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Catellani e il bilancio sul mercato del Modena: «Centrati gli obiettivi»

di Claudio Romiti

	Andrea Catellani
Andrea Catellani

Il direttore sportivo ha fatto il punto dopo la chiusura della sessione invernale delle trattative: «Con De Luca e Ambrosino abbiamo rinforzato l’attacco, giusto far partire Di Mariano e Magnino visto il poco spazio che avevano. Massolin? L’Inter è la società che più di tutte lo ha voluto»

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MODENA. È stato un Andrea Catellani a tutto campo, quello che ieri in conferenza ha fatto il punto del mercato invernale svelando alcuni dettagli delle operazioni concluse, ma in retrospettiva anche di quello estivo, e il punto della situazione della squadra alla vigilia dell’importante match con la Sampdoria.

Catellani, siete intervenuti soprattutto sull’attacco, il reparto rimasto invariato in estate.

«Era quello da completare e rafforzare, dato che in estate ci eravamo dedicati agli altri reparti, in più avevamo ereditato per le punte contratti da gestire e giocatori ai quali volevamo dare fiducia. Ora abbiamo preso subito De Luca, nostro obiettivo da dicembre, poi nel finale del mercato si è riaperta la pista di Ambrosino, pure lui obiettivo già da prima, ma che sembrava destinato ad altre squadre, e siamo stati pronti. Ora abbiamo cinque attaccanti, con caratteristiche diverse, un reparto discreto per la categoria».

Tra la stagione precedente e questa ci sono stati i colpi di acquisti di giocatori sconosciuti, rivelatisi poi di grande valore.

«È stato merito di un lavoro di staff. Io non sono l’uomo solo al comando, credo nel lavoro di gruppo e da Consolati agli altri ho voluto persone in gamba. Anche per investire in giovani di valore poco conosciuti, sostenuti, come siamo, in questo metodo dalla proprietà. Faccio l’esempio di Massolin, che abbiamo visionato dal vivo almeno dieci volte. Poi è arrivato Laidani, giovane di prospettiva da far crescere al fianco del titolare Chichizola. In ultimo è arrivato anche Imputato, lo conoscevo, ma abbiamo seguito molto anche lui».

Quali i motivi della cessione di Abiuso in estate e di Massolin subito a metà stagione?

«Abiuso aveva bisogno di cambiare ambiente, di non essere messo in discussione, infatti ora si vede che è stata la scelta giusta per lui, però anche per il Modena che vanta diritti futuri su di lui. Massolin, giocatore particolare, ha suscitato subito grande interesse, avevamo diverse offerte, dall’Italia e dall’estero. Abbiamo scelto l’Inter perchè ci lasciava il giocatore fino a giugno, salvaguardando quindi il nostro progetto tecnico. Cedendolo subito all’estero si spuntavano cifre più alte, ma lo avremmo perso da subito».

Insomma, un occhio al campo e uno al bilancio...

«Esatto. Il modello in cui si va avanti solo coi soldi della proprietà non è sostenibile, anche in presenza di investimenti notevoli come il centro sportivo. Noi vogliamo rafforzarci senza indebolire il progetto tecnico, come fanno in Italia modelli virtuosi tipo Atalanta e Udinese, poi altri club hanno filosofie diverse. Come, ad esempio, la Sampdoria che arriverà qui sabato, in un match tra una squadra consolidata e una che ha cambiato tanto in gennaio. Gara complicata, gara chiave per noi».

Le cessioni di Di Mariano e Magnino.

«Di Mariano, che era stato la chiave nell’affare Palumbo, ci ha dato un bel contributo, poi, essendo passati alle due punte, era un po’ uscito dalla rotazioni e il Padova lo voleva. Magnino ci ha dato tanto in campo e fuori, anche nell’inserimento degli stranieri, ma era un po’ chiuso, poi è arrivata l’offerta dell’Empoli, importante per lui e per noi. Idem per il giovane Sarris, voluto dal Paok. Anche perchè poi nel reparto abbiamo alcuni nostri giovani da inserire».

L’Inter ha fatto richieste sull’utilizzazione tattica di Massolin da qui alla fine?

«Nessuna. Anche perché, con l’arrivo di Ambrosino che si muove sul centrosinistra, Massolin si potrà ritrovare anche in quel ruolo di sottopunta in cui si esprime alla grande. I rapporti con l’Inter comunque si sono consolidati ulteriormente».

C’erano richieste anche per altri giovani?

«Per Beyuku e Nieling, a volte anche insistenti, ma Bryant è giocatore cruciale, non potevamo cederlo adesso».

Pedro Mendes e Gliozzi sembravano con la valigia in mano, poi…

«C’erano offerte per Mendes, abbiamo ascoltato il giocatore, serio professionista ,che tra l’altro non è mai uscito dalle rotazioni. Tre richieste anche per Gliozzi, che è in scadenza, ma lì abbiamo dettato le condizioni perchè, dopo l’uscita di Di Mariano, non c’era necessità di cederlo. Così abbiamo cinque attaccanti, assortiti, numero giusto. Anche Cauz e Cotali sono pienamente dentro al progetto, solo Strizzolo è fuori quindi andrà a scadenza».

Dopo un dicembre difficile, la squadra è ripartita?

«Dicembre è stato complicato, più per i risultati che per le prestazioni, ma da Padova, malgrado la sconfitta, siamo ripartiti, ho sensazioni positive, ho rivisto spirito ed energia della prima parte di campionato. Ora siamo in una posizione che rispecchia le nostre attese, ma bisogna difenderla».

Com’è il mestiere di direttore sportivo?

«È cambiato rispetto al passato e come detto io lo intendo in modo collegiale. Qui sono fortunato, con un mister disposto, come si è visto, a rischiare facendo giocare i giovani, e soprattutto con una proprietà molto vicina che mi consente sempre la massima operatività, che ha una visione. Una proprietà e una squadra in cui la gente si riconosce e personalmente sono molto orgoglioso delle dieci-undicimila presenze in ogni partita al Braglia. Gente che ha applaudito la squadra anche dopo un risultato negativo, perchè ha visto che comunque la prestazione c’era stata».

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