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Da Modena all’azzurro, Giampietro Ribaldi: «Un sogno la maglia dell’Italrugby»

di Luca Beltrami

	Giampietro Ribaldi in Nazionale
Giampietro Ribaldi in Nazionale

Il tallonatore classe 1997 di Rovereto di Novi ha sfidato il Sudafrica al Nelson Mandela Bay Stadium: «La convocazione è solo un punto di partenza»

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MODENA. È un percorso non convenzionale quello che ha portato Giampietro Ribaldi da Rovereto di Novi al Nelson Mandela Bay Stadium di Port Elizabeth, in Sudafrica. Lo scorso 7 luglio è arrivata la prima chiamata in azzurro per il tallonatore classe 1997 in forza alla Zebre, convocato dal commissario tecnico azzurro Gonzalo Quesada per l’ultimo test match del Tour Estivo con gli Springbooks.

Ribaldi, come ha vissuto la sua prima convocazione con l’Italrugby?

«È stata una sorpresa, non mi aspettavo questa chiamata ed è stata una grande soddisfazione, un traguardo importante che mi ripaga di tanti sacrifici e mi apre nuovi scenari. Non sono sceso in campo, ma è stata comunque una forte emozione e un orgoglio fare parte del gruppo azzurro».

Bondanello, Remedello, Viadana e Parma: queste sono state le tappe della sua carriera fin qui, una carriera iniziata più tardi rispetto agli altri giocatori del suo livello e un po’ per caso…

«Da bambino ho giocato a calcio e fatto altri sport, ho iniziato a giocare a rugby a quasi 17 anni, accettando l’invito di un mio compagno di scuola al Fanti che giocava nei Caimani, a Moglia, perché a Carpi ancora non c’era una squadra di rugby. Mi è piaciuto subito e mi riusciva bene, così da quella prima esperienza sono stato selezionato per l’Accademia di Remedello, poi il passaggio al Viadana, dove debutto nel 2017 come tallonatore dopo gli inizi in terza linea. In due stagioni colleziono una decina di presenze da permit player con le Zebre, nel 2022 entro nel gruppo squadra della franchigia e arrivano anche il debutto in United Rugby Championship e la prima chiamata nella Nazionale A».

Così, in soli dieci anni, ha compiuto la scalata e raggiunto l’elite del rugby. Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

«La convocazione in Nazionale non è un punto d’arrivo, ma è un incentivo a fare ancora di più e meglio. Il fatto di non aver seguito un percorso “classico” nel mondo del rugby è sempre stata una spinta in più per me, che volevo dimostrare di valere il livello raggiunto. I miei obiettivi principali a breve termine sono due: esordire con la maglia della Nazionale maggiore e consolidare la mia presenza nel quindici delle Zebre. Prima di chiudere mi piacerebbe anche fare un’esperienza all’estero, ma per il momento sono focalizzato sull’azzurro e sul gialloblù».

Nonostante la carriera ovale l’abbia portato lontano dalla sua città, che legame conserva con Carpi e con il tuo territorio d’origine?

«Attualmente vivo a Rubiera con mia moglie e stiamo valutando l’ipotesi di avvicinarci a Rovereto, dove abitano i miei genitori. Quando posso a Carpi torno sempre volentieri, è una città a cui resto molto legato, lì ci sono i miei amici più cari, oltre alla mia famiglia. Nel Rugby Carpi ha giocato mio fratello e ancora gioca Tessitore, l’amico che negli anni del Liceo mi ha fatto conoscere il rugby, cambiando di fatto la mia vita. Il rugby fa giri strani e imprevedibili: chissà che tra qualche anno anche io non possa vestire il biancorosso».