La fuga dalla guerra, il barcone e la boxe: «Modena mi ha teso la mano, qui sono a casa»
Il pugile Laurent “Lollo” Nimbo si racconta: «Prendo a pugni gli ostacoli della vita»
MODENA. Nei pressi del Novi Sad, in via Molza, un lampione illumina una porta che si perde dentro un murales deteriorato dal tempo. Sembra uno scorcio da cinema sub-urban americano. Da li si accede all’Accademia Pugilistica Modenese: l’atmosfera rimanda alle palestre di boxe di una volta, quando pugili come Mohammed Alì e Joe Frazier si sfidavano per il titolo.
È qui, tra combinazioni al sacco e salto con la corda che oggi si allena Laurent Nimbo, detto “Lollo”, un supermassimo con una storia che incrocia il dramma geopolitico degli ultimi anni e quel riscatto sociale che solo lo sport sa regalare.
Dalle ferite con il machete al naufragio sfiorato
A 24 anni fugge dalla guerra civile in Camerun, dopo aver perso i suoi cari. Attraversa il deserto per raggiungere la Tunisia, dove trova impiego in una ditta che si occupa di allestimento palestre. Qui gli viene concessa la possibilità di allenarsi gratuitamente dopo il turno di lavoro.
È un enorme passo avanti per lui che fino a ieri era costretto a riempire un grosso sacco con della sabbia per sferrare qualche colpo. In questo periodo conosce una ragazza che viene dalla Costa d’Avorio, si chiama Fatim Karamoko. I due si innamorano e si sposano con rito musulmano. Sembra l’inizio di una nuova vita: il lavoro, una casa, la famiglia. Ma la stabilità dura poco. In Tunisia esplode il caos per via della politica anti-immigrazione che legittimava, anche con l’uso della violenza, a cacciare i subsahariani fuori dal Paese. Un giorno un gruppo di persone fa irruzione nella sua proprietà. Sono armati di machete. Il pugile si trova a dover difendere sua moglie e il figlio che porta in grembo. Lotta con tutto il suo coraggio mettendo a repentaglio la vita. Nel corpo a corpo subisce diverse ferite. «Porto ancora quelle cicatrici sulla mia pelle» racconta. L’assalto si interrompe solo quando delle sirene in lontananza mettono in fuga gli aggressori. Laurent capisce che restare è troppo pericoloso: aiuta Fatim a partire e successivamente si imbarca da Sfax insieme ad un gruppo gestito da trafficanti. Ma la traversata del Mediterraneo rischia di trasformarsi in tragedia. Proprio durante le operazioni di soccorso operate dalla Guardia di Finanza, nelle coste di Lampedusa, il panico a bordo e una manovra errata causano l’imbarco massiccio di acqua.
Il natante si ribalta. Laurent, che in quel momento si trova senza giubbotto di salvataggio, finisce in mare. «Per fortuna so nuotare, ma il mare è pericoloso, ho bevuto tanta acqua» dice. Si aggrappa a un salvagente finché una mano stringe la sua e lo tira fuori dall’acqua. È salvo ed è in Italia.
La nuova vita a Modena
Da Lampedusa, viene trasferito a Modena, accolto dalla cooperativa “L’Angolo”. Ironico, dato che lui non si è mai fatto mettere all’angolo, né dagli avversari sul ring, né dalla vita. Riesce finalmente a ricongiungersi con Fatim e poco dopo nasce il piccolo Muhammad. Ora, in tre, sono pronti ad iniziare finalmente una nuova vita in Italia. Laurent si mette anche alla ricerca di qualche palestra di boxe, ma per il momento sembra che nessuna voglia prenderlo con sé: non ha ancora tutti i documenti in regola, un travaglio burocratico insormontabile. Così, come agli arbori, riprende ad allenarsi da solo, nel cortile di casa, finché un giorno, mentre è sulle punte a tirare qualche colpo in modalità shadow-boxing, un ragazzo lo nota e lo invita a fare un salto in palestra, l’unica alla quale non ha bussato: l’Accademia Pugilistica Modenese.
«Qui mi sono integrato» dice Lollo. Al centro sportivo gli danno una mano con le scartoffie varie e cominciano a tirarlo su come un vero atleta. Lui intanto impara l’italiano con tanto di certificazioni e trova un lavoro. Ogni anno un passo avanti: gli incontri, una vittoria dietro l’altra, fino a diventare campione regionale e qualificarsi per i campionati italiani assoluti di boxe, dove ottiene la medaglia di bronzo. Lollo è un grande fan di Muhammad Alì, un campione che quando si trattava di parlare di politica e diritti non si è mai tirato indietro. Così, per stuzzicarlo, gli chiedo come la pensa sul tema “remigrazione”.
«Non tradirò mai l’Italia»
La sua risposta: «Questo Paese mi ha teso la mano. Tradirlo? Mai! Se uno non vuole rispettare le regole deve andarsene, ma non si deve fare di tutta l’erba un fascio. In Tunisia alla fine se la sono presa anche con me. Ma se io mi comporto bene, mi integro e rispetto le regole, come faccio a dire un domani a mio figlio che dobbiamo andarcene via? Questa è casa sua. È per i miei figli che lotterò per restare».
Laurent ha ottenuto un rinnovo del permesso di soggiorno per altri due anni, i suoi obiettivi per il futuro sono tornare ai campionati per vincerli ed entrare così tra i pugili professionisti. Intanto si allena, è diventato l’idolo dei ragazzi giù in via Molza e di tanto in tanto corre dietro al piccolo Muhammad, che ormai è la mascotte dell’accademia. Fuori dal ring la sfida più importante: si appresta a diventare padre per la seconda volta e dice che la più grande conquista sarebbe quella di ottenere la cittadinanza italiana.
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