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Mattia Sereni, lo spilambertese telemetrista di Marquez: «Marc è speciale, dà sempre il massimo»

di Daniele Guerra

	Sereni con Marquez
Sereni con Marquez

«Sono riuscito a fare della mia passione un lavoro: trasformo in numeri le sensazioni del pilota e poi analizzo i dati. Marquez sa sempre mettere a suo agio la squadra»

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SPILAMBERTO. Mattia Sereni è uno spilambertese da sempre, un “ragazzo” di 40 anni che è riuscito a realizzare il sogno della sua vita: trasformare una passione nel suo lavoro. Mattia è infatti l’ingegnere elettronico e telemetrista della Ducati campione del mondo di Marc Marquez, come aveva pronosticato agli amici che lo deridevano una ventina di anni fa al circuito del Mugello, dopo aver fatto alcuni giri di pista con la sua Kawasaki con tempi non troppo esaltanti: “un giorno sarò accanto al campione del mondo”.

La storia di Mattia

Cresciuto con la passione delle moto, Mattia fa ancora parte di quella generazione di giovani che vedeva i 14 anni come l’età di accesso al “motorino” e quindi a quella sensazione di libertà e di indipendenza che i ragazzi di oggi cercano e trovano più spesso con telefonini e mondo social. Il passaggio dal mitico “Ciao” della Piaggio alla Kawasaki è stato il frutto di una promessa dei genitori in cambio del diploma del “Fermi” con il massimo dei voti. Dopo il diploma, nonostante le richieste da svariate aziende, l’iscrizione all’Università di Modena con la successiva laurea in ingegneria meccatronica nel 2009, ma stavolta nessuna richiesta dalle aziende; invece, un periodo preoccupante di silenzio dove solo il tirocinio aziendale ha dato la svolta al suo futuro.

Da dove sei partito?

«Dopo la laurea ho fatto un tirocinio in un’azienda di Vignola che lavorava nel motorsport e mi sono appassionato sempre di più in quella che era già una passione giovanile. Nel 2012 ho iniziato a collaborare con un team che gareggiava nel mondiale Supersport con le Kawasaki con il pilota francese Fabien Foret che concluse al quarto posto. Nel 2015 invece sono passato al Team Puccetti, che ha sede a Reggio, che gareggiava nel mondiale Supersport sempre con Kawasaki, scegliendo di concentrare il mio lavoro solamente in pista ed ambire a una crescita maggiore abbandonando l’azienda vignolese. Il team vinse il mondiale con il pilota turco Kenan Sofouglu mentre nell’europeo gareggiava, vincendo, l’altro turco Toprak Razgatlioglu che a sua volta vincerà, passato in Superbike, due gare nel 2019 dopo un anno di apprendistato (il pilota turco debutta quest’anno nel mondiale Motogp su Yamaha ndr). Al termine di quell’anno la possibilità di passare alla Yamaha o alla Ducati nel Team Avintia con il pilota spagnolo Tito Rabat e il francese Johann Zarco in Motogp. La scelta è caduta su Ducati, anche per una questione affettiva, e successivamente, nel 2022 e 2023 sono diventato anche il coordinatore elettronico del team VR46 per la Ducati. Nel 2024 sono passato al Team Gresini per affiancare Marc Marquez che ho poi seguito nel passaggio al team ufficiale lo scorso anno».

In cosa consiste il tuo lavoro?

«Mi occupo di trasformare in numeri quelle che sono le sensazioni del pilota nella guida e l’analisi dei dati registrati dai vari sensori in ogni singolo giro in modo da rendere il comportamento della moto più facile e performante possibile attraverso la gestione elettronica».

Che effetto fa essere a fianco del campione del mondo?

«Nel 2024 ero in soggezione, mi trovavo di fronte un otto volte campione del mondo e pensavo dovessi solo ascoltare e lavorare, invece fu lui a chiedermi cosa dovesse fare all’inizio per poi adattarsi in seguito. Rimasi incredulo dall’umiltà e disponibilità che mostrò fin da subito. Siamo riusciti a confezionare la moto su misura per lui mettendo in risalto le sue doti migliori: la velocità nelle curve a sinistra e l’ingresso in curva frenando».

Cosa ha di diverso Marquez?

«Ha la capacità di mettere a suo agio la squadra creando armonia, i suoi commenti sono sempre molto precisi tecnicamente anche in tre lingue diverse, ed è il primo a dare il massimo anche quando le cose non vanno bene, riconoscendo anche i suoi limiti quando la moto è “a posto”».

Cosa succederà nel 2026?

«Credo che ci sarà una crescita importante di Aprilia con Bezzecchi, ma ci sarà sicuramente di nuovo la famiglia Marquez, Bagnaia e Acosta, ma io scommetto ancora su Marc».

Secondo te perché Bagnaia ha avuto tanti problemi nel 2025?

«Ha avuto difficoltà a trovare il feeling con la moto e non si aspettava i Marquez così forti rispetto l’anno precedente».

Com’è composto il tuo team (Marquez)?

«Siamo due ingegneri: un elettronico e uno di pista, quattro meccanici sulla moto, un gommista, il tecnico delle sospensioni e un gruppo di ingegneri condiviso con gli altri piloti Ducati».

Un tuo ricordo particolare.

«Sono due, la prima vittoria in SBK con Razgatlioglu nel 2019, lui è una gran bella persona e siamo tuttora amici, il secondo è la vittoria del mondiale con Marc, il coronamento di un sogno».

Come vedi il tuo futuro?

«Oggi mi vedo ancora al mio posto attuale in Ducati perché sono felice così, magari con un giovane».

Se non fossi con Marquez, con chi ti piacerebbe lavorare?

«Direi con Razgatlioglu perché abbiamo un bellissimo rapporto, ovviamente in Ducati, per portarlo ai massimi livelli».

Se un ragazzo volesse imitarti, come lo può fare?

«I sogni, se vuoi davvero, li realizzi: voglia di fare, di applicarti e di migliorarti giorno per giorno, sacrifici e saper aspettare i momenti giusti per fare ogni passo, non si può avere tutto subito e, ovviamente, un percorso di studi adeguato». 

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