Magnanelli a tutto campo: «Bonato l’uomo giusto per il Modena. Abate e Aquilani? Da Sassuolo»
Lo storico capitano neroverde oggi collabora con Allegri: «I gialloblù tra le realtà più belle d’Italia in due-tre anni»
SASSUOLO. Se a Sassuolo dici la parola “Capitano”, tutti pensano ad uno e uno solo, Francesco Magnanelli, nonostante abbia appeso le scarpette al chiodo nel 2022 e adesso faccia un altro mestiere.
Francesco, è reduce da un anno nello staff di Allegri al Milan, un sogno con un finale amaro: «È stata un'esperienza bellissima, molto formativa, anche perché fatta con uno staff e un allenatore di alto livello. Io ho un'ammirazione particolare per il Milan, quindi è stata una grande emozione entrare per la prima volta a Milanello. Poi è diventato casa, è un posto magico, con persone e addetti ai lavori di un'umanità e di un livello altissimo».
Forse se qualche anno fa le avessero detto che avrebbe allenato Modric, si sarebbe fatto una risata...
«È stato un onore e un privilegio aver allenato Modric e un onore e un privilegio aver conosciuto Luka. Le due cose vanno di pari passo, è un grande giocatore, ammirato da tutti, ma il perché di tanto successo e affetto è il suo lato umano. Ha una passione, una voglia di migliorarsi, di aiutare i compagni incredibili. Quando sei nel vortice non ti rendi conto, mi è bastato staccare un attimo per capire la fortuna che ho avuto, è un pallone d'oro, uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio, ha vinto sei Champions League. Ci sono tanti giocatori forti, poi ci sono quelli diversi e lui è uno di questi. Mi tengo di lui il bel rapporto che abbiamo avuto, la sua umiltà nell'affrontare gli allenamenti, il rispetto enorme che ha avuto per me e per tutto lo staff, e non è scontato, il fatto che avesse sempre un sorriso, non fosse mai negativo. Se lo conosci, capisci perché ha una carriera simile e ha fatto la differenza al Milan a 41 anni».
Il Sassuolo col Milan in questa stagione ha prima pareggiato e poi vinto; si aspettava di ritrovarlo così forte al ritorno in A?
«Il Sassuolo ha avuto la grande capacità dopo la retrocessione di azzerare tutto, di cambiare subito direzione e ripartire, accettando il verdetto del campo, senza piangersi addosso e ragionare troppo sul perché e il percome. È caduto e si è rimesso subito in piedi con programmazione, prendendo un allenatore validissimo, avendo la forza di tenere determinati giocatori. Pur avendo una squadra molto forte, vincere non è mai facile, ci sono tantissimi meriti di società, giocatori, staff tecnico, tutti. E quest'anno ha fatto il mercato giusto, ha dato continuità e ha fatto un ottimo campionato. Se il Sassuolo arriva decimo, undicesimo ormai non fa più notizia, significa che ormai lo standard è alto. Questo è un grande merito spesso viene sottovalutato e non gli viene data la giusta luce». A “fare il Magnanelli” ora c'è Matic. «Vederlo lì è bellissimo, è un onore per il Sassuolo riuscire ad avere determinati giocatori. È un altro segno del lavoro e di quanto è stato costruito negli anni dalla società. Spero possa rimanere ancora a far da guida ai ragazzi».
In corsa per la panchina ci sono Abate e Aquilani.
«Mi piacciono molto entrambi. Ho giocato con Alberto, anche se per poco perché poi mi sono rotto il crociato. Ignazio ha fatto un super campionato in mezzo a tante difficoltà. Sono due profili interessanti, giusti per questa piazza, hanno la freschezza del giovane, ma anche l'ambizione, la voglia e le idee adatte a sposarsi col Sassuolo, che ha sempre preso allenatori giovani, ma che avessero qualcosa di diverso, e ne ha sbagliati veramente pochi».
Tra i candidati per la panchina del Modena si parla anche di Francesco Tomei, che era nello staff di Di Francesco coi neroverdi.
«Modena nei prossimi due-tre anni sarà una delle realtà più belle in Italia. Ha iniziato un percorso con una proprietà forte, che progetta, che fa il centro sportivo, che vuole crescere in maniera seria. La piazza è bellissima, si possono fare grandi cose. Gli uomini sono quelli giusti, ci sono Andrea Catellani, Nereo Bonato, che credo sia la persona perfetta per quel contesto, con Consolati, che conosco e sa lavorare molto bene. Si sta creando una struttura vera, se azzeccheranno l'allenatore, e credo sarà così, penso che il Modena possa arrivare in A in un paio d'anni. Tomei ha avuto la grandissima capacità di rimettersi in gioco, la curiosità di conoscere un calcio diverso da quello che era abituato a fare. Ha fatto bene a Monopoli e Picerno, ad Ascoli sta facendo cose incredibili e credo sia prontissimo per una piazza bella e importante».
E lei, cosa vede per il suo futuro?
«Ho la fortuna di essere accanto ad uno dei migliori allenatori che ci sono in giro, a volte sottovalutato, massacrato, è uno che divide. Ma io vedo una persona straordinaria, un gestore di spogliatoio, di situazioni, di ambiente incredibile, non ho mai conosciuto uno così da questo punto di vista. Credo si possa allenare in tanti modi, lui nella sua carriera ha dimostrato che il suo è vincente, sa difendere le società in modo pazzesco, sa ottenere il massimo dai contesti in cui va. Stare al suo fianco è un grandissimo vantaggio. La mia esperienza nella Primavera della Juventus mi ha fatto capire che voglio fare questo mestiere. Ora potrei continuare con Allegri o da solo, le scelte dipendono anche da quello che uno ha sul piatto, la vivo serenamente».
I tifosi sognano di vederla sulla panchina neroverde prima o poi.
«Il rapporto con la proprietà e con la società è unico, forte e intatto. Questo non deve però condizionare le scelte di nessuno, ma siamo persone intelligenti e professionisti. Sassuolo per un allenatore è un posto magico. Per me sarebbe bellissimo e allo stesso tempo complicatissimo. C'è un tempo giusto per ogni cosa, ci sono degli step, se le cose devono accadere, accadono».
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