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Il Modena va oltre un brutto primo tempo

di Riccardo Panini
Il Modena va oltre un brutto primo tempo

La vittoria al debutto sul campo del Benevento deve essere letta da tutte le angolazioni

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MODENA. L'esordio al Vigorito può essere visto sotto tante angolazioni. Una partita che è stata tutto e il suo contrario e dunque è evidente che se ci si lascia attirare dal lato oscuro della forza che porta a vedere tutto nero, facilmente si finisce per cadere in valutazioni dalla forte vena di pessimismo. I social ne sono pieni zeppi.

Non c'è dubbio che una certa preoccupazione, specie alla luce di un primo tempo che aveva lasciato tutti spiazzati, sia giustificata. È però fuori luogo il voler sminuire i molti aspetti positivi della vittoria col Benevento che vanno ben oltre i tre punti, comunque già così importanti. Ridurre tutto ad una botta di fortuna per i due tiri che hanno deciso il risultato consentendo la rimonta con sorpasso, significa poi passare sotto silenzio i meriti del Modena e del suo allenatore nella mezzora che ha deciso la sfida.

Sessanta minuti sotto tono

Della prima ora di gioco, sia chiaro, c'è davvero poco da salvare. Il Modena ha provato a condurre la partita attraverso il possesso e la costruzione dal basso ma è stato messo all'angolo dalla formazione di Floro Flores che dai gialli proprio questo atteggiamento si aspettava e sul quale aveva quindi costruito la propria tattica. La lentezza con la quale la formazione canarina ha spostato la palla esponendosi ad un recupero alto da parte dei giallorossi, è stato il sintomo di un impaccio che ha generato rischi enormi confermati dal gol dello svantaggio; tirarsi fuori da quell'imbarazzo non era per nulla cosa semplice e scontata.

Ed è proprio qui che si innescano le valutazioni profonde della prima partita di campionato che portano a mettere in risalto una nuova idea di interpretazione delle situazioni e giustificano la considerevole rivoluzione operata sul mercato. La volontà di sfilarsi da un finale che pareva già scritto e per nulla piacevole, è stato il grande merito di Galloppa e dei suoi giocatori. Quando si ha un solo modulo di riferimento e calciatori a quello dedicati con cambi comandati da un gioco delle coppie scritto sin dall'inizio, diventa complicato pensare di uscire da un piano partita che, talvolta, può anche rivelarsi sbagliato per l'avversario che ci trova di fronte; in quante partite, ad esempio, nella passata stagione il Modena di Sottil è andato a sbattere contro il famigerato blocco basso finendo in un vicolo cieco?

I meriti di Galloppa

Galloppa ha dunque avuto il merito di rimettere tutto in discussione dopo una ventina di minuti del secondo tempo quando, dopo aver dato nell'intervallo una scossa alla squadra sul piano dell'intensità e aver sistemato la falla a sinistra dalla quale il Modena imbarcava di brutto dal solito Lamesta, ha imposto una strambata secca ad un vento contrario con il cambio Santoro per Mendes che ha ridisegnato modulo e modo di attaccare. Una scelta che ha tolto al Benevento molte delle sue certezze difensive; i cambi sono determinanti e non sono solo utili per mettere un giocatore fresco al posto di uno spremuto. Poi vengono la lunghezza e la varietà della rosa a disposizione e questa del Modena offre al suo tecnico davvero tutte le soluzioni possibili.

E qui entra nel ragionamento la qualità dei singoli. Caso è il fulcro di questa considerazione: l'unico a creare pericoli al Benevento nel primo tempo, poi quello che nel secondo, insieme ad Ambrosino portato al centro dell'attacco, ha mosso le acque troppo sicure nelle quali navigavano sottocosta Floro e i suoi. Il gol che ha segnato, Caso lo ha anche costruito; ai più distratti basterà riguardarsi l'azione e sull'errore di Vannucchi bisogna esserci e andare convinti. Sulle doti caratteriali di questo gruppo, infine, c'era già una montagna di prove raccolte nel passato campionato.

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