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La lettera

Ferrigno scrive alla Gazzetta di Modena: «So di aver sbagliato, mi scuso con i tifosi del Modena»

di Massimiliano Ferrigno

	Massimiliano Ferrigno
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Massimiliano Ferrigno

L’ex capitano del Como interviene dopo il nostro articolo del 7 gennaio 2025, 25 anni dopo i drammatici fatti nel tunnel degli spogliatoi del Sinigaglia: «Ho sempre chiesto scusa anche a Bertolotti, in modo sincero e profondo. Da subito mi sono assunto ogni responsabilità accettandone le conseguenze»

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Scuse che arrivano 25 anni dopo. Sono quelle che Massimiliano Ferrigno ribadisce in una lettera alla Gazzetta di Modena in risposta ad un articolo, a firma del collega Riccardo Panini, pubblicato il 7 gennaio scorso e che potete leggere cliccando questo link. Quella maledetta sera del 19 novembre 2000 negli spogliatoi dello stadio Sinigaglia, nei pressi del corridoio che portava al pullman dov’è successo il fatto, c’era anche il nostro Panini, tra gli inviati della Gazzetta di Modena per seguire Como-Modena. Riccardo è stato il primo a chiamare i soccorsi, ha vissuto i momenti concitati post aggressione e li ha nuovamente raccontati, sottolineando come lo stesso Bertolotti invocò invano delle scuse, come si può leggere in un’intervista rilasciata dallo stesso ex centrocampista canarino nel 2015 (“mai ricevuto scuse, ed è la cosa che mi ha dato più fastidio” - le testuali parole). Scuse che gli sono arrivate con 25 anni di ritardo. Ferrigno ha letto il nostro articolo e ci ha scritto quanto segue.
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Nell’articolo pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 7 gennaio 2025, avete espresso un giudizio molto duro nei miei confronti, mettendo in discussione la mia etica, la mia sincerità e il mio senso di responsabilità rispetto a quanto accaduto con Francesco Bertolotti. Comprendo che il vostro lavoro di giornalisti imponga un’analisi critica e approfondita dei fatti, ma credo che alcune delle considerazioni riportate nelll’articolo non riflettano la realtà nella sua interezza. In particolare, mi rammarica leggere l’insinuazione secondo cui non avrei mai chiesto scusa a Francesco. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Sin da subito mi sono assunto ogni responsabilità, sia in ambito sportivo che giuridico, accettando le conseguenze delle mie azioni senza mai contestare le decisioni prese nei miei confronti. Ma, soprattutto, ho sempre chiesto scusa a Francesco, in modo sincero e profondo, con la consapevolezza di aver commesso un errore che ha avuto ripercussioni ben oltre le mie intenzioni.

Quello che vorrei che emergesse, e che spesso viene dimenticato, è che il mio errore non è stato quello di un "antagonista" del Modena Calcio o dei suoi tifosi. Non sono mai stato quel genere di persona. Ciò che è accaduto è stato un episodio grave tra due ragazzi, con conseguenze dolorose per entrambi, ma non ha mai avuto alcuna matrice di odio o rivalità calcistica. Per questo, mi farebbe piacere se voi poteste prendere in considerazione la lettera che ho scritto personalmente ai tifosi del Modena come dimostrazione del mio rispetto per la rivalità sportiva sana e per tutti coloro che ne fanno parte.

A titolo personale allego anche una copia del mio libro. Non per modificare la vostra opinione, che rispetto pienamente, ma perché possiate vedere con i vostri occhi chi ero allora e chi sono oggi. Non troverete il ritratto di un uomo che va fiero di ciò che ha fatto, né di una persona superficiale che si è scrollata di dosso il peso delle proprie azioni. Troverete, piuttosto, la storia di qualcuno che ha sofferto profondamente per quell’errore e che, attraverso il dolore e la riflessione, ha cercato di costruire qualcosa di migliore, per sé e per gli altri».

Le scuse ai tifosi del Modena

Non so se faccio bene a scrivere questa lettera, non so perché lo faccio oggi, dopo 25 anni. Forse perché certe cose, anche quando le porti dentro a lungo, prima o poi chiedono di essere affrontate. O forse perché il calcio, che è stato la mia vita, mi ha insegnato che la passione e il rispetto devono sempre venire prima di tutto. Chi mi conosce sa che non sono una persona che ama parlare troppo di sé. A 15 anni ho perso mio fratello, a 23 mio padre, a 25 ho visto mia mamma ammalarsi. Queste esperienze mi hanno insegnato a vivere il dolore in silenzio, a tenermi dentro le emozioni piuttosto che condividerle. Non è stata una scelta, è semplicemente il modo in cui ho imparato ad affrontare la vita. Ma a volte, questo silenzio può essere mal interpretato. E oggi, dopo tanto tempo, sento che è giusto rompere quel silenzio per parlarvi con sincerità. Quella sera in campo ho sbagliato. Ho commesso un gesto che non può essere giustificato, né con l’agonismo, né con l’emozione del momento. So che il tempo non cambia i fatti e non cancella il dispiacere per quello che è successo, ma sentivo il bisogno di dirvelo oggi, con la maturità di chi sa guardare al passato con consapevolezza e onestà. 

Da bambino, quando sogni di diventare un calciatore, nei tuoi sogni c’è sempre la parte del tifo: quello che ti applaude per un dribbling e che esulta con te per un gol. Poi, quando diventi calciatore, capisci che quella passione che dagli spalti scende in campo è il motore che ti spinge a migliorarti, è l’energia pura che ti fa sentire vivo e per la quale ti senti orgoglioso di quello che stai facendo: giocare e difendere i colori di una società, di una città intera. Ed è proprio per questo che oggi voglio esprimere il mio rammarico a voi, tifosi del Modena.
Il mio legame con Como e i suoi tifosi è profondo, unico, inseparabile, perché quella città e quella squadra mi hanno formato non solo come calciatore, ma come uomo. Ma questo non deve in alcun modo giustificare quello che ho fatto a Francesco, né sminuire il rispetto che devo a voi tifosi e appassionati di questo sport.
Non scrivo queste parole per cercare giustificazioni, né per riscrivere il passato. Scrivo perché sento il bisogno di farlo, senza aspettarmi nulla in cambio. So che ognuno potrà leggere questa lettera con il proprio punto di vista e accetto ogni reazione. Ma voglio che sia chiaro che il mio intento non è riaprire vecchie ferite, ma tendere la mano con sincerità e rispetto ad un rivale sportivo che ho sempre rispettato.
Il calcio ci ha dato emozioni, gioie e dolori, vittorie e sconfitte. E proprio per questo, oggi, sento il dovere di dirvi che avrei voluto agire diversamente, che avrei voluto essere un esempio migliore, dentro e fuori dal campo.
Con questo messaggio sentivo il dovere di condividere il mio pensiero con voi, nel pieno rispetto della vostra casa e della vostra storia. Ora torno al mio posto.
Confido nello spirito critico e nel senso di equità giornalistica.
Cordialmente.
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