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Mister Tesser: «Io e il Modena? Volevo un altro finale»

di Claudio Romiti
Mister Tesser: «Io e il Modena? Volevo un altro finale»

Il tecnico dei gialloblù parla per la prima volta dopo l’esonero: «L’addio in pochi minuti, ma ringrazierò sempre Rivetti e Vaira»

02 giugno 2024
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MODENA. Una carriera trentennale, impreziosita da cinque promozioni, tre Supercoppe di C, una panchina d’argento, oltre a un pizzico di playoff e salvezze assortite. Come è naturale, in una carriera così lunga come quella di Attilio Tesser ci sono pure alcune amarezze. Tipo quelle causate dagli ultimi due esoneri, un anno fa dal Modena e pochi mesi or sono dalla Triestina.

Tesser, partiamo dall’ultimo. La decisione della Triestina nel febbraio scorso ha sorpreso tutti…

«Una decisione legittima, è chiaro, ma ribadisco che non ne ho capito i motivi. Squadra terza in classifica, il gioco c’era, la gente era con me. L’amarezza nasce soprattutto da questo».

E i motivi dell’esonero dal Modena li ha capiti?

«Anche qui una decisione legittima, ma per me incomprensibile nel merito. Mi era stata chiesta la promozione in due anni e l’ho centrata subito, poi la salvezza in B. Anche questa conquistata, in anticipo e sfiorando i playoff, per i quali sarebbe bastato vincere con un Benevento già retrocesso. Insomma, un biennio molto positivo, nel quale non trovo spiegazioni per l’esonero».

A Milano, nell'ultimo incontro, cosa le ha detto la proprietà?

«Che avevano deciso di cambiare strada».

Tutto qui?

«Sì, è stata una faccenda di qualche minuto».

La questione dell’impiego dei giovani può avere pesato?

«L’anno di Serie C hanno giocato tanto, in B ovviamente meno, però alla fine i vari Bonfanti, Duca, Mosti, Ponsi, perfino Giovannini, le loro 15/20 presenze le hanno fatte. Io comunque sono sempre stato zitto, per un allenatore parlano i risultati. E il mio Modena ha dominato in C, ha giocato bene anche tante partite in B, è stata una squadra propositiva che schierava sempre tre giocatori d’attacco».

La voce dell’esonero comunque girava già da un po’ di giorni.

«A me nessuno aveva detto niente. Un motivo di grande amarezza infatti è stato avere imparato dai giornali che si andava verso quella decisione. Io so di avere sempre avuto comportamenti corretti, sono un allenatore esperto, insomma ci sono rimasto male, perché per me il rapporto umano è fondamentale».

Deluso?

«Per tutti questi motivi, certamente. Anche se ringrazierò sempre la famiglia Rivetti per avermi dato l’opportunità di vincere un altro campionato e per avermi difeso nei momenti difficili, soprattutto nella prima parte della Serie C».

Se la famosa partita di Benevento fosse finita diversamente, e con i playoff in tasca, sarebbe stato esonerato lo stesso?

«Probabilmente era comunque già deciso. Anche se per me sarebbe stato ancora più incomprensibile. Senza contare che poi i playoff non si sa mai come vanno a finire…».

Anche il suo successore sulla panchina del Modena non è stato molto fortunato…

«Seguo tutti i campionati, anche per motivi professionali, ma, finito con una squadra, in genere non guardo più le sue partite. Non ho mai visto il Modena nell’ultimo campionato, quindi non saprei cosa dire sull’esonero di Bianco».

Dopo un tecnico quasi esordiente, il Modena è tornato a un tecnico molto esperto come Bisoli.

«È stato chiamato per risolvere una situazione difficile e ha fatto valere la sua esperienza. Che conta sempre».

Nell’ultima Serie B le due promosse e le due finaliste playoff sono le più forti?

«Parma, Cremonese e Venezia certamente. Il Como ha sorpreso un po’, ma poi non tanto, visto il mercato che ha fatto a gennaio. Dentro ci poteva stare anche il Palermo».

Dopo Paolo Bianco è saltato anche Vaira. Sorpreso?

«Posso solo dire che anche questa è una decisione legittima, come le altre. Non dimentico però che Vaira era stato quello che mi aveva scelto. Ringrazio lui e Rivetti di avere potuto lavorare per il Modena e io e il mio staff abbiamo ricambiato con i risultati e la serietà dei comportamenti. Sono molto orgoglioso di avere allenato il Modena e del saluto che lo stadio mi ha tributato alla fine dell’ultima partita».l

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