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Linda Manfredini, la capitana dell’Italia campione del mondo U21: «Che emozione il punto della vittoria»

di Lara Lugli

	La gioia di Linda Manfredini dopo il trionfo
La gioia di Linda Manfredini dopo il trionfo

La centrale modenese 19enne, cresciuta nell’Anderlini e oggi in Serie A1 con Bergamo, ha guidato le azzurre nel trionfo in Indonesia: «Volevo la palla per chiudere la finale, bello avere la fiducia delle mie compagne»

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MODENA. Un Mondiale vinto da capitana a soli 19 anni non è un traguardo qualunque. Per Linda Manfredini, modenese doc, la medaglia d’oro in Indonesia è il punto più alto – finora – di una carriera giovane ma già luminosa, costruita tra i campi della Scuola di Pallavolo Anderlini e il sostegno della famiglia. Reduce dal trionfo con l’Under 21 azzurra, la centrale modenese rivive l’entusiasmo di quei giorni indimenticabili, il peso e la leggerezza dell’ultimo punto messo a terra e la gioia di aver guidato un gruppo capace di credere fino in fondo nel proprio sogno.

Manfredini, come si sente, cosa prova dopo questa strepitosa vittoria mondiale?

«È bellissimo. Sono giorni che riguardo le foto della finale e in particolare l’ultimo punto: rivederlo mi emoziona ogni volta. Non avevo mai provato una sensazione così e sono ancora super contenta».

Le sconfitte insegnano molto, ma è meglio vincere. Come l’ha arricchita questo successo?

«Le vittorie ci hanno insegnato a non abbassare mai la guardia, a restare sempre aggressive e concentrate. Ma anche le sconfitte ci hanno dato tanto: ci hanno mostrato che, se non mettiamo il nostro gioco in campo, le altre squadre se ne approfittano. È stata una crescita da entrambi i lati».

Avete dispuato tanti vibranti tie-break: siete una squadra che sa soffrire?

«Sì, per esempio contro la Polonia eravamo avanti 2-0, ci siamo fatte rimontare e lì siamo state brave a chiuderla al tie-break. Con la Turchia invece non è andata bene, ma nei quarti e in semifinale abbiamo espresso il nostro gioco migliore. La finale con il Giappone è stata dura, abbiamo lasciato due set, ma sapevamo che loro erano forti».

Come ha vissuto l’attesa della finale?

«È stata bella lunga, ma allo stesso tempo carica di emozione. Io e la mia compagna di stanza abbiamo faticato a prendere sonno. Sentivamo tutta la responsabilità, ma eravamo anche consapevoli di ciò che potevamo fare».

L’ultimo punto ha un valore ma anche un peso. Cosa ha pensato in quegli istanti?

«Io volevo che mi dessero la palla per chiuderla. Sono stata felicissima di aver messo giù l’ultimo punto: sentivo una grande responsabilità e il fatto che le compagne abbiano avuto fiducia in me è stato bellissimo».

Quando ha capito che la partita poteva davvero girare a vostro favore?

«Dopo il terzo set. Ci siamo dette che eravamo lì per un motivo, che potevamo farcela. Da quel momento abbiamo creduto fino in fondo e l’abbiamo dimostrato in campo».

Tutti la descrivono come un’atleta che ha bruciato le tappe. Da dove deriva questa maturità tecnica e caratteriale?

«Sicuramente dall’impostazione che ho ricevuto all’Anderlini e dalla mia famiglia. Mi hanno insegnato a giocare anche con la testa. Ho sempre avuto questa piccola impronta. La mia mamma ha giocato a pallavolo e con lei parlo spesso delle partite, ci riflettiamo insieme. I miei genitori vengono sempre alle partite, mi seguono ovunque e mi danno molti consigli, questo mi ha aiutato molto».

Che tipo di capitano è?

«Abbastanza tranquillo. Non ho mai avuto bisogno di alzare la voce perché il gruppo era coeso e non c’erano problemi. Non facevo differenze tra me e le compagne».

L’Italia ha due tra i centrali più forti al mondo. Cosa prenderebbe da ognuna di loro?

«Da Danesi sicuramente il muro, da Fahr l’anticipo».

Come ha scelto il suo ruolo in campo?

«In realtà all’inizio facevo un po’ di tutto. Quando sono arrivata all’Anderlini mi hanno messo centrale e da lì non ho più cambiato. Un po’ l’ho ereditato dalla mia mamma».

Quanto è stata importante la crescita fatta all’Anderlini?

«Fondamentale. Sono arrivata lì che non ero nessuno, mi hanno dato un’impronta importante facendomi giocare campionati regionali e nazionali. È stata la base che mi ha portato alla Nazionale».

Se dovesse descrivere con tre parole questa avventura in Indonesia?

«Stimolante, inaspettata, sorprendente».

Lei milita in Serie A1, che stagione l’aspetta a Bergamo?

«Rispetto all’anno scorso vogliamo fare uno step in più come squadra. Io singolarmente cercherò di migliorare, dedicandomi ancora di più alla pallavolo visto che ho concluso le superiori».

Qual è il prossimo appuntamento con la Nazionale?

«Gli Europei Under 22, che saranno l’ultimo appuntamento di questo ciclo».

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