la peculiarità? E non è forse questo che potrebbe aiutare a riavvicinare i vecchi supportes e ad averne di nuovi? La speranza è che, finita l'emergenza Covid, il Mapei Football Center possa riaprire le sue porte ai ragazzi che vogliono vedere da vicino Raspadori & Co e assistere ad un allenamento, per poi aspettare i propri idoli fuori per una foto a un autografo. Sassuolo era questo e ha bisogno di tornare ad esserlo. D'altra parte, mister Dionisi e i giocatori non si sono mai tirati indietro nelle poche occasioni concesse. Ricreare un legame con la città è la base per tornare a riempire gli spalti, tutelare chi su quegli spalti ci va è poi necessario affinché nessuno decida di rinunciare. È difficile pensare che la curva si riempia ogni domenica ma allora forse sarebbe il caso di riservare ai tifosi di casa uno spazio più piccolo ma che sia sempre e solo loro. Sono solo ipotesi, quello che è certo è che, in vista della prossima stagione e della campagna abbonamenti, un confronto tra le parti sia necessario.

«Noi ci siamo sempre stati e ci siamo», ci tengono a far sapere dal Sasol Club. l

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