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L’impresa

Tassinari conquista il Sahara: «Luoghi mozzafiato tra le dune»

di Gabriele Molteni
Tassinari conquista il Sahara: «Luoghi mozzafiato tra le dune»

Il runner castelnovese ha corso la 40ª edizione della Marathon des Sables: «Troppo stanco per il cibo, gli ultimi chilometri al buio sembravano infiniti»

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CASTELNUOVO. Da Castelnuovo al Sahara e ritorno. Dopo anni di allenamenti e di esperienze in solitaria in alcune delle zone più selvagge, inospitali, ma al contempo straordinarie al mondo, il runner castelnovese Alessandro Tassinari ha messo a segno infatti una nuova impresa.

Tassinari ha deciso di coronare il suo percorso sportivo, partecipando ad aprile alla Marathon des Sables, una delle più celebri corse a tappe esistenti che, con i suoi 250 chilometri da percorrere nel deserto del Sahara, rappresenta forse l’apice per un atleta come lui.

Il castelnovese ha completato il percorso della quarantesima edizione in 46 ore, quattro minuti e 29 secondi, concludendo in 464ª posizione nella classifica generale. L’avventura nel deserto è durata poco meno di una settimana, in cui Tassinari ha affrontato salite per quasi due chilometri e mezzo: 2.485 metri dimetri totali in altitudine nel pieno del deserto. Una sfida estrema con se stesso, un modo per crescere, ma anche un’esperienza da custodire nella memoria e raccontare, partendo proprio dalla prima tappa.

Tassinari, come è suddivisa la Marathon des Sables?

«Le tappe in totale sono sei. Le prime tre sono quelle corte con una lunghezza che oscilla tra i trenta e i quaranta chilometri. La quarta invece è la più dura e consiste in un tragitto di cento chilometri da percorrere in un massimo di quarantotto ore (il castelnovese ha completato la tappa in venti ore, cinque minuti e 45 secondi, ndr). Poi le ultime due vanno nuovamente a scendere e sono una maratona e una mezza maratona».

Ci può descrivere che tipo di esperienza è stata?

«È stata una esperienza molto dura, sia fisicamente che mentalmente, ma anche molto gratificante. Tra le belle cose che ho vissuto, al di là del Sahara che è un ambiente spettacolare, c’è stato il rapporto che si instaura con gli altri partecipanti. Mi sono ritrovato catapultato in una dimensione di supporto costante tra tutti, soprattutto con le persone con cui condividevo la tenda. Provavamo ad aiutarci tra di noi per superare le difficoltà. Uno dei problemi più grandi che ho avuto io, in particolare negli ultimi due giorni, è stato che non riuscivo a mangiare tutte le cose che mi ero portato dietro. Non perché fossero tante, visto che non lo erano, soprattutto in relazione al dispendio calorico che avevo, ma per una questione di stanchezza».

A metterla maggiormente in difficoltà, quindi, è stata la gestione del cibo?

«Non solo. Il momento più complicato sono stati gli ultimi chilometri della tappa lunga. Sono partito la mattina presto e sono arrivato di notte e gli ultimi dieci chilometri percorsi con il buio mi sono sembrati infiniti. Vedevo poco il terreno e inoltre le luci in lontananza, che indicavano il check point, mi sembravano allontanarsi ad ogni mio passo, invece che avvicinarsi. E a quel punto diventa una battaglia psicologica».

Ci sono stati invece dei momenti in cui la bellezza dei paesaggi intorno a lei le ha dato la forza per continuare?

«Ci sono stati diversi momenti di questo tipo. A volte mi sono imposto di fermarmi e godermi i bellissimi panorami in cui ero immerso, anche per avere dei ricordi o scattare una foto. In particolare, quando siamo passati sulle dune, oppure quando abbiamo scalato le montagne rocciose, la vista era mozzafiato. Questo in particolare è successo nella tappa numero cinque quando, dopo aver superato la tappa lunga e aver compreso che la parte più dura era passata, tutto mi è sembrato in discesa. Nonostante le fatiche dei giorni precedenti le gambe andavano benissimo».

E ora ha già qualche nuova avventura in mente?

«Mi sono già iscritto ad una gara che si tiene tra un mese sulle Dolomiti. Sarà lunga cento chilometri con quasi settemila metri di dislivello da percorrere in un giorno. Poi sto pianificando un’altra spedizione, questa volta in solitaria, tornando quindi a quella che è la mia indole, in un altro deserto. Probabilmente in Sud America, ma non ho ancora delineato i dettagli».

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