Golden gol di Bierhoff, 30 anni dopo Manfredini svela: «Nessuno si accorse che poteva essere annullato»
L’arbitro modenese era guardalinee nella finale di Euro ’96 Germania-Repubblica Ceca giocata a Wembley sotto gli occhi della regina Elisabetta e vinta dai tedeschi: «Il collega Nicoletti alzò la bandierina per un fuorigioco di Kuntz, Pairetto non la vide ma disse che andava bene così»
CARPI. «Ho sempre vissuto l’approccio alle partite, comprese quelle con una posta in palio importante, con un certo distacco, di solito caratterialmente sono molto freddo. Ricordo che in occasione del derby di Milano mi addormentai sul lettino in attesa del massaggiatore, cominciammo con qualche minuto di ritardo per la mia pennichella. Ma per quella partita giocata a Wembley, con il concerto dei Simply Red e con un potenziale di 2 miliardi di telespettatori sintonizzati al calcio d’inizio su un unico canale, ammetto che un pochino di tensione c’era…».
“Quella” partita è la finale dei campionati europei Germania-Repubblica Ceca disputata il 30 giugno 1996 a Londra e vinta dai tedeschi 2 a 1 grazie al golden gol realizzato da Oliver Bierhoff. A fare da assistente all’arbitro Pierluigi Pairetto - quando ancora si usava il termine guardalinee - c’era anche Tullio Manfredini, l’unico internazionale nella storia della sezione arbitri di Modena di cui è stato poi presidente per 18 anni.
Carpigiano classe 1951, una carriera iniziata nel febbraio del 1972 «quasi per caso, per far compagnia nei tre giorni a settimana di corso obbligatorio a Modena al mio amico Sante Barbieri» e conclusasi con un palmares che segna 5 anni di arbitro in serie C e 10 da assistente tra A e B, tra cui quattro da internazionale culminate con la finale dei campionati europei.
Oggi, 30 giugno, sono trenta anni esatti da quella finale degli Europei, Germania-Repubblica Ceca. A parte la foto in cui in campo stringe la mano alla Regina Elisabetta II, che ricordi ha?
«Ricordo che un fotografo mi disse di stare tranquillo che mi avrebbe mandato tante altre belle foto con la Regina, le sto ancora aspettando (sorride, ndr). Scherzi a parte, è stata una bellissima esperienza andata molto bene ma su cui non è stato detto tutto...».
Dopo 30 anni ha l’occasione di farlo…
«A quei tempi naturalmente non c’erano centinaia di telecamere in campo per cui in televisione nessuno ha visto che in occasione del golden gol di Bierhoff l’altro assistente, Donato Nicoletti, aveva tirato su la bandierina per segnalare un fuorigioco...».
E neanche i calciatori della Repubblica Ceca l’hanno visto?
«Qualcuno dalla panchina ci provò, tentando di coinvolgere anche altri, ma nel delirio di quel momento con i tedeschi a festeggiare perché la partita era finita non sortì alcun effetto».
Pairetto se ne accorse?
«Non lo vide, a pochi secondi dal gol lo raggiunsi e gli dissi “Guarda che Donato è andato su con la bandierina”, ma Nicoletti era nel frattempo andato giù e quando Pairetto si accertò con lui che non fosse l’autore del gol in posizione di fuorigioco disse che andava bene così. E l’ultima decisione spetta sempre e solo all’arbitro».
In effetti quando Bierhoff calcia da fuori area Stefan Kuntz è oltre il penultimo avversario, ma lontano dalla traiettoria del pallone.
«Io dal campo ho avuto la sensazione che il movimento di Kuntz avesse comunque disturbato il portiere che si è tuffato in ritardo, Donato aveva in primo piano Kuntz in fuorigioco con una prospettiva del tiro di Bierhoff schiacciata e poi allora le disposizioni erano diverse».
Oggi quel gol sarebbe stato annullato?
«Quanto meno sarebbe stato rivisto al Var, ma la valutazione allora sarebbe stata comunque diversa se avessimo usato le prime bandierine elettroniche che con un pulsante richiamavano immediatamente l’attenzione dell’arbitro. La Uefa ci diede possibilità di scegliere se usarle o meno, decidemmo di no perché Donato avendo fatto poche partite con quei nuovi dispositivi giustamente non se la sentiva. La mia impressione però è che se avesse avuto la possibilità di richiamare subito Pairetto, Gigi quel gol lo avrebbe annullato, di noi si fidava».
Oltre alla finalissima ci sono almeno 200 gare tra serie A e B, c’è poi la Champions, la Coppa delle Coppe, i derby e tanti campioni, tra cui Maradona.
«Maradona era una “delizia tecnica”, una fonte di stupore continua e come persona era quanto di più corretto e rispettoso dei ruoli si possa immaginare».
Altri campioni virtuosi e meno virtuosi?
«Per il comportamento in positivo cito Roberto Baggio, Paolo Maldini e Giuseppe Bergomi, come allenatori invece Carlo Mazzone e Vujadin Boskov. In negativo non è corretto fare nomi, ma diciamo che qualcuno ci sarebbe...».
Mazzone era in panchina nella gara della famosa rimessa laterale di Aldair…
«Nella confusione del gol generato dalla rimessa con i guanti di lana di Aldair in Juventus-Roma, per la quale qualcuno sosteneva che avessi spinto da dietro il giocatore, mi chiese semplicemente “sei sicuro?” e alla mia risposta affermativa, al rientro in campo per il secondo tempo, si scusò, assieme al capitano, per le proteste infondate».
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