Da Frassinoro alle Olimpiadi di Milano-Cortina: i 4 skiman del biathlon a caccia dell’oro
Gianluca Marcolini (Norvegia), Giovanni Ferrari (Usa), Federico Fontana (Usa) e Simone Biondini (Italia) parteciperanno ai Giochi invernali. Biondini cura gli sci degli azzurri, che sperano in Wierer, Vittozzi e Giacomel: «Vincere in casa sarebbe un sogno»
FRASSINORO. Nel mondo del biathlon, dietro ogni successo e ogni medaglia conquistata, c’è il lavoro silenzioso e meticoloso di figure fondamentali come lo skiman. Gianluca Marcolini (Norvegia), Giovanni Ferrari (Usa), Federico Fontana (Usa) e Simone Biondini (Italia) hanno una cosa in comune: sono tutti nati e cresciuti a Frassinoro, paese dell’Appennino modenese celebre per la tradizione nello sci di fondo e ora per aver prodotto professionisti di caratura mondiale nel biathlon. In questa intervista esclusiva, il frassinorese Simone Biondini racconta la sua esperienza ventennale al servizio della nazionale italiana di biathlon in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina che prenderanno il via tra dodici giorni.
Biondini, lei lavora da oltre vent’anni con la nazionale italiana di biathlon: come è cambiato il suo ruolo nel tempo e quali sono le principali innovazioni tecniche che ha visto nel suo settore?
«Nei primi due-tre anni il mio compito principale era la gestione dei prodotti (paraffine), ma successivamente mi sono specializzato nel seguire gli sci degli atleti e nel perfezionare le rigature manuali. In questi vent’anni, le innovazioni hanno riguardato ogni ambito: gli sci sono diventati sempre più performanti, mentre il settore delle impronte sulla soletta ha fatto passi da gigante, soprattutto grazie alla collaborazione con Svecom che ci mette a disposizione una macchina all’avanguardia per la realizzazione delle impronte. Anche i prodotti, come le paraffine, sono in costante evoluzione: in questo campo collaboriamo con Nanoprom di Casalgrande, che ci offre un supporto prezioso nello sviluppo di nuove soluzioni e materiali innovativi. Un altro passo decisivo è stato compiuto proprio sulle rigature manuali. All’inizio disponevamo di pochissimi “rigatori” e rullini, oggi ne abbiamo molti di più, oltre a una macchina».
Quest’anno l’Italia arriva alle Olimpiadi di Milano-Cortina con grandi aspettative sia nel settore maschile, grazie ad atleti come Giacomel, sia in quello femminile con Vittozzi e Wierer. Come vi state preparando, a livello di materiali e strategie, per supportare al meglio questi campioni?
«In questo momento stiamo ottenendo risultati davvero importanti, il che dimostra che tutto il sistema sta funzionando al meglio. La preparazione atletica e la fase di tiro stanno dando ottimi frutti, mentre il reparto sci è efficiente e ben organizzato. Un elemento fondamentale è l’eccellente collaborazione tra noi tecnici, che crea un clima di armonia e coesione all’interno del gruppo - condizione indispensabile per lavorare al massimo livello. Sul fronte materiali e strategie, siamo sempre alla ricerca di soluzioni innovative per garantire agli atleti prestazioni di eccellenza in gara».
Il suo paese natale, Frassinoro, sembra essere una vera fucina di talenti tra gli skiman, con nomi come Federico Fontana e Gianluca Marcolini che lavorano nelle squadre nazionali di Stati Uniti e Norvegia. Da cosa nasce, secondo lei, questa tradizione di eccellenza?
«Senza dubbio tutto nasce dalla profonda passione per lo sci di fondo che ci è stata trasmessa fin da piccoli, un amore per questo sport che si respirava in famiglia e nel paese. In particolare, devo molto a mio padre, Leonello Biondini, che con il suo entusiasmo e il suo esempio ci ha guidati e motivati giorno dopo giorno. Se oggi Frassinoro è un punto di riferimento per gli skiman, lo si deve anche a questa tradizione tramandata di generazione in generazione».
Ci può raccontare un episodio particolare o una sfida che ha affrontato in questi vent’anni al servizio della nazionale che le è rimasta particolarmente impressa?
«La prima medaglia conquistata nella staffetta mista alle Olimpiadi di Sochi è stata per me un momento indimenticabile, un’emozione intensa che porto ancora nel cuore. Vedere il frutto di anni di lavoro e dedizione trasformarsi in un risultato così prestigioso, condiviso con la squadra, ha rappresentato una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera. L’atmosfera di quel giorno, la tensione prima della gara e la gioia dopo il traguardo sono ricordi che non svaniranno mai: è stato davvero il coronamento di un sogno».
In una disciplina come il biathlon quanto conta la preparazione degli sci rispetto alla condizione fisica e mentale dell’atleta? C’è stato un momento in cui una sua scelta tecnica ha fatto la differenza in gara?
«Oggi il livello del biathlon è talmente elevato che per ambire alla vittoria o a una grande prestazione è necessario curare ogni minimo dettaglio: sci perfetti, atleti nella miglior forma fisica e mentale, rapidità e precisione al tiro. Solo quando tutti questi elementi si combinano al massimo si può puntare davvero in alto. La preparazione degli sci gioca un ruolo determinante, perché ormai basta un secondo - o addirittura un decimo - per decidere chi sale sul podio e chi resta fuori. È una disciplina in cui nulla può essere lasciato al caso».
Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di diventare skiman professionista, magari proprio partendo da un piccolo paese del nostro Appennino come Frassinoro?
«Coltivare una passione autentica per questo mestiere e avere sempre la voglia di imparare e migliorarsi. La determinazione, la curiosità e l’umiltà di mettersi in discussione sono le chiavi che possono trasformare un sogno in realtà, anche partendo da un piccolo paese di montagna come Frassinoro».
Come vive la pressione delle grandi competizioni come le Olimpiadi, sapendo che il lavoro dello skiman può influire direttamente sul risultato finale di una gara?
«La pressione è una costante in ogni gara. L’esperienza mi aiuta a gestire lo stress: mi concentro su ogni dettaglio, consapevole dell’importanza di ciò che faccio per il risultato finale. Affronto ogni competizione con serenità e convinzione, sapendo che alle Olimpiadi, l’emozione sarà ancora più intensa e lì sarà fondamentale restare lucidi per dare il massimo».
La collaborazione con gli atleti è fondamentale: come si costruisce un rapporto di fiducia reciproca tra skiman e biatleta?
«La fiducia reciproca tra atleta e skiman è fondamentale e si costruisce giorno dopo giorno attraverso il dialogo aperto e professionalità. È importante saper ascoltare e comunicare, confrontandosi sia quando le cose vanno bene sia, soprattutto, nei momenti di difficoltà. Analizzare insieme gli errori senza cercare scuse per accrescere lo spirito di squadra».
Guardando al futuro, quali sono le prossime sfide o sogni che lei vorrebbe realizzare nella sua carriera di skiman?
«Dopo vent’anni di carriera ho vissuto tante esperienze, tra soddisfazioni e difficoltà, ma il sogno più grande sarebbe conquistare una medaglia nelle olimpiadi di casa, magari d’oro».
Ultima domanda: cosa rappresenta per lei, personalmente e professionalmente, partecipare alle Olimpiadi “di casa” a Milano-Cortina?
«Partecipare alle Olimpiadi in Italia rappresenta una delle più grandi soddisfazioni a livello personale. È una sensazione che va oltre lo sport: sentirsi parte di un evento così importante nel nostro Paese è motivo di orgoglio e un sogno che si realizza».
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