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Carnevali sul New York Times: «Il Sassuolo non è più una rivelazione»

di Gabriele Molteni
Carnevali sul New York Times: «Il Sassuolo non è più una rivelazione»

L’amministratore delegato neroverde spazia da Squinzi a Berardi passando per De Zerbi e il caso Reggiani

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SASSUOLO. Ha voluto saperne di più sul mondo Sassuolo il famoso sito americano The Athletic, di proprietà del New York Times.

Scoprire i segreti di un club che, per grandezza della città e bacino di tifosi rapportati ai risultati sportivi, rappresenta una anomalia e che, in un panorama calcistico come quello italiano, percepito all’estero come arretrato in quanto a idee e strutture, può considerarsi all’avanguardia come pochi altri in Serie A. Per fare questo ha deciso di incontrare l’amministratore delegato Giovanni Carnevali e, attraverso una lunga chiacchierata, analizzare il momento che sta vivendo il Sassuolo, ricostruendo le tappe che lo hanno portato ai livelli attuali. E quale momento migliore se non appena dopo la vittoria contro il Milan di domenica scorsa, che ha rappresentato forse il momento più alto della stagione dei neroverdi. Ad aprire le danze, segnando il gol dell’1-0, è stato Domenico Berardi, il giocatore che più di tutti rappresenta l’identità del Sassuolo. «Berardi rappresenta la bellezza del nostro sport che sta svanendo» ha raccontato Carnevali al giornalista di The Athletic.

«Non ci sono più bandiere»

«Non ci sono più bandiere. Oggi i giocatori sono attratti dal denaro e cambiano squadra. Domenico è cresciuto con noi. Ha iniziato con noi e ha avuto molte opportunità di andarsene». L’attuale capitano è infatti l’unico calciatore in rosa ad aver fatto parte della squadra anche nella stagione 2013/2014, la prima in Serie A. Ed è proprio di quel periodo la foto che si può vedere nella scrivania dell’ufficio di Carnevali e che ritrae Squinzi e sua moglie Adriana Spazzoli mentre sollevano il Trofeo TIM al Mapei Stadium: «Tutto è iniziato con queste due persone straordinarie, marito e moglie» ha sottolineato l’ad neroverde.

Raccontando poi di avere a quel tempo abbandonato completamente il calcio per fondare un'azienda di marketing ed eventi, la Master Group Sport, che organizzava, tra le varie competizioni, proprio il Trofeo Tim. Fu Squinzi a convincerlo a tornare nel mondo del pallone, percependo in lui le qualità giuste per amministrare al meglio l’allora “piccolo” Sassuolo e permettergli di affermarsi stabilmente in Serie A. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: «Facciamo già parte della quotidianità del calcio di alto livello in Italia – ha voluto sottolineare – non siamo più una rivelazione».

«Che soddisfazione l’Europeo»

Non a caso la centralità dei neroverdi nel calcio italiano si vede anche dal numero di giocatori mandati negli anni in Nazionale. «Sensi è stato uno dei primi giocatori a esordire in Nazionale, e molti altri lo hanno seguito. Ma per noi era difficile immaginare che un club come il Sassuolo potesse fornire giocatori alla Nazionale italiana; eppure ci siamo riusciti, e agli Europei siamo riusciti a vincere, diventando campioni d'Europa con giocatori del Sassuolo: sono questi i successi che ti riempiono di soddisfazione».

«Reggiani via? Una vera sconfitta»

L’intervista ha però lasciato spazio anche per un po’ di amarezza che l’ad neroverde ha fatto trasparire parlando del giovane talento del Borussia Dortmund Luca Reggiani che, grazie all’abolizione del vincolo per le giovanili, regola contro la quale Carnevali si è battuto, ha lasciato il Sassuolo. «Ha fatto tutto con noi dai sette ai sedici anni – ha spiegato –  Il Borussia Dortmund ce l'ha portato via, e non c'è niente che si possa fare. Queste sono le vere sconfitte, non quelle che si subiscono la domenica. Ho dato tutto a questo ragazzo e poi compi sedici anni ed è un grazie e arrivederci».

«De Zerbi fa un gioco spettacolare»

E poi una battuta su Roberto De Zerbi: «Guardare la squadra allenarsi sotto la sua guida è davvero una cosa bellissima, perché si vede chiaramente l’influenza dell’allenatore. De Zerbi ha la capacità di dare una precisa identità alle sue squadre, l’ha fatto anche per noi in quei tre anni, abbracciando la filosofia del Sassuolo di cercare di attaccare e giocare un calcio spettacolare».

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