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Mangone, modenese sul tetto d’Italia con Milano: «Che orgoglio»

di Fabrizio Morandi

	Giuseppe Mangone festeggia il successo in campionato
Giuseppe Mangone festeggia il successo in campionato

Il tecnico ricopre il ruolo di player development coach dell’Olimpia: «Triplete fantastico. E spero nasca qualcosa di importante anche a Modena»

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MODENA. Fra i neo campioni d’Italia dell’Olimpia Milano, reduce da un’annata trionfale chiusa col triplete Supercoppa Italiana-Coppa Italia-Campionato c’è anche una “matrice” modenese ed è quella di Giuseppe Mangone, che dopo i trionfi con la nazionale giovanile, ha chiuso la sua seconda stagione in casa biancorossa dove ha ricoperto il ruolo di “player development coach”.

Lo abbiamo intervistato per ripercorrere con lui quest’annata davvero da incorniciare.

Mangone, è stato un anno trionfale chiuso con un memorabile triplete, quali sono state le sue sensazioni e le sue emozioni?

«È stato un anno molto intenso e molto gratificante sotto il punto di vista dei risultati, non è mai scontato vincere un trofeo, vincerne tre ancora meno e quindi la soddisfazione è tantissima. Ha riempito tutti di orgoglio farsi trovare pronti e compatti in tre momenti diversi di una stagione con più di ottanta partite dove infortuni e momenti di down sono sempre dietro l’angolo. Non era scontato e la soddisfazione è enorme anche se probabilmente servirà un po’ per rendersene conto».

È stato anche un anno molto particolare per Milano. La scomparsa di Giorgio Armani prima, poi le dimissioni di coach Messina. Come sono state vissute da lei e dalla squadra questi momenti?

«La scomparsa di Armani è stata un momento scioccante e mi ha fatto capire la reale portata del personaggio, che ha influenzato a livello mondiale cinema, moda, e tanto altro. Una scomparsa che tra l’altro è capitata nei 90 anni del club con un susseguirsi di eventi che allineandosi hanno forse dato ulteriore motivazione. Per quanto riguarda il cambio in panchina era programmato e annunciato a fine stagione, ma è arrivato a novembre. È stato un momento e un colpo duro che è dispiaciuto molto a tutto lo staff che era molto legato a Ettore per ciò che stava facendo pe noi e per il club. Ed è stato veramente bravo coach Poeta perché con i suoi modi e la sua tranquillità ha provato a semplificare la vita della squadra dandole fiducia e riuscendoci in un momento in cui c’erano solo partite che si susseguivano con poco tempo per fermarsi lavorare e costruire. Il salto decisivo è avvenuto nelle quattro settimane di allenamento a fine Eurolega dove coach Poeta si è imposto anche tatticamente, dal punto di vista difensivo e questo extra sforzo ci ha permesso di arrivare ai playoff col giusto senso di responsabilità trasmesso ad ogni singolo giocatore, questa è stata la chiave vincente della stagione per arrivare col giusto livello di sicurezza ai play-off».

Un anno particolare anche per chi ha legami vicini o lontani col modenese: i suoi successi, l'esplosione del figlio di "Mine" Ferrari, coach Tabellini in Eurolega, i successi americani e l'approdo in Nazionale 3x3 di Giorgia Palmieri. Sembra che malgrado a Modena non riesca a sfondare il basket di vertice, questo non limiti l’affermazione di persone del nostro territorio nell’ambiente.

Cosa potrebbe fare il basket modenese per crescere ulteriormente dal suo osservatorio?

«Il basket è uno sport globale ed è dappertutto e anche da noi, nella nostra città, le persone con passione ci sono e sono tante. Affermarsi fuori dalla città è una condizione abbastanza normale per come va il mondo contemporaneo ed è naturale conseguenza avere tante possibilità di mettersi in gioco in tanti posti diversi. Da modenese il cuore è sempre sulla città e il desiderio di vedere nascere qualcosa di importante anche a Modena c’è, dove ci sono passione, ragazzi, poi serve anche tanto altro. Sono assente da tanto tempo dalla città e non ho chiaro cosa possa servire, ma competenza e senso di responsabilità possono costruire una base virtuosa su cui lavorare per il futuro. Aspetto con fiducia e affetto che anche a Modena ci sia sempre più pallacanestro e quella di adesso è un primo passo per costruire qualcosa. Quindi sempre forza Modena».

Dal suo percorso di giocatore a Modena in poi tanti successi e soddisfazioni, guardando indietro cosa vede e cosa c'è nel suo libro dei sogni?

«Cerco di non guardarmi indietro, avrei paura e vertigini per quanto accaduto in così poco tempo e cerco sempre quindi la prossima sfida. Un pugno alla volta, un passo alla volta e una ripresa alla volta come dice Rocky Balboa nel film. Sono grato e fortunato per quello che faccio, cerco di non dare niente per scontato affronto tutto con grande fame e umiltà con tutta l’energia e la passione che ho dentro. Ci sarà tempo per guardarsi indietro, ma ora penso sempre a ciò che posso fare meglio il giorno dopo. Cerco di essere un buon ascoltatore e circondarmi di persone più brave di me per imparare e mettermi alla prova, ed è la cosa che mi fa sentire più vivo. Ascoltare tanto, lavorare molto e spiegare poco credo sia una cosa che devo sempre tenere a mente ed è ciò che non devo mai cambiare nel mio modo di essere».

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