Modena, il ds Bonato si presenta: «L’allenatore del Modena? Dovrà crescere con il progetto»
Il nuovo direttore sportivo si presenta: «Vent’anni fa ero qui per farmi le ossa, adesso credo di portare una certa esperienza. La mia parola chiave è “pazienza”»
MODENA. Nereo Bonato, atto secondo. Il direttore sportivo veronese, presentato ufficialmente stamattina – 9 giugno – , torna infatti nel Modena, dopo avere lavorato per il club gialloblù nella stagione 2006/07. Non è il primo… atto secondo della sua carriera, già a Sassuolo, ad esempio, era stato prima per un biennio (04/06), nel quale il club neroverde era salito per la prima volta in C1, poi era tornato per un settennato (10/17) nel corso del quale il Sassuolo aveva conquistato la prima promozione in Serie A. E proprio dal suo passato parte la presentazione della sua seconda esperienza con la società gialloblù.
Bonato, un ritorno dopo 19 anni…
«Mi sembra quasi impossibile che ne siano passati così tanti. Ringrazio la famiglia Rivetti e Catellani che mi hanno voluto qui. Ritorno con grande entusiasmo e se a Modena la prima volta ho fatto esperienza, ora credo di poter portare io un po’ di esperienza».
Quali i suoi obiettivi?
«Cercherò di valorizzare le tante risorse che questo club ha, sia in campo che fuori dal campo. Nell’ultima stagione ha raggiunto un sesto posto, con annesso playoff, in Serie B, e la finale degli spareggi promozione con la Primavera. Mi inserisco in una società strutturata, che sta ultimando il Nido, un vero fiore all’occhiello, una struttura che pochi altri club possono vantare, una struttura che può diventare una discriminante positiva. Il mio lavoro sarà nell’ottica, propria del club, di una crescita graduale, ma continua e ribadisco che la lungimiranza e la visione propria della società possono essere le basi per durare nel tempo. Ricordando che equilibrio e pazienza sono le qualità che spesso fanno la differenza».
Il suo ruolo sarà in un club che ha ridisegnato la sua struttura dirigenziale.
«Il mio ruolo è quello di direttore sportivo. Conoscevo già Catellani, che è stato un mio giocatore, e Consolati con cui mi sono confrontato spesso in passato. Insomma, qui c’è già una buona base e con impegno lavoreremo per migliorare ulteriormente il club. Ormai nel calcio tante volte non basta fare bene, diventa indispensabile fare meglio».
Il primo obiettivo è il nuovo allenatore, giusto?
«Verrà scelto, sulla base di una condivisione, un profilo caratterizzato da uno stile di gioco propositivo, anche perchè l’evoluzione del calcio va in questa direzione. Ci sono vari profili di questo tipo, anche di giovani emergenti, e noi sceglieremo un tecnico che vuole crescere insieme con il club. È una scelta molto importante e, per questo, va ponderata nel modo migliore. L’obiettivo societario è quello di una squadra nella quale la competitività tecnica sia molto alta, senza dimenticare la sostenibilità economica».
Tra il Sassuolo e il Modena quali parallelismi si possono fare?
«In entrambi i club la proprietà è di una famiglia di imprenditori di alto livello, ma anche gente di sport, e questo aiuta molto. Modena poi è una piazza molto passionale. Sono venuto spesso al Braglia e ho visto che il pubblico può davvero essere il dodicesimo uomo in campo, ma occorre sempre pazienza per i risultati, la crescita deve essere graduale, il tempo è galantuomo».
Che Serie B sarà la prossima?
«Questo è sempre uno campionato molto insidioso. Basti pensare a quello che è successo nell’ultima stagione, con uno Spezia che, reduce dalla finale playoff dell’anno precedente, alla fine è retrocesso, e con un Frosinone che molti pronosticavano al playout e che invece si è preso la Serie A. Ci saranno la tre retrocesse dalla A, ci saranno squadre ambiziose come Palermo e Sampdoria che ci proveranno, forti anche di budget superiori. Noi dovremo essere bravi a inserirci se qualcuna delle grandi o delle favorite sbaglierà, il tutto step by step».
Tornando a Modena trova un club molto diverso da quello di vent’anni fa.
«Quella stagione non andò tutto bene. Anche perché era in atto un’evoluzione societaria. Ora invece c’è un progetto molto gratificante, che mi stimola, per gli aspetti già detti e per le persone con cui lavorerò a tutti i livelli».
Come giudica la situazione dell’attuale organico della squadra?
«C’è già una buona base, quindi si tratta di completare questo organico, dopo che avremo scelto l’allenatore. Il tutto però sempre con pazienza, la fretta è cattiva consigliera, e con un lavoro condiviso, fatto di analisi di tutti gli aspetti, sia per quanto riguarda l’allenatore che per i giocatori. Finora quando ci siamo confrontati c’è stata unità di vedute, il solo modo per sbagliare il meno possibile».
Pensate di andare in ritiro con la squadra praticamente già quasi al completo?
«Dopo avere scelto l’allenatore, avendo appunto quella base solida di cui parlavo potremo fare scelte molto ponderate, alcune presto altre sfruttando eventualmente situazioni favorevoli nel corso del mercato. Non abbiamo necessità di fare cessioni e questo ci dà maggiore libertà di movimento. Se fai le scelte giuste, spesso durano poi anni».
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