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Nador è la rivelazione del Modena: «Sto sfruttando la mia occasione»

di Claudio Romiti
Nador è la rivelazione del Modena: «Sto sfruttando la mia occasione»

Il difensore titolare da due gare: «Qui tanti giocatori forti, ho avuto pazienza»

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MODENA. In casa gialloblù è lui la grande rivelazione di metà campionato. Steven Nador, passato in due settimane da oggetto misterioso, visto che non aveva mai giocato in prima squadra tranne un minuto nel finale del match con la Juve Stabia, a baluardo di una difesa tornata impenetrabile nelle ultime due partite.

«Sono cresciuto con Catellani»

Ventitré anni e mezzo,193 centimetri di stazza fisica, Steven, malgrado la giovane età, può essere già considerato cittadino del mondo, come ha ammesso nel corso della sua prima intervista, in cui ha evidenziato anche un’ammirevole conoscenza della lingua italiana: «Effettivamente - ha detto - sono nato in Germania da una famiglia originaria del Togo. Togo nel vostro dialetto vuol dire molto bravo? Non lo sapevo. Dopo ho giocato in Francia, dove abito con mia madre, ho anche la cittadinanza del Togo e da qualche anno sono in Italia».

Dall’inizio della sua avventura italiana il suo mentore è Andrea Catellani, che già ai tempi del Chievo aveva intuito le sue potenzialità: «Calcisticamente sono cresciuto con lui, da quando il direttore lavorava nel Chievo, poi mi ha portato con sé alla Spal e successivamente qui a Modena. Dove sono arrivato a debuttare nella formazione iniziale a Pescara».

«Nel nostro gruppo sto bene e ascolto sempre gli esperti»

Una sorpresa per tutti, ma anche un premio per Nador: «Sapevo di essere in una grande squadra, con tanti giocatori forti, quindi ho avuto pazienza, ho aspettato il mio momento e ho cercato di sfruttarlo al meglio. Ho dovuto affrontare prima Di Nardo, poi Pohjanpalo, entrambi forti ed esperti, col massimo della concentrazione e dell’attenzione, che nel calcio italiano sono fondamentali, come la tattica, forse più che in altri paesi e dopo le due gare ero soddisfatto. In questo gruppo mi trovo molto bene, con gli altri giovani e con i più esperti che io ascolto sempre».

Essendo francofono, come Massolin e Beyuku, Steven ha trovato in Defrel un punto di riferimento privilegiato: «Vista la sua carriera, è importante per noi, lo consideriamo un fratello maggiore, sia in campo che fuori. Il mio ruolo? Nella Spal in C ho giocato anche a centrocampo, ma il mio ruolo è soprattutto difensore. Mentre la Serie B è un campionato in cui si gioca un calcio più veloce, più fisico e più tattico. Ora ci aspetta la trasferta di Empoli, sappiamo che è un match difficile, contro una squadra forte, ma siamo pronti». 

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