Giuseppe Pastore tra Mondiale e “derby” Modena-Sassuolo
Il giornalista interverrà alla Festa dell’Unità di Bosco Albergati: «Galloppa e Aquilani sono due allenatori giovani e che mi convincono»
CASTELFRANCO. Due voci che quotidianamente raccontano il calcio come pochi altri sanno fare e il privilegio di vederle dialogare insieme: venerdì 17 luglio, alla Festa de l’Unità di Bosco Albergati, dalle 20.45 il giornalista di Cronache di Spogliatoio Giuseppe Pastore si confronterà con Alessandro Iori - voce della redazione sportiva di Trc e di Dazn - circa il Mondiale 2026. Sarà una serata all'insegna del calcio e, soprattutto, di un gioco che al di là dell’oceano sta regalando uno spettacolo di rara intensità, pur non risparmiando alcune criticità.
Pastore, partiamo proprio da qui. Come giudica l'andamento di questo Mondiale nel suo complesso?
«Mancano le partite più significative, le due finali, ma è una rassegna che si presenta divisa a metà. Da un lato ci sono le criticità che riflettono le tensioni del mondo contemporaneo: l'arbitro somalo a cui è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti per un’omonimia con un nominativo inserito in una blacklist federale, squadre trattate con scarso rispetto fino al caso limite dell'Iran, la vicenda Balogun. Dall'altro lato, sul piano tecnico e narrativo, siamo di fronte a qualcosa di splendido: la Spagna esprime un calcio di altissima scuola, e le storie non mancano, dalla "last dance" di Messi agli exploit di predestinati come Haaland e Bellingham».
Ne approfitto per tornare qui, a Modena. Chi vince il “derby Mondiale” tra Modena e Sassuolo?
«Il Modena sta attraversando anni lontano dalla massima serie, e questo pesa. Non dimentichiamo, però, che i canarini sono riusciti ad esprimere qualche giocatore di livello mondiale, penso a Gyan Asamoah. Il Sassuolo, viceversa, è una realtà che negli ultimi sedici anni ha saputo lanciare diversi calciatori, italiani e non, penso a Muharemovic o Thorstvedt che fino a poco tempo fa erano titolari nelle rispettive nazionali. Nel complesso, però, si tratta di un Mondiale in cui il movimento italiano appare in evidente arretramento: non siamo più annoverabili tra le prime fasce. Un tempo capitava di vedere anche interpreti di media caratura di Serie A disputare finali mondiali, penso a Taffarel della Reggiana, mentre oggi questo manca».
Galloppa come allenatore del Modena è una scelta che la convince?
«Tutto dipende, in primo luogo, dalla solidità del progetto societario, che a Modena c’è: qualunque allenatore, da Mourinho all'ultimo arrivato in ordine di tempo, ha bisogno di un sostegno strutturale da parte del club. Il Cesena, ad esempio, sta attraversando una fase di evidente confusione; altre realtà, penso a Catanzaro e Juve Stabia, hanno invece lanciato tecnici esordienti e li hanno tutelati nei momenti difficili. Sono convinto che il Modena abbia tutte le carte in regola per fare bene. Galloppa, del resto, non è privo di esperienza: allenare in Primavera è già un percorso formativo. Penso abbia le credenziali per guidare una squadra di B. Il Modena peraltro parte con l'obiettivo dei playoff: lo scorso anno smarrì brillantezza nella seconda parte della stagione, e un tecnico giovane può essere la chiave per evitare quella flessione».
Sul fronte mercato, si è deciso di puntare soprattutto su colpi dalla Serie C e numerosi profili giovani anche dall’estero: è la strada corretta?
«Valuteremo i singoli innesti con il tempo; il Modena vanta comunque un ottimo settore scouting, tenuto presente che siamo in un contesto in cui la rosa non può essere costruita con risorse illimitate. Nel rispetto della normativa europea, servirebbe però un passo avanti concreto, un incentivo strutturale per i talenti nostrani: non parlo di quote obbligatorie, ma di meccanismi che ne agevolino l'inserimento. Ma anche qui, il lavoro che il Modena sta facendo con la Primavera porterà sempre più soddisfazioni».
Sponda neroverde, l’addio di Carnevali è pesante.
«Una perdita di portata considerevole, perché Carnevali ha rappresentato per anni un punto fermo della gestione del Sassuolo in Serie A: si tratta, di fatto, di un vero e proprio anno zero. La Juventus, dal canto suo, versa in una condizione societaria complicata: non è certo l'arrivo di Carnevali, da solo, a poterla risolvere, appesantita com'è da errori pregressi che gravano su budget e monte ingaggi».
Il suo giudizio su Aquilani?
«È un allenatore che non si adatta a qualunque contesto: ha bisogno di margine d'errore, e il Sassuolo è una piazza disposta a concederglielo. Torino o Cagliari, forse, lo sarebbero meno. Per il Sassuolo una scelta ragionata e intelligente, così come per lui».
Tornando al Mondiale, quale selezione l'ha sorpresa maggiormente, in positivo e in negativo?
«La delusione più netta è la Germania, priva di quella affidabilità che ne ha sempre contraddistinto il percorso storico. La rivelazione, a mio avviso, è la Norvegia: una nazionale che immaginavo costruita esclusivamente attorno ad Haaland e che ha invece mostrato ben altre qualità collettive. Come miglior singolo indicherei Pedro Porro o Cucurella, mentre in negativo è stato un Mondiale opaco per Vitinha, calciatore che, fuori dagli equilibri parigini, fatica sensibilmente di più».
Ormai è arrivato il momento di scegliere anche il ct della Nazionale…
«Serve un allenatore a cui venga garantita reale autonomia decisionale. Un pensiero a Guardiola continuo a coltivarlo, pur consapevole della difficoltà oggettiva di una simile operazione; in alternativa opterei per Conte. Pirlo non possiede ancora il curriculum necessario per la panchina azzurra, mentre Mancini sconta ancora il congedo poco felice del 2023».
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